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Architettura & Design
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Una nuova monografia celebra Sir Paul Smith, leggenda del design britannico e spirito creativo

09 ottobre 2020

Una palette di righe, una calligrafia inconfondibile e una piccola zebra colorata: con questi pochi elementi Paul Smith è entrato a pieno titolo nell’immaginario british. E non poteva esserci persona più meritevole di lui – tanto da essersi guadagnato il titolo di Sir – simbolo dell’eleganza e dello charme inglesi, ma anche capace di profonda autoironia.

Paul Smith, oggi 74enne, ha costruito negli anni una carriera difficilmente riassumibile in una parola: stilista, designer, fotografo, artista, ma anche scrittore e arredatore di interni. Phaidon, prestigiosa casa editrice di arti visive, ha cercato di racchiudere l’eclettico e colorato mondo del baronetto in una monografia, Paul Smith, in uscita il 14 ottobre.

La carriera di Smith nel mondo della moda inizia negli anni Settanta a Nottingham – non proprio quella che si definirebbe la capitale del fashion – con l’apertura di una boutique, Paul Smith Vêtement Pour Homme. Il negozio è l’unico, fuori Londra, a vendere abiti da uomo degli stilisti internazionali, con una selezione di marchi all’epoca molto particolari, per esempio Kenzo. La fortuna di Smith è stata proprio quella di posizionarsi in una zona del mercato all’epoca ancora inesplorata, tanto che il successo del suo negozio e la crescente richiesta di una moda da uomo diversa dal solito completo grigio lo porta a ideare e presentare la sua prima linea di abbigliamento maschile nel 1976, a Parigi.

Il resto è storia: Paul Smith confeziona abiti impeccabili sotto il profilo sartoriale, ma sempre impreziositi da un elemento sopra le righe. E spesso questo elemento caratteristico sono proprio le righe, sottili e colorate, che decorano le fodere degli abiti, i fazzoletti o i calzini. Il successo è tale che, quando nel 1979 apre la seconda boutique nel Covent Garden a Londra, decora così pareti e pavimenti.

Negli anni Ottanta, Smith spopola in Giappone e poi negli Stati Uniti, ma il pubblico vuole di più: molte donne cominciano a comprare le taglie più piccole dei vestiti da uomo per poterle indossare. Nel 1993, Paul Smith lancia così anche un collazione femminile, attenendosi sempre allo stesso principio: posh, ma anche un po’ kitsch.

Il kitsch è infatti un elemento ricorrente nell’estetica di Paul Smith. Il critico d’arte Gillo Dorfles, recentemente scomparso, definiva il kitsch “un'ambigua condizione del gusto”, una condizione quasi involontaria che, per sapere usare con consapevolezza, bisogna avere grande sensibilità. E di certo a Smith non manca.

Lo stilista ha scelto cinquanta oggetti per raccontare la sua storia nel libro in uscita, dall’apertura del negozio di Covent Garden fino al successo planetario. Ogni oggetto è quasi dissezionato per ricostruire il processo creativo e il mondo interiore che stanno dietro le creazioni di Sir Paul, da un piatto di spaghetti a una radio Dieter Rams. Come in un diario privato, lo stilista accompagna il lettore nel suo universo grazie a materiali di repertorio e contributi di chi ha lavorato con lui nel corso degli anni: il designer di scarpe Manolo Blahnik, l’imprenditore e inventore James Dyson, il fotografo Martin Parr, celebre per i suoi reportage sulla società dei consumi, l’architetto John Pawson e la critica del design Alice Rawsthorn.

Ma Paul Smith non è solo storia e ricordi: è anche un libro prezioso sulla creatività e lo spirito imprenditoriale e, in un certo senso, sull’immaginario degli ultimi cinquant’anni, a cui lo stilista ha dato un contributo non indifferente. La copertina racchiude tutto questo, diventando essa stessa uno degli oggetti scelti dallo stilista: le bobine su cui sono avvolti i fili di lana, che lo ispirarono alla creazione del suo iconico motivo a righe. Il volume è quindi il perfetto completamento di una carriera che sta per compiere cinquant’anni, un oggetto che non solo si integra perfettamente nell’estetica di Sir Paul Smith, ma che la analizza dall’interno.

Foto in copertina di Liton Ali

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