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Architettura & Design
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I designer italiani Mandalaki ci raccontano come hanno portato il tramonto in una stanza

28 settembre 2021

Che la natura sia da sempre, con le sue forme e colori, un incredibile abbecedario di suggestioni per gli artisti e i designer, è cosa nota. Ma trovare qualcuno che, pur prendendone – dichiaratamente – ispirazione, ne riesca a restituire l’emozione non è affar semplice. Ad esempio, quanti artisti sarebbero capaci non solo di replicare un tramonto e le sue sfumature cangianti, ma la sua atmosfera? Ma soprattutto, quanti sarebbero in grado di farlo tanto intensamente da poter chiudere il tramonto in un ambiente affinché, da li, non possa più scappare via?

Noi, a dir la verità, li abbiamo trovati e, anzi, ci abbiamo fatto una bella chiacchierata. Loro sono Mandalaki, studio di progettazione di prodotto e consulenza fondato a Milano nel 2012 da Enrico De Lotto, George Kolliopoulos e Giovanni Senin a cui, nel 2013, si è unito Davide Giovannardi come partner. Il segreto del team è la formazione multidisciplinare, divisa tra Product Design, Economia e Arte, cosa che consente loro uno sguardo trasversale rispetto ai progetti, anch’essi, seppur diversi, quasi sempre sul crinale di ibridazione poetica tra ambiti differenti, molto tecnici ma anche molto effimeri. Forme pure che nascondono anni di meticolose indagini tecnico-estetiche: Mandalaki, infatti, esplora l’intersezione tra design e tecnologia per creare pezzi unici di alta qualità come risultato di quell’approccio innovativo tra processi industriali e artigianali. Con un fil rouge ricorrente: la ricerca di essenzialità e funzionalità, oltre che di sostenibilità e performance.

Negli ultimi anni, tutto questo è stato applicato a una lunga ricerca sulla natura dell’illuminazione che ha portato alla creazione di Halo Project. L’intenzione è quella di usare la luce non come fonte di illuminazione bensì come proiezione grafica, in cui fisico e metafisico si incontrano. Halo è infatti uno strumento ottico in grado di creare installazioni artistiche che ampliano la percezione dello spazio grazie al suo corpo. Entrando ancora un po’ nel tecnico, si tratta di un elemento minimale scolpito da una lastra di alluminio anodizzato nero di alta gamma, ferro, ottone e vetro, che utilizza un’avanzata tecnologia LED, dotata di un sofisticato sistema ottico appositamente progettato per ottenere una proiezione ampia e precisa di  sfumature. La collezione è disponibile in due diverse colorazioni, entrambe ispirate alla natura: Sunset Red, calda e rilassante, che porta il sole dentro gli ambienti senza farlo tramontare mai e Deep Blue, profondo e freddo, ispirato invece dallo spazio esterno.

Il risultato è una nuova famiglia di lampade versatili, architettoniche, installative – Halo Horizon, Halo Giga, Halo One, Halo Line, Halo Evo, Halo Big, Halo Sky, Halo Mini, Halo Up – pensate per paesaggi diversi, interni ed esterni, naturali o antropizzati, ma tutte capaci di creare mondi iper-sensoriali in cui le persone possono immergersi.

Ma ora scopriamo come i designer di Mandalaki sono arrivati a dare un contributo così vigoroso al mercato dell’illuminazione.

Come, quando, dove si forma il team Mandalaki e da dove arriva questo nome?

Mandalaki si forma nel 2010 durante il master in industrial design della Scuola Politecnica di Design a Milano, dove Enrico De Lotto e George Koliiopoulos si conoscono e iniziano a collaborare. In quell’anno, progettano il Mandalaki Table, primo prodotto di successo che darà poi il nome allo studio. La parola “Mandalaki” significa “molletta” in greco, per noi sinonimo di semplicità e funzionalità, un design senza tempo. Unico vero fine della nostra ricerca.

Parlatemi meglio del progetto dei proiettori Halo, anche tecnicamente.

Il progetto Halo nasce dalla ricerca ottica portata avanti dallo studio. L’idea è quella di ricreare dei mondi e degli effetti di colore che creino un’illusione di profondità; vogliamo portare i nostri clienti in nuovi mondi paralleli in cui immergersi, estraniarsi e meditare, una forma d’arte per sfuggire alla crescente mole di dati, immagini e informazioni a cui siamo sottoposti. Oltre a ciò, il progetto Halo è anche uno strumento tecnico; infatti illumina dolcemente gli ambienti, creando un’atmosfera calda ed accogliente, che replica le gradazioni del tramonto.

In che modo Mandalaki sta ridefinendo il concetto di illuminazione applicata al mondo dell’arte, anche su scala ambientale?

Gli artisti un tempo creavano l’opera, noi cerchiamo di creare sia l’opera che un prodotto acquistabile. Un prodotto che diventa uno strumento, uno strumento che nelle mani del cliente permette di creare infinite opere, infinite composizioni, facendo diventare l’utente parte integrante del processo artistico. Ed inoltre illumina il luogo in cui viene inserita. Sono tre prodotti allo stesso tempo, prodotto fisico, prodotto metafisico (ossia la proiezione) e sistema di illuminazione.

Quali sono le vostre ispirazioni passate, presenti e “future” (artisti o designer emergenti su cui scommettere), a cui fate riferimento per le vostre ricerche o eventuali collaborazioni?

Le nostre ispirazioni arrivano dal mondo dell’architettura, del design ma anche dalla ricerca scientifica e tecnologica. Guardiamo con interesse al mondo della Silicon Valley, al mondo dello sport, al mondo dell’esplorazione naturalistica. Cerchiamo di mettere assieme diversi mondi contaminandoli l’uno con l’altro. Di veri e propri maestri non ne abbiamo, diciamo che di contemporanei ci piace molto il lavoro dei fratelli Bouroullec, Jasper Morrison, Konstantin Grcic, Renzo Piano, Tadao Andō. Di maestri passati invece ci affascina l’apertura intellettuale di Walter Gropius, lo stile di Ludwig Mies van der Rohe e Philip Johnson o l’uso del colore di Barragan, di Dan Flavin, James Turrell e Josef Albers.

Il progetto o la partecipazione che finora vi ha dato maggiore soddisfazione (o fama) e quello dei vostri sogni?

Il progetto Hypermaremma, quest’estate in Toscana, è stato sicuramente tra i più importati dal punto di vista installativo e scenografico. Oltre a questo, abbiamo appena realizzato una grande mostra a Seoul che ha avuto un successo inaspettato. Le installazioni nel deserto della California a Joshua Tree o il progetto Origin all’interno delle cave di Carrara. Ogni progetto è importante anche per noi; al di là della fama, la cosa che dà soddisfazione è fare e creare. Il progetto dei nostri sogni è realizzare un nostro sole all’interno di una architettura di Tadao Andō e collaborare con Elon Musk per curare l’illuminazione di una navicella interplanetaria.

Tutte le immagini per gentile concessione degli intervistati.

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