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Architettura & Design
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A Venezia riapre Palazzo Fortuny, la casa-museo di uno dei più eccentrici artisti del XX secolo

22 aprile 2022

Dopo una delicata operazione di restauro, riapre a Venezia Palazzo Fortuny, magico scenario del genio creativo Mariano Fortuny y Madrazo (1871-1949), artista eclettico e abile imprenditore. Le stanze della casa-museo tornano accessibili all'interno di un percorso coinvolgente, creato grazie al riallestimento ideato da Pier Luigi PizziGabriella Belli e Chiara Squarcina.

Dalla Spagna all’Italia, l’intera vita di Mariano Fortuny è stata una continua innovazione. Famoso per quadri che fantasticavano un Oriente inesistente, dopo anni passati in viaggio per tutta Europa, fece di Venezia la culla della propria ricerca. Lì emerse un Fortuny inedito, appassionato di teatro e costumi, che rivoluzionò le scenografie e l’illuminazione dei più grandi teatri della città, a partire da La Fenice. Studio e dimora di Fortuny, l’omonimo palazzo è oggi un museo, una vera perla visitabile nel centro di Venezia, meta di pellegrinaggio continuo per conoscere da vicino gli oggetti e l’arte che lo ispirarono.

Una, dieci, mille vite

Artista multiforme, Mariano Fortuny y Madrazo era un genio capace di declinare la propria instancabile creatività in diverse discipline artistiche: dalla pittura alla scultura, dall'incisione alla fotografia.

Nato a Granada, ai piedi dell’Alhambra, era il secondogenito di Mariano Fortuny y Marsal, acclamato pittore spagnolo, e di Cecilia de Madrazo y Garreta, figlia di Federico de Madrazo y Kuntz, allora direttore del Museo del Prado di Madrid. Prima di giungere a Venezia, visse diversi anni a Parigi, e viaggiò molto per l'Europa: era un uomo estremamente curioso, dai gusti raffinati. Amava le bizzarrie gotiche, la misura rinascimentale, il colore e la luce d’Oriente, per lui fonti di ispirazione perenne, accanto all’amore per l’antico e alla passione per il collezionismo.

Durante la sua vita da romanzo, inventò nuovi materiali, macchinari e strumenti tecnici: nel giugno 1909 depositò presso l’Office National de la Propriété Industrielle di Parigi il brevetto di una stoffa plissettata e nel novembre successivo quello di una tunica in seta di ispirazione ellenistica. Indossato da attrici come Eleonora Duse, Sarah Bernhardt, danzatrici quali Isadora Duncan, femmes fatales come la Marchesa Casati, sarà questo capo, nato da una straordinaria idea di Henriette, a consacrare il successo internazionale di Fortuny. Nel marzo 1931 depositò il brevetto per una carta fotografica ai pigmenti di carbone di sua invenzione, commercializzata poi con il nome di “Tempera Fortuny”.

Dopo un'esistenza intensissima dal punto di vista artistico, intellettuale e imprenditoriale, fatta di tanta bellezza, teatro e amici illustri, Mariano Fortuny si spense il 2 maggio 1949 nella sua dimora veneziana, che la vedova Henriette donerà nel 1956 al Comune di Venezia, con lo scopo di essere utilizzata come “centro di cultura in rapporto con l’arte”.

Un Palazzo pieno di storie

La precisa data di costruzione del Palazzo non è documentabile, anche se il raffronto con altri edifici veneziani fa ipotizzare un periodo tra il 1460 e il 1480. Voluto da Benedetto Pesaro (1433-1503) – nobile che ricoprì il ruolo di comandante della marina veneziana – l’edificio, ampliato e trasformato nel corso dei secoli, vanta alcune soluzioni di rilevante pregio, come le quattro polifore del primo e del secondo piano nobile, e un'inusuale profondità delle sale passanti tra le due facciate. Oltre 43 metri di lunghezza, che fanno di questo edificio la più vasta costruzione privata del tardo gotico rinascimentale veneziano.

