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La sostenibilità dei Qanat, gli antichissimi cuniculi sotterranei per il trasporto dell’acqua originari della Persia

21 luglio 2021

Gli acquedotti sono considerati tra i maggiori esempi dell’ingegno degli antichi romani, nonché uno degli elementi principali dello sviluppo dell’Urbe. Queste speciali infrastrutture consentivano di rifornire le terme, le fontane e le abitazioni private di una città che nel terzo secolo a.C. ospitava ben un milione di abitanti. Eppure già cinque secoli prima, l’alta ingegneria idraulica faceva la sua comparsa nel mondo orientale. Nell’antica Persia (l’attuale Iran), infatti, si diede inizio alla costruzione dei Qanat, sistemi sotterranei di trasporto in grado di provvedere al trasferimento dell’acqua anche nelle zone più aride della regione. Capolavori ingegneristici che favorirono lo sviluppo di una società agricola e che ancora oggi sono in funzione nelle zone più aride del Paese.

A differenza degli acquedotti romani, i Qanat non necessitavano di opere in muratura in superficie. Venivano scavati sottoterra e, nonostante lo sviluppo di nuove tecnologie come le pompe meccaniche, ancora oggi restano un sistema competitivo e soprattutto sostenibile per l’ambiente. Il sistema ideato alla base era tanto semplice quanto efficace: una serie di passaggi sotterranei verticali  – da cui l’etimo del nome che significa “scavare” – che arrivano fino in superficie, trasportando l’acqua da un letto principale di scorrimento proveniente dalle falde acquifere. Il tutto sfruttando la forza di gravità, quindi senza necessitare dell’utilizzo di energia elettrica. Questi antichi cunicoli sotterranei non presentano alcuna controindicazione né per i pozzi naturali, né per uno sviluppo sostenibile, dal momento che possono garantire un utilizzo ecologico delle risorse idriche. Ancora oggi il metodo utilizzato per la realizzazione di questi canali verticali rimane fedele a quello sviluppato tremila anni fa.

Attualmente, in Iran si trovano 22mila Qanat per una lunghezza totale stimata intorno ai 300mila chilometri, che riescono a coprire il 75% del bisogno d’acqua nazionale, sia per necessità di irrigazione dei campi coltivati che per le abitazioni domestiche. È sicuramente affascinante poter assistere ancora oggi a una tecnica che è utilizzata da migliaia di anni, specialmente quando questa risulta efficace quanto, se non più, delle recenti tecnologie. A questo proposito nel 2005 l'UNESCO ha siglato con il Centro Internazionale sui Qanat una convenzione per tutelarne la salvaguardia e la manutenzione.

La formula dei Qanat, caratterizzata da una certa semplicità di realizzazione e da un elevato livello di efficienza, è estremamente diffusa in Medio Oriente e nel Mediterraneo, ma è possibile trovarne anche in Germania e in America del Sud, specialmente in Cile e in Perù. Per chi fosse interessato a comprenderne il funzionamento visitandone uno di persona, uno splendido esempio è presente a Palermo con il nome di Qanat Gesuitico Alto nel quartiere Altarello. In passato, infatti, la tecnica si diffuse dalle regioni arabe limitrofe alla Persia e, durante il periodo di dominazione araba in Sicilia, venne esportato anche lì. Grazie ai Qanat l’Isola ha potuto godere di uno dei periodi più rigogliosi e floridi della propria storia.

Cover via sito ufficiale UNESCO

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