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Architettura & Design
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Perché Torre Velasca a Milano è considerata da sempre simbolo della rinascita milanese nel Dopoguerra

30 giugno 2021

È finito sotto i riflettori dei media lo scenografico concerto che si è tenuto all’ultimo piano di Torre Velasca, a Milano. Un addio simbolico che tuttavia è da considerarsi più un semplice saluto alla “vecchia” Torre prima dei lavori di restauro che termineranno nel 2023 e le daranno un nuovo volto. La notizia ha però colpito i milanesi perché, nel bene e nel male, Torre Velasca è uno dei simboli di Milano e si intreccia irrimediabilmente con la sua storia e con la sua rinascita.

Il cantiere di Torre Velasca si apre all’inizio degli anni ’50, quando le macerie della Seconda Guerra Mondiale stanno sparendo per lasciar spazio a nuovi edifici. Il progetto viene affidato allo studio milanese BBPR, e sarà destinato a diventarne la firma nonché uno dei simboli più importanti dell’architettura del novecento. Nel 1958, conclusi i lavori, la Torre entra a far parte con prepotenza dello skyline milanese diventando emblema di una città che si muove a gran velocità in un’epoca esaltante ma complessa, tra il boom economico e gli anni di piombo. Sullo sfondo Torre Velasca dà un’immagine di sé forte, fuori dagli schemi, specialmente a confronto con lo stoico Pirellone eretto all’incirca nello stesso periodo. Le sue forme spezzano con l’estetica moderna della città, sono figlie di scelte esteticamente ben precise, animate dalla voglia di offrire a Milano e ai milanesi una visuale differente. “Il simbolo di una città trasformata” la definì il celebre architetto Ernesto Nathan Rogers che non solo fu parte del team che la progettò, ma che in quegli anni era impegnato a diffondere una disciplina architettonica fortemente basata sulla continuità. La sua idea, in netta contrapposizione con il modernismo che intendeva spezzare col passato, era quella di basare il dibattito architettonico sulla preesistenza, una definizione di moderno che puntava all’evoluzione e non alla rivoluzione. Così, anche se Torre Velasca risulta un progetto contemporaneo, si pone anche l’obiettivo di legarsi con una certa estetica preesistente che è possibile trovare in storici edifici milanesi come il Duomo e la Torre del Filarete.

Come ogni opera di rottura, Torre Velasca tende a non generare mai reazioni moderate: la si ama visceralmente o la si ritiene insensata. Due posizioni che si possono riassumere in quella del critico d’arte Philippe Daverio, che la considerava “un assoluto capolavoro”, e quella del quotidiano britannico The Daily Telegraph, che la inserì addirittura nella sua speciale classifica degli edifici più brutti al mondo. Sono molti i nomignoli attribuitigli nel tempo, tutti sulla variante de “il Grattacielo con le bretelle” o persino “grattacielo delle giarrettiere”. Riferimenti che prendono di mira le “nervature” della costruzione, ben visibili lungo tutto l’edificio quasi a creare appunto una bretella, ricalcando in pieno lo stile brutalista, il color cemento e quel carattere prettamente grezzo delle sue strutture.

A 60 anni dalla sua costruzione, il restauro di Torre Velasca è ancora una volta l’occasione perfetta per dare il via a un progetto dal respiro più ampio. A detta della soprintendente alle Belle arti di Milano, Antonella Ranaldi, l’intenzione è quella di donare una nuova veste alla Torre, grazie a un “mirato intervento di restauro e rigenerazione urbana, che ne valorizzi la memoria e ne rispetti lo stile architettonico che l’ha resa un’icona inconfondibile di Milano”. Perché, messi da parte i dibattiti sull’estetica della Torre, resta innegabile il suo ruolo simbolico, chiaro, ben scandito fin dalla nascita, in grado di consolidarsi nel tempo sul piano storico e dell’immaginario collettivo. Impossibile non incrociarla con lo sguardo nel film Il vedovo di Dino Risi, o in Durante l’estate di Ermanno Olmi e fa da sfondo costante nel romanzo La vita agra, l’opera più apprezzata di Luciano Bianciardi. Com’è altrettanto innegabile che ora – nel 2021 e a distanza di più di mezzo secolo dalla sua costruzione – il rilancio di Milano parte ancora da Torre Velasca.

Cover via Pagina Facebook @torrevelascaofficial 

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