Pubblicato il 25 giugno 2026
Panoramica: nessuna tregua dalle turbolenze geopolitiche
La sicurezza energetica è di nuovo in cima alle priorità
La guerra in Ucraina ha messo in evidenza l'urgenza per l'Europa e l'Asia di migliorare la loro sicurezza energetica. Il conflitto con l'Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno ulteriormente accentuato questa necessità critica.
Alcuni paesi si sono preparati meglio a quest'ultima impennata dei prezzi dell'energia. La Cina, per esempio, dal 2022 ha investito massicciamente nella produzione di energia elettrica nucleare e rinnovabile, nonché in sistemi di accumulo a batteria. La Cina ha anche incrementato le proprie riserve strategiche di petrolio fino a coprire 200 giorni di consumo interno, riducendo così il rischio di interruzioni nelle importazioni di petrolio. Anche l'Europa ha diversificato le proprie fonti di approvvigionamento energetico, investendo ulteriormente nell'energia solare ed eolica, nonché costruendo terminali per il gas naturale liquefatto (GNL) per accogliere maggiori carichi di GNL provenienti dal Nord America.
Nonostante questi sforzi, tutte le regioni rimangono esposte alla volatilità dei prezzi del mercato energetico globale. Persino gli Stati Uniti non sono immuni alle interruzioni dell'approvvigionamento petrolifero, data la discrepanza tra la produzione di petrolio greggio leggero e dolce da un lato e la necessità per le raffinerie nazionali di importare greggi più pesanti dall'altro. Questi diversi idrocarburi consentono di ottenere vari prodotti petroliferi e petrolchimici per le esigenze domestiche. Una conseguenza a lungo termine del conflitto con l'Iran sarà l'accelerazione degli investimenti in ogni tipo di infrastruttura energetica, dalla produzione di energia nucleare e rinnovabile, allo stoccaggio di energia tramite batterie in Europa e Asia, fino alla costruzione di oleodotti e gasdotti in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti per consentire le esportazioni di energia dal Golfo, evitando così il collo di bottiglia dello Stretto di Hormuz.
Intelligenza artificiale: il buono, il brutto e il cattivo
Il divario nella performance sul mercato azionario tra presunti vincitori e vinti a causa degli impatti dirompenti dell'IA si è ampliato drasticamente nel corso del 2026. Da un lato, i) i produttori di chip di memoria, ii) di robot umanoidi e iii) di infrastrutture elettriche, rappresentano tre sotto-temi legati all'IA che hanno registrato una forte performance (da + 26% a + 184% da inizio anno al 1° giugno). Dall'altro, i fornitori di Software as a Service (SaaS) hanno sofferto a causa della percezione di un rischio derivante dalla diffusione dei nuovi strumenti di IA per la programmazione software rilasciati da Anthropic (Claude Code). Su questi timori il settore del software statunitense ha perso il 24% da novembre 2025.
Questa crescente divergenza all'interno del settore tecnologico evidenzia che l'esposizione tramite indici ampi come il Nasdaq 100 sta diventando sempre meno efficace. Al contrario, un approccio più mirato ai sottotemi consente una migliore identificazione dei vincitori a lungo termine nel campo dell'intelligenza artificiale.
Diversificazione efficace tramite le materie prime
Dai minimi di mercato raggiunti durante la pandemia di COVID-19 sei anni fa, le materie prime hanno sovraperformato significativamente rispetto ad azioni, obbligazioni e immobili, con una dinamica paragonabile agli episodi di volatilità e inflazione degli anni '70 e ‘80. L'indice Bloomberg equiponderato delle materie prime si è apprezzato del 74% in dollari USA (circa il 19% di rendimento annualizzato), mentre le obbligazioni globali hanno perso valore anche considerando le cedole. Metalli preziosi, metalli industriali, prodotti agricoli e ora energia hanno tutti registrato performance positive in momenti diversi. In un mondo multipolare in cui le tensioni geopolitiche continuano ad aumentare, le materie prime rappresentano un elemento cruciale di diversificazione all'interno di un portafoglio di investimenti.
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