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Architettura & Design
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Come il 2020 cambierà l’architettura mondiale e il concetto di abitare

10 giugno 2020
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L’architettura, così come le lingue, ha la capacità di assorbire e poi guidare i cambiamenti della società con una velocità che a volte lascia stupefatti. Elementi che oggi sono scontati nelle abitazioni costruite più di recente sarebbero stati impensabili per gli architetti di solo 50 anni fa, ed è probabile che questo varrà ancora di più nel futuro, con un lasso di tempo ancora minore tra un grande cambiamento e un altro. Per avere un’idea o almeno una prospettiva plausibile di come saranno le case che vedremo sorgere nei prossimi anni è una buona idea chiedere l’opinione degli architetti di New York. Come ha detto nel 1821 l’ex sindaco di New York Philip Hone, la città “viene ricostruita ogni dieci anni”, e da sempre i suoi architetti hanno guidato in prima fila questa continua rinascita. Per questo, anche nel 2020, il loro sguardo può rivelarci come e dove abiteremo nel prossimo futuro.

Per Maitland Jones dello studio Deborah Berke Partners, una delle grandi rivoluzioni nelle nostre case sarà la flessibilità negli spazi che le compongono. Anche grazie alla diffusione dello smart working, avremo sempre più bisogno di stanze che si possano trasformare in fretta e senza troppo sforzo da soggiorni e sale da pranzo in postazioni da ufficio e sale riunione (virtuali). Per Jones bisogna tenere presente il modello dei campus universitari di recente costruzione, dove “nessuno costruisce più spazi che abbiano una singola funzione. I confini tra dove uno studia, socializza, mangia o dorme stanno diminuendo sempre di più”. Oltre alla flessibilità, sembrano destinate a cambiare anche le metrature delle singole stanze: da più vani di dimensioni anche ridotte, si potrebbe tornare a un approccio che privilegi pochi grandi spazi che possono però essere frazionati all'occorrenza da porte vetri scorrevoli o elementi di arredo come piante o librerie, definiti oltreoceano “flex-space”.

Soprattutto nelle grandi città, dove sempre più persone vivono in monolocali o in bilocali, si è perso negli ultimi anni la possibilità di riservare parti della casa all’accumulo di scorte, alimentari e non. Questo potrebbe cambiare, grazie all’utilizzo di mobili più funzionali e di soluzioni architettoniche che sfruttino tutta la metratura a disposizione di un’abitazione. Per esempio, ci si aspetta un grande ritorno del freezer, ormai ridotto a un piccolo sportello in moltissime case. Tra le conferme di un trend affermato già da diversi anni, c’è invece la volontà di trovare soluzioni che permettano di avere un contatto sempre più costante con l’esterno. Oltre alla creazione, quando possibile, di aree condominiali verdi e ricche di vegetazione, questo si può ottenere anche all’interno delle singole abitazioni. Insieme a terrazzi e balconi, l’idea è quella di tornare a investire nelle porte finestre al piano terra o in ampie vetrate panoramiche nei piani superiori, in modo da trasformare le stanze e soprattutto i soggiorni in una sorta di dehors o loggioni che possano sfruttare al meglio la luce del sole e il panorama circostante. Secondo l’architetto Morris Adjmi, infatti, “la maggior parte delle persone si lamenta di sentirsi confinato in uno spazio”, quando parla della propria casa. L’abbondanza di finestre nelle diverse stanze potrà anche permettere di creare correnti d’aria, ideali soprattutto per rinfrescare nelle giornate più calde.

Un’altra tendenza destinata ad affermarsi è la sempre più grande implementazione tecnologica: se oggi la casa domotica ci sembra ancora uscita da un film di fantascienza, questa non è altro che un assaggio della prossima quotidianità. Presto con lo smartphone non controlleremo solo l’illuminazione, ma anche i nostri elettrodomestici, gli ascensori e persino gli impianti di ventilazione, in modo da gestire la temperatura di casa in modo sempre più efficiente e attento all’ambiente e alle bollette.

Per gli architetti newyorkesi ci aspetta anche un ritorno direttamente dall’edilizia per la media e alta borghesia tipica degli anni del nostro boom economico. Il decennio 2020 potrebbe essere quello dell’ingresso come stanza indipendendente. Dopo il suo abbandono negli ultimi 20 o 30 anni, quando lo si è considerato uno spreco di preziosa metratura, ora potrebbe tornare a imporsi nelle case del futuro. Un luogo dove le persone possono percepire in modo fisico il passaggio dall’esterno all’interno, togliersi con calma le scarpe e posare eventuali pacchi, diventerà sempre più importante a detta di Paul Whalen, partner del Robert A.M. Stern Architects. Dovendo scendere a patti con la realtà, non potrà essere sempre una vera e propria stanza, ma lo stesso effetto si potrà ottenere con una parete disposta con intelligenza o un elemento di arredo che renda evidente la funzione di cerniera tra il resto della casa e il modo esterno.

Mondo esterno che, soprattutto nelle città, avrà uno sviluppo sinergico rispetto alle abitazioni private. Se le nostre case avranno sempre di più la funzione di luogo ibrido a cavallo tra la loro funzione tradizionale e luogo di lavoro informale, cioè che ci aspetta fuori dalla porta sarà fondamentale per poter “staccare” dalla nostra routine: parchi, passeggiate, piazze e piste ciclabili diventeranno i nostri grandi giardini condivisi, luoghi che per l’architetto Maitland Jones saranno “il vero fulcro della vita civica e che miglioreranno la vita di tutti”. Il primo passo verso un futuro dove forse il concetto stesso di “sentirsi a casa” tornerà a essere legato solo a una sensazione e non più a un luogo fisico circoscritto tra quattro mura.

Articolo di Flaminio Spinetti

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