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I 10 migliori offerenti per le case d’aste sono quelli che spendono dai 50 milioni di dollari in su per un singolo acquisto

09 marzo 2021
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Ne La signora delle Camelie, Alexandre Dumas figlio fa acquistare al personaggio che racconterà poi la storia un libro all’asta: si tratta di una copia di Manon Lescaut che presenta sulla prima pagina una dedica alla precedente proprietaria del libro, Margherita Gautier. Il narratore di Dumas acquista la trascrizione dell'opera di Puccini per cento franchi dell’epoca, dieci volte il suo effettivo valore, ma sembra una cifra contenuta se la si paragona a quelle che si raggiungono sempre più di frequente nelle aste di tutto il mondo.

Nel corso degli anni questa tipologia di vendita non ha solo sviluppato una rete globale ma si è anche diversificata, coinvolgendo compratori sempre più giovani, ricchi e interessati. Secondo Mike Steib, cofondatore della piattaforma dedicata alla compravendita di opere d’arte Artsy, “Sta emergendo una nuova generazione di acquirenti. Nei prossimi 10 anni, trilioni di dollari di ricchezza negli Stati Uniti saranno ereditati da un pubblico in gran parte formato da millennials e nativi digitali”.

Ormai ogni anno un nuovo acquirente irrompe sul mercato per fare offerte sempre più alte. Si parte dai magnati che intendono spendere almeno 50 milioni di dollari per un singolo acquisto, fino ad arrivare a chi mette sistematicamente sul piatto cifre addirittura superiori. In molti casi si tratta di autentici collezionisti seriali dal patrimonio molto ingente come Leon Black, Ad della società di consulenze Apollo Management, Kenneth C. Griffin della società di investimento Citadel, il produttore cinematografico e discografico David Geffen, il proprietario della squadra di baseball New York Mets Steven A. Cohen o l’erede di Wal-Mart Alice Walton. Quest’ultima è tra le donne più ricche del mondo, essendo l’unica figlia femmina del fondatore della catena di supermercati più diffusa negli Stati Uniti. A differenza dei fratelli, però, Walton si è disinteressata alla gestione degli affari familiari per dedicarsi a tempo pieno alla sua passione per l’arte: tutti i suoi acquisti all’asta vanno infatti a impreziosire la galleria che ha creato nel bel mezzo dell’Arkansas: il Crystal Bridges Museum of American Art.

Se personalità come Alice Walton sono, per quanto ricche, meno conosciute al grande pubblico, non si può dire lo stesso dei nuovi miliardari che hanno iniziato di recente a investire sull’acquisto di opere all’asta. Il fondatore di Amazon Jeff Bezos è apparso sulla scena internazionale del collezionismo d'arte dopo aver effettuato alcuni acquisti di alto profilo a New York. Nell’autunno del 2019, Bezos avrebbe infatti comprato all’asta per 52 milioni di dollari prima Hurting the World Radio n. 2, un lavoro del 1964 del pittore statunitense Ed Ruscha, e poi avrebbe concluso il suo shopping milionario aggiudicandosi il quadro Vignette 19 dell’artista afroamericano  Kerry James Marshall con una spesa di più di 18 milioni versati alla casa d’aste Sotheby’s.

Non si tratta comunque dell'unica vendita eclatante; negli ultimi anni si sono viste cifre ancora più alte. Per aggiudicarsi il Salvator Mundi di Leonardo Da Vinci un anonimo compratore arrivò nel 2017 a pagare 450 milioni di dollari, il prezzo più alto nella storia delle aste di opere d’arte. Una cifra che suona ancora più incredibile se si pensa che solo dodici anni prima lo stesso dipinto era stato acquistato in un’altra asta a New Orleans nel 2005 per soli 1200 dollari da un mercante e storico dell’arte. Fu quest'ultimo a fare in modo che il Salvator Mundi venisse effettivamente attribuito a Leonardo, prima di rivenderlo a sua volta nel 2013 a un oligarca russo che lo fece poi valutare all’asta record quattro anni dopo.

Chi abbia oggi l’opera rimane tuttavia un mistero: pare che l’acquisto fosse da attribuire al dipartimento della cultura e del turismo degli Emirati Arabi Uniti che doveva consegnarlo poi al Louvre inaugurato nel 2017 nella capitale Abu Dhabi. Il quadro non è ancora oggi arrivato nelle sue sale, e secondo alcuni potrebbe essere finito nella collezione privata di uno sceicco della città. Questo magnate sicuramente non ha seguito il consiglio che viene da molti esperti: non dedicare più del 5% della propria ricchezza all’acquisto di opere d’arte. D’altronde si tratta di un mercato in cui è facile rischiare di spendere una fortuna per dei falsi e, in molti casi, è difficile che il valore di un’opera possa crescere con la velocità con cui è cresciuta la quotazione del Salvator Mundi.

