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Perché gli alberi in città migliorano il nostro umore: la regola 3–30-300

22 settembre 2021

Lo sapevate che, nel giro di pochi anni, due terzi della popolazione mondiale vivranno in ambiente urbano? Pare evidente che la lotta all’inquinamento si dovrà combattere nelle città. Come? Con la regola 3-30-300. Ovvero? Più alberi.

Il verde urbano è utile a contrastare e mitigare i fenomeni fortemente negativi legati all’inquinamento, abbassando la presenza di polveri sottili nell’aria, attenuando i rumori della frenetica vita cittadina, contrastando l’innalzamento delle temperature, aumentando la permeabilità del suolo e garantendo alla città la connessione con i ritmi naturali e la presenza di varie specie animali e vegetali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito fondamentale la presenza di aree verdi  nelle città. Perché, oltre a migliorare la qualità della vita, parchi e giardini offrono occasioni di socialità tra cui pratica di sport all’aperto e di gioco per i più piccoli. Per questo il dott. Cecil Konijnendijk van den Bosch ha elaborato la regola 3-30-300.

La regola 3–30-300

Il dott. Cecil Konijnendijk van den Bosch, insegnante di silvicoltura dell’Università della British Columbia di Vancouver, ha proposto attraverso una serie di pubblicazioni e conferenze una regola di pianificazione delle città del futuro. Nel progetto il numero 3 gioca un ruolo determinante.  Ad attirare l’attenzione è soprattutto la cosiddetta regola 3-30-300 così sintetizzata:

  • ciascun cittadino deve avere la possibilità di vedere almeno 3 alberi dalla propria abitazione;
  • il 30% della superficie di ogni quartiere  deve essere occupata da chioma arborea;
  • 300 metri dovrebbe essere la distanza massima dal più vicino parco o spazio verde.

Per quanto riguarda la prima regola, è dimostrato che avere la possibilità di percepire di non essere circondati solo ed esclusivamente da uno spazio artificiale, giovi alla salute mentale. Contribuisce a far recuperare la sensazione di essere liberi, non oppressi inesorabilmente da manufatti umani, di essere parte del creato e non prigionieri del cemento armato. Il comune danese di Frederiksberg ha già adottato una scelta politico-amministrativa di questo tipo, in base alla quale ogni cittadino dovrebbe vedere almeno un albero dalla propria abitazione.

Secondo la regola successiva, il 30% di ogni quartiere dovrebbe essere occupato da ambiente naturale. È dimostrato che esiste un’associazione tra copertura arborea e mitigazione della temperatura, miglioramento dei microclimi e di salute fisica e mentale, riduzione di inquinamento e rumore. Tali condizioni portano conseguenze tutte positive, generando un circolo virtuoso che, da solo, risolverebbe gran parte dei problemi che ci affliggono (diminuzione del consumo di risorse per il riscaldamento delle case, diminuzione di determinate patologie, etc.). Creando vicinati più verdi, con più alberi, le persone saranno inoltre incoraggiate a passare più tempo all’aperto e a interagire gli uni con gli altri.

L’ultima regola indica la distanza massima di 300 metri dal più vicino spazio verde. Si parla quindi di una distanza percorribile a piedi in un tempo tra i cinque e i dieci minuti. Anche l’ufficio Europeo dell’OMS ha sottolineato l’importanza di avere facile accesso a uno spazio verde di almeno un ettaro per un impatto positivo sulla salute fisica e mentale.

Il concetto di “One health”

Le tre regole si basano su un concetto che ha preso piede negli ultimi anni e viene soprannominato “one health”, ovvero di salute globale o salute planetaria, che punta a stabilire come dovrebbe essere un pianeta sano per l’uomo.

Il concetto elaborato è di una semplicità disarmante: la salute degli esseri umani è legata alla salute degli animali e dell’ambiente, perché se l’ambiente è in salute, lo sono anche gli animali e di conseguenza noi umani. Tutto il microbioma è positivo, migliorando salute e benessere. Quindi, quello che serve è una infrastruttura verde ispirata al microbioma.

I Benefici dello spazio verde urbano secondo la Commissione Europea

Anche la Commissione Europea ha trattato il problema, stabilendo chiari e concreti obiettivi nell’elaborazione del BUGS (Benefici dello spazio verde urbano).

“I problemi interconnessi dell’espansione urbana incontrollata, della congestione del traffico, del rumore e dell’inquinamento atmosferico sono i principali problemi socioeconomici affrontati dalla maggior parte delle città europee. Gli obiettivi di BUGS sono studiare il ruolo potenziale dello spazio verde nell’alleviare gli effetti negativi dell’urbanizzazione e dedurre una serie di linee guida sull’uso dello spazio verde come strumento di progettazione per la futura pianificazione urbana. Perseguendo una combinazione di ricerca ambientale e socioeconomica, l’obiettivo è misurare e modellare l’impatto delle aree verdi sui flussi di traffico e sulle emissioni, la qualità dell’aria, il rumore, l’accessibilità, la fattibilità economica e il benessere sociale. Sulla base dei risultati, le linee guida di progettazione sono formulate e applicate a un’area altamente urbanizzata.”

Da più parti viene quindi evidenziata l’urgenza di intervenire sulla progettazione urbana per costruire un ambiente in cui l’uomo, gli animali, le piante possano coesistere in armonia. Un’esigenza di primaria importanza che l’opinione pubblica sente sempre più pressante e che dovrebbe entrare nelle agende di tutti gli Stati: la posta in gioco non è cosa da poco.

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