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Architettura & Design
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MoMa, New York, 1972: quando il design italiano anticipò di 50 anni l’abitazione contemporanea

26 settembre 2021

La riscoperta e la ri-definizione dello spazio domestico ha assunto caratteri inediti nell’ultimo periodo. Eppure, nel lontano 1972, quindi quasi cinquant’anni fa oramai, al MoMA (Museum of Modern Art) già andava in scena una mostra che, ancora oggi, ha punti di tangenza lucidissimi e affinità visionarie rispetto ad un tema che si è rivelato poi così attuale. In Italy: The New Domestic Lanscapela casa, infatti, non è più soltanto un contenitore, è un paesaggio. Complesso, ricco, stratificato, flessibile, multi-funzione.

L’iconica mostra del design fu ideata da Emilio Ambasz, architetto e designer argentino classe 1943, vincitore di ben quattro Compassi d’Oro e precursore dell’architettura green, nonché – dal 1969 al 1976 – curatore nel Dipartimento di Architettura e Design del MoMa. E il suo contributo è risultato tanto riconosciuto e indimenticato che nel novembre del 2020 il museo gli ha dedicato, nei suoi spazi di Midtown Manhattan, l’Emilio Ambasz Institute for the Joint Study of the Built and the Natural Environment, che attraverso una serie di programmi culturali e lavori di ricerca promuoverà lo studio sul rapporto tra ambiente costruito e naturale.

Una mostra iconica e visionaria come manifesto di una generazione

Senza immaginarlo, l’allora venticinquenne Ambasz, con Italy: The New Domestic Lanscape trasformò una mostra apparentemente solo dedicata al design italiano nel manifesto di una generazione visionaria, di un’avanguardia ante litteram. Emilio Ambasz si rese presto conto che i 12 designer selezionati non si sarebbero accontentati di esporre solo begli oggetti ma sarebbero andati oltre, facendo della loro disciplina un riflesso degli sviluppi sociali del loro tempo. Ed è per questo motivo che, in gran parte, la mostra è ancora oggi un punto di riferimento, una cartina di tornasole, un pivot, nel mondo della storia del design.

L’esposizione infatti, coadiuvata da un imponente apparato audiovisivo di supporto teorico, rappresentava un’investigazione sugli sviluppi del design attraverso 180 oggetti per uso domestico, prodotti in Italia nell’ultimo decennio da più di 100 designer 11 ambienti, commissionati invece dal Museo,  destinati a due modi dell’abitare contemporaneo – la casa permanente e l’unità mobile. Un catalogo fisico di sperimentazioni – formali e materiche – di alcuni dei più importanti designer italiani di allora (ma anche di oggi, poiché rimasti insuperati, come Achille e Piergiacomo Castiglioni, Vico Magistretti, Joe Colombo, Gaetano Pesce, Mario Bellini, Ettore Sottsass, Richard Sapper e Mario Zanuso, Gae Aulenti, Superstudio, Archizoom, tra gli altri). Designer chiamati a dare una loro personalissima interpretazione attraverso prototipi di oggetti e abitazioni super performanti, futuriste e futuribili, smontabili e riconfigurabili, con ambienti fluidi, adattabili, predisposti al cambiamento e alla flessibilità. Insomma, intelligenti.

Oggetti e ambienti cambiano forma e significato

Le parole dell’architetto e critico Luca Molinari rendono al meglio la rivoluzione messa in atto attraverso l’iconica mostra:

“Con un brillante rovesciamento, gli Oggetti furono esposti all’aperto mentre gli Ambienti furono esposti negli spazi interni del MoMA. Questa scelta implicò, non solo che la mostra mettesse in scena una valutazione dei suoi stessi spazi, ma anche una rivalutazione del concetto di ambiente come strategia e termine architettonico.”

Sì, perché mentre gli oggetti, per quanto esposti in teche di legno simili a totem in un giardino del museo, erano esempi di eccellenza già noti nel mondo della produzione industriale Made in Italy – considerata ancora oggi la migliore possibile, in termini di eleganza e funzionalità – furono gli ambienti a rappresentare la vera innovazione.

Al MoMA nel 1972 si offrì a migliaia di visitatori una visione avanguardistica dello spazio domestico, scenografia di nuove ritualità e relazioni dinamiche, compatte e pluri-funzione, in cui il design e i nuovi materiali plastici stampati rivestivano un doppioruolo ben preciso: la capacità di proporre soluzioni inaspettate che potessero migliorare la qualità della vita dell’abitante della casa e che potessero migliorare l’ambiente circostante. 


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