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Architettura & Design
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Impatto zero in montagna: gli chalet che ridisegnano l’architettura d’alta quota

23 dicembre 2021

Il linguaggio contemporaneo sta riscrivendo l’architettura d’alta quota, con realizzazioni di design in grado di ridisegnare lo skyline delle cime innevate ma soprattutto di rendere l’attività umana in montagna a impatto zero.

Sono numerosi gli chalet ad alta quota altamente performanti – in grado di tradurre le esigenze di riparo, protezione e accoglienza in architetture belle e al contempo funzionali – da cui lasciarsi stupire. Troviamo largo spazio ai dettagli di design, alla ricerca di comfort e wellness, all’uso di materiali naturali e poco inquinanti, meglio se locali, e arredi capaci di ricreare – pur nella loro intrinseca semplicità formale – spazi caldi, accoglienti e avvolgenti, dove, ovviamente non può mancare una stufa a pellet.

Capsule ad alta quota, innovative e a impatto zero

Questi rifugi (o bivacchi, o cabins, o chalet) altamente innovativi sembrano capsule avvenieristiche appoggiate su un crinale, da cui godono di una visuale privilegiata di un paesaggio mozzafiato.

Date le caratteristiche della loro architettura e del contesto naturale aspro in cui si trovano ad esistere, la loro progettazione richiede conoscenze specifiche e metodologie costruttive talvolta estreme e sperimentali, in primis nei materiali impiegati. Per rivestire esterni ed interni, vengono utilizzati vetro, pietra, calcestruzzo, acciaio, legno di diverse essenze ovviamente, ma anche alluminio, teflon o fibra di vetro.

I nuovi rifugi utilizzano tecnologie di ultima generazione come rivestimento isolante e per auto-riscaldarsi senza incidere sull’ecosistema e sfruttano energie verdi rinnovabili, come il solare o il geotermico.

Le più belle strutture da cui trarre ispirazione

A pochi chilometri da BolzanoPeter Pichler Architecture, in collaborazione con l’Arch. Pavol Mikolajcak, ha realizzato un nuovo rifugio a 2.100 metri di altitudine, sulle Dolomiti italiane, a Obereggen. È costituito da tre ampie vetrate affacciate e protese sulla valle e una struttura a sbalzo in completa simbiosi con il paesaggio, che inquadra le montagne circostanti. Dalle verande (dall’archetipica forma a capanna) corrono lunghe travature lignee a vista, dalla geometria curvilinea, a formare delle piccole nicchie dall’atmosfera intima e raccolta dove sedersi a mangiare.

L’edificio è realizzato con materiali ecosostenibili – la facciata esterna è in larice, l’interno in abete rosso – pensato per essere integrato con il paesaggio ed essere riconosciuto KlimaHaus A (l’impiego di una pompa di calore geotermica lo rende un edificio a consumo energetico quasi zero).

Sempre sulle Alpi, ma in una delle zone più aspre delle Dolomiti vicino al versante austriaco, sorge, invece, a oltre 2.600 metri di altezza, il Bivacco Fanton, progettato dallo studio Demogo – fondato nel 2017 da Simone Gobbo, Alberto Mottola e Davide De Marchi. Un cannocchiale metallico sulla valle, in bilico sulle pendici rocciose delle Marmarole, rivestito da un materiale altamente isolante ed ecosostenibile ad alte prestazioni, il polistirene estruso.

Un’opera minuta nelle dimensioni (solo 30 mq totali) costituita da una struttura inclinata a tre gradoni che segue la costolatura della montagna – non manca il brivido di un apparente equilibrio precario – e offre rifugio ai suoi avventori, con interni in legno chiaro. Il più puro “into the wild”.

Le PAN Treetop Cabins, infine, dello studio norvegese Sivilarkitet Espen Surnevik As, sono cabine sopraelevate, quasi delle case sull’albero, situate nell’area forestale orientale della Norvegia. Realizzate come risposta all’idea di avere un’architettura con un legame quasi mitologico con il luogo e le selvagge foreste nordiche, sono sollevate da terra di 8 metri. Grazie alla sottile struttura in acciaio nero – tra i materiali più riciclabili e durevoli, quindi sostenibili, che ci siano – ognuna delle cabine a quattro gambe costruttive è sospesa nella roccia.

Secondo il progettista, “l’uso di superfici metalliche omogenee conferisce alle cabine un carattere distinto, importante per sottolineare le cabine come un oggetto intellettuale, creato dall’uomo, messo in natura”.

L’accesso è garantito da grandi scale a chiocciola che salgono a fianco delle esili palafitte, e si collegano ad un camminamento sopraelevato che conduce a ingressi riparati. Le PAN Treetop Cabins possono ospitare 6 persone ciascuna, grazie una piccola cucina, una zona soggiorno con camino un bagno e un soppalco con un letto matrimoniale. I letti aggiuntivi sono nascosti all’interno delle pareti, che possono essere ripiegati quando necessario. Il tutto rivestito in legno di pino.

I capolavori dell’architettura ad alta quota in arrivo

Dovrebbe essere completato nel 2022, invece, il progetto Vertical Chalets, sempre a firma di Peter Pichler Architecture che ha preso ispirazione dall’architettura vernacolare locale reinterpretandola in chiave contemporanea, sottolineando il legame tra uomo e natura.

Situato a Pass Thurn, vicino a Kitzbühel, in Austria, il progetto consiste in una serie di suite – dai 60 mq agli 80 mq, alcune con soggiorno privato e sauna, raggiungibili con un ascensore in vetro – che si elevano sulla foresta , consentendo ai loro ospiti di vivere tra le cime degli alberi.

La struttura è costituita da un esoscheletro in legno a griglia, con facciate vetrate per una vista mozzafiato sulle montagne circostanti. Durante il giorno, la luce verrà filtrata attraverso la struttura per creare un gioco di luci e ombre. Di notte, le strutture si illumineranno nella foresta come lanterne sospese.

In cover, un rendering di “Vertical Chalets”, di Peter Pichler Architecture; le immagini sono gentilmente concesse dagli studi Peter Pichler Architecture, Demogo e Sivilarkitet Espen Surnevik As.

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