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"Next gen Wealth”: La voce delle Next gen sui patrimoni delle famiglie imprenditoriali

"Next gen Wealth”: La voce delle Next gen sui patrimoni delle famiglie imprenditoriali

BNP Paribas Wealth Management insieme al Politecnico di Milano

La prima indagine nazionale sulla relazione tra Next gen, patrimoni e investimenti realizzata dal gruppo di ricerca Innovation, Strategy and Family Business della POLIMI School of Management, in partnership con BNL BNP Paribas Private Banking & Wealth Management e Studio Legale Withers

La ricerca analizza, per la prima volta a livello nazionale, l’approccio delle generazioni Millenial e Gen Z alla gestione della ricchezza familiare: per i più giovani, la dimensione valoriale dell’investimento è molto importante. Il confronto generazionale mostra segnali di evoluzione: i Millennial risultano più spesso coinvolti nelle decisioni di investimento (36,6% contro il 23,3% della Gen Z) a conferma di una progressiva “investitura” che tende ad arrivare quando l’eventuale spinta innovativa si sia già parzialmente esaurita

La ricerca evidenzia quali sono siano le aspettative delle generazioni più giovani, con l'obiettivo di guidare i loro manager e consulenti nella gestione della family governance come una componente chiave del successo a lungo termine.

 

PUNTI CHIAVE DEL REPORT

RUOLI DELLE NEXT GEN NELLE IMPRESE FAMILIARI

  • Un coinvolgimento cre­scente ma ancora non da protagonisti. Il coinvolgimento delle nuove generazioni nelle imprese familiari italiane mostra un processo di responsabilizzazione progressiva: il 59% della Gen Z e il 72% dei Millennial risulta già coinvolto, ma il loro ingresso avviene spesso in una posizione “os­servante”, ancora soggetta alla supervisione delle Now gen.
  • L’ingresso precoce come esperienza di formazione. L’età media di ingresso delle Next gen nelle imprese familiari si attesta attorno ai 26 anni, interpretato però più come espe­rienza formativa che come reale ingaggio decisionale.
  • Passaggio generazionale basato su fiducia e apprendimento esperienziale. Nel complesso, il passaggio generazionale appare come un processo di convivenza e cui l’apprendimento esperienziale

 

EDUCAZIONE FINANZIARIA, CONSAPEVOLEZZA E RELAZIONE CON IL PATRIMONIO FAMILIARE

  • Da eredità ricevuta a ric­chezza condivisa: il patrimonio come orizzonte di valori. Per le Next gen, il patri­monio familiare non è soltanto un portfolio di asset, ma un orizzonte di significato che intreccia valori, responsabilità e progetti.
  • Molteplici le fonti di educazione finanziaria. Le Next gen apprendono attraverso una combinazione di famiglia, professionisti e strumenti digitali. Accanto al ruolo tradizionale dei membri senior, crescono l’importanza dei consulenti indi­pendenti, delle piattaforme online e delle community.
  • La trasparenza intergenerazionale e il tabù ancora radicato. In molte famiglie impren­ditoriali, parlare apertamente di patrimonio resta difficile: prevale il timore che la con­divisione possa ridurre il senso di merito o alimentare aspettative. 
  • La tecnologia diventa uno strumento di educazione patrimoniale. Le Next gen valorizzano il confronto tra pari e l’uso di strumenti digitali come canali di for­mazione complementari.
  •  Il divario generazionale viene colmato dalla ricerca di un linguaggio comune. Incomprensioni e frammentazioni sono generate dalle differenze di lin­guaggio, approcci e fonti informative tra Now e Next gen ed è per questo che è evidente la necessità di creare spazi di dialogo aperto – anche con il supporto degli advisor come mediatori.

 

RESPONSABILITÀ STRATEGICHE E OPERATIVE NELLA GESTIONE DEGLI INVESTIMENTI

  •  L’esperienza diretta come palestra di autonomia. Si conferma principale canale di formazione l’esperienza diretta negli inve­stimenti, che per le Next gen rimane il punto di contatto più concreto con la gestione patri­moniale. Oltre la metà degli intervistati ha già effettuato almeno un’operazione finanziaria, con un picco tra i Millennial familiari (72%).
  • Co-responsabilità graduale con scelte strategiche alle Now gen ma pro­gressivo coinvolgimento della Next gen. Tuttavia, rimane comunque difficile per le giovani generazioni avere un pieno controllo della gestione strategica del patrimonio che resta concentrata nelle mani delle Now Gen (lo riferiscono il 36% della Gen Z, e il 47% dei Millennial).
  • Evoluzione della comunicazione degli advisor. Il ruolo dei professionisti di fiducia rimane centrale, ma le nuove generazioni chie­dono un cambio di approccio: più aperto e meno tecnico. Solo 1 giovane su 10 ritiene il dialogo con gli advisor pienamente adeguato, mentre quasi un Gen Z su quattro non ha ancora avuto modo di confrontarsi direttamente con loro. 
  • Gli advisor come mediatori generazionali. Il ruolo degli advisor deve evolvere: non più solo gestori di patrimoni, ma facilita­tori e mediatori di conoscenza, fiducia e linguaggio comune tra generazioni. 
  • Donne Next gen più collaborative, uomini più autonomi: gli uomini scelgono l’auto­nomia decisionale e le donne mostrano una maggiore apertura alla collaborazione in­tergenerazionale e all’apertura verso soluzioni professionali esterne.

