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Architettura & Design
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Sunflower House è la nuova idea di casa sostenibile ispirata al movimento dei girasoli

22 marzo 2021
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In Umbria c’è un nuovo modello di abitazione sostenibile che richiama i girasoli. Questi fiori, che caratterizzano vaste porzioni del paesaggio centro-italiano, sono infatti la fonte di ispirazione di un progetto avveniristico elaborato dallo studio d’architettura di Koichi Takada che prova a modo suo, prendendo la natura a modello, a rispondere alla necessità di nuove forme dell’abitare, più rispettose dell’ambiente e del paesaggio, senza rinunciare alle comodità.

L’Umbria è una regione verde e ricca di paesaggi naturali, ma anche di terreni coltivati e, appunto, di campi di girasole: come altre ampie parti d’Italia e d’Europa è particolarmente colpita dai mutamenti climatici, con ondate di calore sempre più frequenti che negli ultimi anni stanno creando problemi alle attività agricole. Lo studio d’architettura Koichi Takada, di origine giapponese e con base a Sydney, in Australia, ha realizzato così Sunflower House, un progetto nato su commissione di Bloomberg Green – il ramo della piattaforma di media Bloomberg focalizzato sul tema della sostenibilità: la richiesta avanzata ai professionisti era quella di immaginare la casa del futuro per le famiglie europee, sostenibile, con il più basso impatto possibile e adatta al clima della regione geografica in cui è situata. L’imperativo era creare un edificio rispettoso della natura e che produca più energia di quanta ne consumi. Koichi Takada ha deciso di ispirarsi proprio alle forme degli elementi naturali – come d’altronde fa sempre  nei suoi lavori – non solo nel progetto estetico, ma anche nelle caratteristiche funzionali che animano la struttura.

Nel caso della Sunflower House la particolarità, infatti, è il tetto interamente ricoperto di “petali” di pannelli solari, montato su una struttura a pianta circolare in grado di ruotare, grazie a dei sensori, per “inseguire” il sole, garantendosi così costantemente la massima esposizione luminosa, che a sua volta permette di rispondere in modo ottimale al fabbisogno energetico dell’abitazione. È proprio questa rotazione sull’asse centrale – che funge da stelo del girasole – a permettere all’edificio di produrre fino al 40% in più di energia rispetto a dei normali pannelli statici, massimizzando l’accesso alla luce solare durante il giorno per l’intera casa. L’energia che resta inutilizzata può essere immessa in rete o immagazzinata attraverso batterie, mentre l’acqua piovana viene raccolta e impiegata per lo sciacquone o per l’irrigazione dei terreni. Nonostante l’abbondante esposizione al sole, il comfort dell’abitazione è garantito: un secondo meccanismo, infatti, permette alla struttura esterna delle pareti di ruotare oscurando le finestre e proteggendo così l’edificio dalla radiazione solare che risulterebbe altrimenti eccessiva.

Il progetto, anche dal punto di vista estetico, risulta armonioso, ben inserito nel paesaggio umbro per il quale è stato concepito e sul quale non impatta. Ciascuna Sunflower House può avere fino a tre piani, ognuno dei quali ospita un appartamento con due o tre camere da letto, perfetto per una famiglia. L’idea, infatti, è quella di offrire alle famiglie europee del futuro un nuovo modo d’abitare in sintonia con il Pianeta, inserendosi nel piano di un nuovo movimento europeo che comporti un cambiamento radicale nel modo di vivere, da intendersi non solo come stile di vita, ma anche, appunto, come modello per le abitazioni. L’architettura, infatti, può giocare un ruolo importante nel contrasto al cambiamento climatico: basti pensare che gli edifici sono responsabili di circa il 40% del consumo energetico totale nell’Unione Europea e del 36% delle emissioni di gas serra complessivamente legate all’energia, specialmente per quanto riguarda la produzione di cemento e acciaio. Inoltre, gli edifici costruiti nei decenni scorsi sono ormai inefficienti sul piano energetico e hanno bisogno di essere rinnovati. Eppure rispetto ad altri settori inquinanti – come i trasporti e le fonti stesse per la produzione di energia – che hanno beneficiato di grandi innovazioni, dalle energie rinnovabili ai veicoli ibridi ed elettrici, l’edilizia è in posizione più marginale nella rivoluzione verde.

Nonostante eccezioni di grande interesse, come il lavoro degli studi di edilizia green, le fattorie urbane e facciate verdi come quella del Kö-Bogen II, infatti, il settore non ha fin qui ricoperto un grande ruolo nel rinnovamento. Anche per questo, nell’autunno scorso la presidentessa della Commissione europea Ursula von der Leyen ha richiamato all’attenzione la necessità per il progetto europeo sul clima di dotarsi di “una propria estetica, mescolando design e sostenibilità” per diventare un nuovo Bauhaus; il riferimento è al movimento che definire architettonico è forse riduttivo – fu una vera rivoluzione culturale che investì la Germania e l’Europa negli anni Venti – il cui stile è ancora oggi riconoscibile come la quintessenza del Novecento: pulito, netto, moderno.

L’Europa, che mira a diventare il primo continente climaticamente neutro entro il 2050, potrà raggiungere questo obiettivo solo coinvolgendo nella rivoluzione green anche edilizia e architettura. Per ora prova a farlo la Sunflower House, da non confondere con un omonimo progetto dello studio d’architettura Cadaval & Solà-Morales e situato nei Pirenei. E lo fa con un esercizio d’immaginazione da parte degli architetti, che hanno preso la natura come fonte d’ispirazione, come bisognerebbe fare molto più di quanto non si faccia ora in ambito architettonico secondo Takada che, spiegando il proprio progetto, sostiene: “Nelle strutture artificiali è necessaria una fondazione massiccia, ma con i girasoli la natura in qualche modo fa un atto di bilanciamento con un intervento minimo sul terreno, così la Terra ha spazio anche per altre attività”.

Uno spirito simile ha animato anche gli altri progetti presentati: la Flora House di Julien De Smedt, a Bruxelles e la Stabbur House di Casper Mork-Ulnes in Norvegia. Di qui a qualche anno sempre più persone potrebbero abitare in soluzioni come queste, in cui design e sostenibilità di conciliano con la leggerezza di un girasole.

Foto courtesy © Koichi Takada Architects

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