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Architettura & Design
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Quando un magazzino di grano diventa il più griffato contenitore d’arte di Parigi

03 gennaio 2022

In rue Viarmes 2, a due passi da Les Halles, vivace quartiere nel cuore di Parigi, sorge la Bourse de Commerce. Si tratta di un edificio circolare sormontato da una cupola, che riunisce in sé quattro secoli di prodezze architettoniche e tecniche.

Dopo un lungo percorso, da maggio 2021 la Bourse de Commerce rappresenta un contenitore d’arte contemporanea gettonato dal pubblico e risolutamente rivolto al futuro. Un nuovo gioiello parigino nato dal sodalizio umano e professionale – ormai da quattro progetti di recupero – tra François Pinault, mecenate, e Tadao Andoarchitetto giapponese tra i più riconosciuti del XX secolo, nonché vincitore del Pritzker.

Nei 5 piani dell’edificio, sono esposte più di 10mila opere di circa 350 artisti provenienti da tutto il mondo raccolte da François Pinault in più di cinquant’anni. Le opere di Urs FischerMaurizio CattelanMartial Raysse, David HammonsCindy Sherman, Rudolf Stingel, tra gli altri, hanno trovato il loro spazio espositivo ideale, secondo Pinault:

Volevo un museo che trascendesse la moda e fosse senza tempo. Tadao Ando è un architetto eccezionale che cerca di tracciare un nuovo percorso combinando le ricche tradizioni del Giappone con l’evoluzione del modernismo in Occidente, in armonia tra l’individuo e il suo ambiente. Sa come creare sottilmente un dialogo tra forma e tempo, tra un edificio e la sua epoca.

La Bourse de Commerce, molto indietro nel tempo

La storia di questo sorprendente monumento risale, addirittura, al Medioevo. È però nel 1574 che Caterina De Medici vi fa erigere come sua residenza un primo, misterioso, edificio, un hotel particulier. Ma solo nel 1763 il Prevosto di Parigi decise di costruire lì un mercato del grano; il terreno di quel vecchio albergo di Soissons, situato non lontano dalla Senna ma un po’ arretrato rispetto alle banchine, si prestava perfettamente al trasporto del cereale. La costruzione venne supervisionata dall’architetto Nicolas Le Camus de Mézières, che ha progettato un edificio circolare strutturato da gallerie per ospitare controllori di pesi e misure, commercianti e personale amministrativo, a cui si accede da una maestosa scala a doppia chiocciola.

Utilizzato come halle au blé – mercato del grano – sotto tutto l’Ancien Régime, l’edificio aveva il cortile circolare interno aperto. Per esigenze funzionali si decise poi di migliorarlo e coprirlo con una maestosa cupola in legnobruciata prima in un incendio nel 1802, e poi – dopo essere stata ricostruita in ghisa e rame, la prima con tali dimensioni – anche nel 1854.

A quel punto, la Camera di Commercio di Parigi decise di modificare del tutto lo scopo dell’edificio, trasformandolo da magazzino del grano a Bourse de Commerce. Nel 1886 fu l’architetto Henri Blondel a modificarne la struttura, aprendola al quartiere del Louvre, pur conservandone l’organizzazione ad anello disegnata da Le Camus de Mézières. Aggiunse, inoltre, diversi elementi decorativi: il portico d’ingresso con tre figure allegoriche, che rappresentano la Città di Parigi affiancata da Abbondanza e Commercio, e la parte inferiore della cupola vetrata con quattro affreschi raffiguranti Commercio tra le cinque parti del mondo intervallati dai Quattro Punti Cardinali.

I lavori terminarono tre anni dopo, e la nuova Borsa di Commercio rimase in funzione fino al 1946, anno in cui lo storico proprietario – il Comune di Parigi – decise di venderla ufficialmente alla Camera di Commercio per la simbolica cifra di un franco. La Bourse si è salvata – miracolosamente – dalle distruzioni urbane de Les Halles negli anni Settanta.

La Bourse de Commerce oggi: un contenitore d’arte contemporanea

E nonostante dal 1975 sia stato dichiarato monumento nazionalemolti parigini fino a poco fa non sapevano cosa fosse quell’imponente struttura circolare. Acquistata da François Pinault nel 2016, dopo oltre tre anni di lavori è stata rimessa completamente a nuovo. Oggi finalmente rinasce, grazie all’intervento dell’architetto giapponese Tadao Ando e alle sue capacità di creare un armonioso dialogo tra il passato e il presente dell’edificio e del progresso architettonico.

Un intervento poetico che gioca sui contrasti netti. Dei materiali ad esempio, con l’inserimento di un cilindro in calcestruzzo a vista – che poi è la firma del progettista – tra linguaggi artistici, pieni e vuoti. Attraverso forme pure, geometriche: l’architetto inscrive un cerchio dentro l’altro, realizzando una struttura a tre livelli svuotata, in calcestruzzo armato, di 29 metri di diametro, 9 metri di altezza e 50 centimetri di spessore che non intacca la grandeur della preesistenza.

Coadiuvato da giovani professionisti – Lucia Niney e Thibauld Marca dello studio NeM, oltre che i fratelli Bouroullec per arredi e illuminazione –, Ando usa questo espediente per collegare tutti gli spazi espositivi e riorganizzare il percorso dei visitatori, offrendo diversi punti di vista sull’imponente spazio centrale, su cui articola 10 gallerieun auditorium da 284 posti e uno studio per la presentazione di opere video e sonore. Oltre 6.800 mq di spazio espositivo, con aree di servizio e un ristorante.

 Immagini per gentile concessione di Alessandro di Pierro.

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