 

INVESTIMENTI: ASSET CLASS E PROPENSIONE AL RISCHIO

  • Tra prudenza e sperimenta­zione. Le scelte di investimento delle Next gen riflettono un equilibrio tra prudenza e speri­mentazione. Millennial e Gen Z mantengono profili di rischio moderato, con differenze nelle scelte delle asset class: i Millennial mostrano preferenza per strumenti tradizionali mentre la Gen Z esprime una maggiore curiosità verso asset digitali. 
  • I valori trovano spazio anche negli investimenti. La dimensione valoriale emerge come tratto distintivo. Per i più giovani, l’in­vestimento non è solo un mezzo di profitto, ma un’estensione della propria identità e vi­sione del mondo. 
  • La tecnologia è il linguaggio generazio­nale del patrimonio. Sicuramente più abituati a padroneggiare la tecnologia, questa si connota centrale come strumento di misurazione, controllo e sperimentazione che rafforza la sensazione di autonomia decisionale attraverso l’utilizzo crescente di piattaforme digitali di monito­raggio e trading. 
  • Apertura a trovare nuove alleanze intergenerazio­nali. La ricerca mostra come le giovani generazioni che si affacciano alla gestione patrimoniale hanno la necessità di avere nuovi spazi di fiducia nei loro confronti con la condivisione delle responsabilità e ruoli sempre più attivi.

"Includere la next generation nella definizione del passaggio generazionale è fondamentale per favorire la continuità e lo sviluppo della strategia d’impresa delle realtà familiari. La consulenza che possiamo offrire in questa fase delicata della vita aziendale è un pilastro centrale del nostro modo di fare private banking. Il passaggio generazionale non è semplice trasferimento di titolarità, ma un processo di consolidamento strategico, fondato su valori condivisi, valutazioni oggettive delle competenze e definizione chiara degli obiettivi futuri. In questi passaggi chiave entra in gioco il valore di una consulenza globale capace di trasformare la complessità della “transmission” in una leva strategica per la crescita aziendale e la valorizzazione del patrimonio complessivo dei nostri clienti.”

Luca Bonansea, Head of Private Banking & Wealth Management di BNL BNP Paribas

    

 

L’approccio e la metodologia del Politecnico di Milano

Il progetto Next gen Wealth si basa su una metodologia integrata, che combina metodi quantitativi e qualitativi basati su fonti di dati primari e secondari per restituire una visione ampia, rigorosa e multidimensionale del rapporto tra le nuove generazioni e la gestione del patrimonio familiare. Il disegno metodologico ha previsto la raccolta, l’integrazione e l’analisi dei dati in più momenti, con l’obiettivo di delineare un quadro esauriente e variegato del fenomeno in oggetto. 

La ricerca combina un’indagine quantitativa e una qualitativa sul rapporto tra le Next Gen e il patrimonio familiare.

La parte quantitativa, realizzata tramite un questionario sviluppato con BVA Doxa, ha raccolto 819 risposte da Millennial (1981–1994) e Gen Z (1995–2007), di cui 230 appartenenti a famiglie imprenditoriali. L’indagine ha esplorato temi come governance familiare, conoscenza degli asset, comportamenti d’investimento, educazione finanziaria e visione di lungo periodo. I dati, anonimi e aggregati, sono stati analizzati per individuare trend e differenze, confrontando in alcuni casi i rispondenti di famiglie imprenditoriali con altri. Il campione imprenditoriale è composto per il 46% da Gen Z e per il 54% da Millennial.

Parallelamente, la componente qualitativa ha incluso due focus group con circa 40 membri di Next Gen di famiglie imprenditoriali, tra cui giovani attivi nell’impresa, in altri percorsi professionali o ancora studenti. I tavoli, condotti da facilitatori esperti, hanno approfondito temi generazionali, patrimoniali e di investimento, offrendo prospettive complementari ai risultati quantitativi.

L’approccio metodologico integrato che è stato adottato ha consentito di costruire un ritratto articolato della relazione tra Next gen e patrimoni, met­tendo in luce non solo i dati oggettivi relativi ai comportamenti patrimoniali, ma anche le motivazioni, le percezioni e i significati che orientano le scelte delle nuove generazioni.