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Architettura & Design
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La filosofia architettonica di Le Corbusier, spiegata e animata

15 maggio 2020
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Charles-Édouard Jeanneret, in arte Le Corbusier, è senza dubbio una delle figure fondamentali per l'architettura del Novecento. Ora immergersi nella sua visione sarà più facile, grazie al progetto Le Corbusier 2.0, una serie animata realizzata dal francese Alix Bossard per approfondire la filosofia del noto architetto, a partire dai suoi “cinque principi”. È da questi cinque punti che bisogna iniziare per comprendere le basi su cui poggiano la maggioranza delle opere di Le Corbusier. L’architetto ne parlò per la prima volta nel 1923, all’interno del volume Verso un’architettura, in cui ha riassunto il suo pensiero e teorie.

I “Cinque punti di una Nuova Architettura” sono riassumibili in cinque aspetti: i pilotis, il tetto giardino, la pianta libera, la facciata libera e la finestra a nastro. Si tratta di elementi di un sistema che dovrebbe rimanere invariabile, a prescindere dai singoli casi di applicazione. I cinque principi dovrebbero essere vérités irrécusables (verità indiscutibili), anche se non sarà sempre così nel corso della sua carriera. Già nel 1926 Le Corbusier venne incaricato di progettare una villa a poche miglia a ovest di Parigi, a Garches, rinunciando ad alcune delle sue stesse regole. La Villa Stein-de-Monzie fu portata a compimento senza la presenza di quelli che erano i primi pilastri dell’impostazione teorica in cinque parti dell’architetto: i “pilotis”.

Per pilotis Le Corbusier intendeva i piloni con il compito di sollevare da terra l’edificio. La presenza di queste alte costruzioni puntiformi è un must dell’architettura di Le Corbusier. Ovviamente in cemento armato, materiale preferito dall’architetto, i pilotis separavano la costruzione dal terreno, allontanando l’umidità. Lo spazio che si andava a creare poteva quindi essere sfruttato come giardino o garage da un privato, ma eventualmente anche per far passare delle strade. L’idea di Le Corbusier era infatti che la strada, e in generale il cosiddetto “piano terra”, appartenesse all’automobile o alla natura. Scrive la Professoressa della University of London Janet Waymark che l’intenzione dell’architetto era quella “di coltivare amorevolmente la magnifica vista ed il meraviglioso prato, e lasciare intatte le foreste”. Le Corbusier immaginava una casa posizionata con le sue basi sul prato, ma capace comunque di non disturbare l’ambiente circostante.

Il cemento armato non serviva solo per i pilotis, ma era fondamentale in generale per la creazione dell’intero scheletro portante di tutte le strutture. Questo materiale rendeva possibile la creazione di una pianta dell’edificio slegata dai limiti di altri materiali da costruzione e quindi capace di assumere nuove forme, con partizioni organizzabili in modalità ancora tutte da scoprire. La progettazione libera da vincoli diventa il secondo punto imprescindibile su cui si basa la visione di Le Corbusier. L’architetto iniziò a elaborare questo concetto già nel 1911, quando in compagnia dell’amico e mercante d’arte August Klipstein partì per un viaggio che da Berlino lo portò in diversi Paesi, tra cui la Grecia. Fu proprio l'Acropoli di Atene a ispirare il giovane Jeannert, che la descrisse come “il prevalere delle forme sull’ordine delle cose”. Un “dialogo di masse, pure e semplici masse”, scriveva ammirato il futuro architetto nei suoi appunti di viaggio.

La sua visione portò all’estremo la creatività strutturale degli antichi greci e non si limitò a teorizzare la pianta libera, ma aggiunse un altro fondamentale punto: la presenza di una “facciata libera”. Si tratta, anche in questo caso, di una derivazione resa possibile grazie alla struttura portante in cemento armato e consiste nella possibilità di costruire facciate che non abbiano una funzione pratica di sostegno dell’edificio. Una facciata libera può infatti essere inserita per pura scelta stilistica. Non si tratta dell’unico elemento di rottura con l’architettura per come è stata concepita per millenni: questa innovazione può infatti accompagnarsi coniugarsi con un’altra, la finestra orizzontale. Questa può tagliare in tutta la sua lunghezza una facciata, garantendo un'illuminazione nuova e uniforme a tutto lo spazio abitativo, non più del tutto slegato dall’esterno.

Le Corbusier aveva un grande interesse per la luce e aveva pensato anche a questo quarto punto già quando scriveva per la rivista L'Esprit Nouveau. Sulle sue pagine, facendo suoi i concetti alla base della pittura purista, Le Corbusier parlava dell’architettura come di un “gioco sapiente, esatto e magnifico dei volumi assemblati nella luce. I nostri occhi sono fatti per vedere forme nella luce: luce e ombra rivelano queste forme”. La voglia di lavorare sulla distribuzione della luce portò Le Corbusier a voler costruire un rapporto stretto tra gli interni abitativi e il mondo al loro esterno: questa tendenza portò alla teorizzazione del quinto punto, con la creazione di uno spazio che fosse in grado di esistere come finestra di dialogo tra il “fuori” e il “dentro”. Il giardino pensile fu pensato con l’intento di restituire all’edificio lo spazio che occupava sul terreno attraverso un “giardino nel cielo” all’ultimo piano. Al tetto si sostituiva quindi un tetto-giardino che poteva assumere diverse forme.

Le Corbusier, quando concepiva i suoi giardini non aveva in mente un modello unico, ma pensava a uno spazio adattabile ai diversi gusti e a differenti funzioni, avendo in mente anche i giardini rocciosi e secchi della tradizione asiatica e in particolare giapponese. Il giardino prensile rimane quindi un punto di congiunzione fisico tra la vita casalinga e quella all’aria aperta, e in generale tra interno ed esterno. Un esempio di applicazione dei cinque punti si trova a  Villa Savoye, l’edificio-manifesto della filosofia di Le Corbusier. Osservarla con attenzione, dopo aver visto il breve episodio della serie animata di Bossard dedicata ai cinque punti, diventa un esercizio istruttivo e divertente. Sicuramente un primo passo nel mondo dell’architettura per molti neofiti.

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