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Architettura & Design
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L’iniziativa filantropica di Getty Foundation per la riqualificazione architettonica arriva in Italia

18 ottobre 2021

Il tema della conservazione e valorizzazione delle opere di architettura moderna – considerata una delle forme di espressione artistica che meglio definiscono il XX secolo – è al centro del programma Keeping It Modern, iniziativa di sovvenzione internazionale finanziata dalla Getty Foundation che dal 2014 si impegna a sostenere progetti di eccezionale importanza architettonica attraverso la creazione di piani di gestione che guidino le politiche di manutenzione e conservazione a lungo termine, l’indagine approfondita delle condizioni strutturali degli edifici e il test e l’analisi dei materiali moderni ( tra cui spicca il calcestruzzo armato).

Certo, può risultare curioso che ci sia un’istituzione filantropica americana in prima linea sul fronte del mecenatismo contemporaneo per ciò che riguarda l’architettura moderna della vecchia Europa. Eppure è così. La Getty Foundation (inizialmente chiamata Getty Grant Program) è infatti un’istituzione culturale con base a Los Angeles, dedicata alla presentazione, conservazione e interpretazione dell’eredità artistica mondiale, fondata nel 1984 per portare a termine la missione del J. Paul Getty Trust e che comprende il Getty Conservation Institute, il Getty Research Institute e il J. Paul Getty Museum.  Ad oggi – attraverso Keeping It Modern – la Getty Foundation ha sviluppato, valutato, assegnato e monitorato oltre 8.000 sovvenzioni in più di 180 paesi.

Getty Foundation in Italia per lo Stadio Flaminio

Focus sulla Città Eterna. La Fondazione ha recentemente finanziato e pubblicato il Piano di Conservazione dello Stadio Flaminio, che, dopo diversi anni di abbandono, versa purtroppo in uno stato di degrado. L’imponente lavoro di ricerca storico-critica che la fondazione ha messo a disposizione della comunità scientifica italiana e internazionale – nonché del Comune di Roma, proprietario della struttura – è un patrimonio di conoscenze indispensabili per progettare il recupero di un’icona dell’architettura moderna a Roma.

Tre anni di lavoro e un team di 36 specialisti di Sapienza Università di Roma, Associazione PLN Project e Do.co.mo.mo Italia (International working party for DOcumentation and COnservation of buildings, sites and neighbourhoods of the MOdern Movement), coinvolti nella stesura di un approfondito studio sullo stadio e il suo contesto urbano, nella messa a punto di un database organico, nello sviluppo di modelli digitali per analisi multidisciplinari, nella gestione di acquisizioni massive di dati geo-spaziali. Un progetto per il recupero corretto dello stadio – realizzato dall’ingegner Pier Luigi Nervi con il figlio, l’architetto Antonio Nervi, tra il 1957 e il 1958 in occasione della XVII Olimpiade (1960) – è ora pronto.

L’opera e il suo architetto

Ma perché lo stadio Flaminio è così importante, tanto da meritare una così generosa sovvenzione internazionale, per Roma e per la storia dell’architettura? Per due motivi essenziali. Il primo è perché esiste su un’area che durante gli anni Cinquanta, in pieno boom economico e in vista della manifestazione olimpica, ha ricevuto una concentrazione incredibile di edifici realizzati dai migliori progettisti del tempo: il Villaggio Olimpico di A. Libera, L. Moretti, V. Cafiero, V. Monaco e A. Luccichenti (1960); il viadotto di corso Francia di P.L. Nervi (1960); il Palazzetto dello Sport di A. Vitellozzi e dello stesso Nervi (1958); il Palazzo delle Federazioni Sportive di P. Carbonara.

Il secondo perché il suo autore, l’ingegnere e costruttore Pier Luigi Nervi (Sondrio, 1891 – Roma, 1979) è stato uno tra i maggiori artefici di architetture strutturali nel panorama internazionale del Novecento, contribuendo a diffondere nel mondo l’immagine di un’Italia moderna e competitiva, nella creatività come nella tecnologia (anche grazie alle sue innovazioni formali). Colui che più di tutti è riuscito a dimostrare come statica ed estetica possano andare a braccetto, costantemente attento al rapporto struttura-forma, tanto da realizzare ogni parte delle sue opere rigorosamente in base alle forze interne cui sono soggette.

Lo stadio, destinato al calcio, poteva ospitare circa 50.000 spettatori e comprendeva anche quattro palestre, una piscina, bar, spogliatoi, pronto soccorso, completati da impianti all’avanguardia. La sua principale caratteristica plastica è l’utilizzo massiccio del calcestruzzo impiegato, oggi in grave stato di conservazione: in getti in opera per i grandi telai strutturali, in elementi prefabbricati per le gradinate, in lastre ondulate di ferro-cemento realizzate a pie’ d’opera su apposite contro-forme per la pensilina.

Una struttura eccezionale, a cui è doveroso ridare nuova vita, perché – come afferma il Professor Francesco RomeoProject Leader del Piano di Conservazione –  “lo Stadio Flaminio vanta un’ispirata qualità architettonica e costruttiva e riveste un ruolo storico-sociale unico per la città di Roma e per la nazione.”

Immagini di Matteo Cirenei gentilmente concesse da ICCD – “Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, Raccolte fotografiche”.

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