Il Palazzo, dopo aver vissuto molte vite nel corso dei secoli, versava in uno stato di degrado quando Mariano Fortuny, attratto dalla sua bellezza architettonica, vi entrò per la prima volta nel 1898 stabilendovi il proprio studio. Nel corso degli anni, acquisite le altre parti dell’immobile, Fortuny iniziò il lavoro di recupero dell’edificio: liberò gli appartamenti, riadattò le stanze, fece cadere tramezzi e sovrastrutture, riportando equilibrio e proporzione.

Elesse quindi il palazzo a propria dimora e nel 1907 vi installò un piccolo laboratorio tessile assieme a Henriette. Dopo pochi anni, due interi piani del palazzo furono occupati dallo straordinario atelier per la creazione e la stampa di abiti e tessuti in seta e velluto, mentre al secondo piano installò la sua preziosa biblioteca.

La riapertura e il nuovo percorso espositivo

La residenza agli inizi del Novecento divenne in breve tempo luogo di riferimento dell’élite intellettuale europea e centro produttivo nella cosmopolita Venezia.  Fino a che, durante una terribile notte, il 12 novembre 2019, un’eccezionale Acqua Granda colpì la città, danneggiando gravemente anche il piano terra del Palazzo.

Ci sono voluti oltre due anni, complessi lavori di restauro ed interventi conservativi ma finalmente, l’8 marzo 2022, la casa-atelier dell’artista che scelse Venezia per le sue sperimentazioni è stata restituita alla città. E, per la prima volta dall'apertura del 1975, oltre il novanta per cento dei materiali relativi a Mariano Fortuny, di proprietà delle collezioni civiche veneziane o custoditi in comodato, sono esposti tutti insieme in un coinvolgente percorso all'interno degli ambienti vissuti.

Palazzo Fortuny diventa Casa Museo, anche grazie all’affascinante lavoro ideato dal maestro Pier Luigi Pizzi, architetto, regista, scenografo, con Gabriella Belli e Chiara Squarcina, che dà nuova vita alle atmosfere di uno dei luoghi più iconici della città lagunare.

Un riallestimento pensato in senso filologico, con la restituzione delle sale alla memoria della vita dell’artista spagnolo - di cui si sono celebrati i 150 anni dalla nascita nel 2021 - e con la riapertura ai piani nobili delle meravigliose polifore, punto focale dell’architettura del Palazzo, ora pienamente valorizzata.

In questi ambienti convivono storie, viaggi e passioni: la cultura classica e gli studi giovanili, le influenze orientali dell'adolescenza, le scenografie teatrali veneziane, le invenzioni illuminotecniche e il mito wagneriano. Fortuny era infatti ossessionato dal compositore e passò la vita a dipingere cicli istoriati tratti dalle arie del tedesco, che per lui fu molto più di una semplice fonte d'ispirazione.

Il Palazzo ospita anche i meravigliosi abiti e tessuti disegnati da Fortuny, gli archivi fotografici, documenti e brevetti delle sue invenzione, le opere della collezione personale (come arazzi, tappeti, vetri, vasellame, maioliche, statue, incisioni). Inoltre un ciclo parietale di un giardino d'inverno che copre tre lati della sala, per una superficie totale di 140 metri quadrati, stupisce per l’incredibile bellezza. L'opera - grazie all'illusione di guardare oggetti reali e tridimensionali dovuta all’artificio del trompe-l'œil - ricrea un “giardino incantato” animato da figure allegoriche, satiri e animali esotici ambientati in una loggia arricchita da lussureggianti motivi vegetali.

Attraverso queste stanze si possono osservare dei veri e propri tesori. Grazie ai capolavori rimessi insieme per la riapertura, Palazzo Fortuny rappresenta un viaggio nell'ibridazione di arti e saperi, una profonda immersione nell’atmosfera di uno dei luoghi più rinomati della Venezia di fine Ottocento.

Credits

Tutte le immagini sono di Massimo Listri, gentilmente concesse da MUVE

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