Nel suo libro Boom: Mad Money, Mega Dealers and the Rise of Contemporary Art, il giornalista Michael Shnayerson evidenzia come molta dell’arte contemporanea, che non era nata in origine per essere commercializzata, si sia trasformata nel tempo in una sorta di “moneta fiduciaria per gli ultra-ricchi”. Per Shnayerson, i responsabili di questo cambiamento sono stati attori dell’ambiente come il mercante d’arte di origine triestina Leo Castelli, che iniziò la sua carriera alla fine degli anni Cinquanta vendendo le opere nella casa del facoltoso suocero a Manhattan. I prezzi altissimi cui arrivava a vendere Castelli erano qualcosa di inedito per l’epoca, ricorda Shnayerson, ma oggi sono come minimo la normalità.

L'arte attrae sempre di più, percepita come una risorsa su cui vale la pena investire. Esisterebbe persino un rapporto tra i facoltosi appassionati d'arte e i possessori di yacht: il 22% degli armatori delle barche più grandi e lussuose sarebbero noti infatti anche per essere collezionisti. Il profilo dei nuovi acquirenti d’arte è quello di una persona che non ha quasi mai una formazione in materia e compra dipinti e sculture per ostentare anche in questo ambito il proprio benessere. María Tinoco, esperta nel mercato dell'arte e direttrice della galleria The Blink Project di Valencia, è  convinta del fatto che quello dell’arte sia un mondo tutt’altro che estraneo a ciò che accade nel panorama economico mondiale: “In realtà l'arte è un riflesso di ciò che accade nell'economia. [...] I più abbienti stanno investendo sempre più soldi nell'arte perché si stanno arricchendo, mentre la classe media, che comprava fino a qualche anno fa, ha chiaramente smesso di farlo”. Nel suo libro Culture Crash: The Killing Of The Creative Class, il giornalista statunitense Scott Timberg fa notare come “Quando la creatività diventa finanziariamente insostenibile il problema non è solo che si finisce per produrre meno: in questa situazione, anche quel poco che si riesce a fare finisce infatti per essere il risultato dell’influenza di  fondi fiduciari.”

Ci troviamo in un momento di pesante evoluzione delle dinamiche del mercato dell’arte e anche le case d'asta se ne sono accorte, provando in parte a cambiare strategie. Sotheby's sta aprendo il suo marketplace online By Now, una sorta di eBay dell’arte dove si trovano non solo quadri ma anche orologi costosi e vini di pregio. Sul proprio sito, Sotheby's spiega qual’è la differenza tra la propria piattaforma e quelle concorrenti già presenti in rete: “By Now dà la possibilità di acquistare immediatamente da una selezione dinamica di opere d'arte e oggetti di valore con transazioni online tutto l'anno e al di fuori del calendario delle aste”.

Anche per il mondo delle aste “in presenza” si prospettano delle novità, dato che questi eventi attraggono un pubblico sempre più selezionato. Già nel 2019 i ricchi collezionisti che si erano recati in Svizzera per partecipare alla fiera d’arte Art Basel sapevano benissimo che i pezzi più ambiti sarebbero stati esposti solo per una cerchia ristretta. Le opere più prestigiose venivano infatti offerte a clienti accuratamente scelti e riuniti in eventi accessibili su invito. Sopra il centro congressi di Basilea, dove 290 gallerie da 34 Paesi presentavano i loro stand aperti a tutti, c’erano altre stanze riservate alle aste con basi di partenza di diversi milioni. Altre aste erano invece allestite a un quarto d’ora di automobile dalla fiera, in magazzini situati nell’area industriale della città.

Gli show-room privati potevano essere prenotati anche solo per pochissimo tempo e potevano arrivare a costare fino a tremila dollari per sole due ore. Soluzioni di questo tipo sono sempre più ricercate, come conferma anche la rappresentante di Art Basel Dorothee Dines: “Offriamo gli show-room come un'ulteriore opportunità per le nostre gallerie di presentare grandi opere d'arte nel loro inventario ai loro clienti in un ambiente tranquillo “. La consulente d’arte Abigail Asher pone l’accento su quanto a molte persone piaccia poter studiare “l'opera d'arte senza che altre persone la vedano.” Quasi sempre, i lavori sono esposti in ambienti riservati perché sia i proprietari che i possibili acquirenti vogliono mantenere il massimo riserbo su un’operazione di compravendita che implica il trasferimento di ingenti cifre di denaro.

L’arte è tornata di recente a essere oltre che una fonte di piacere anche una forma di investimento redditizia per i grandi capitali. In questo contesto, è una buona prassi non cedere alla tentazione di valutare un artista basandosi solo sulla quotazione raggiunta dalle sue opere, considerando magari la spesa sostenuta per il suo acquisto alla stregua di una speculazione finanziaria. Per quanto l’arte abbia sempre avuto un massiccio aspetto legato al suo valore economico, non dobbiamo dimenticare la sua vera essenza: immortalare nella materia i sentimenti e le passioni che ci definiscono come esseri umani.

In copertina l'opera di Berndnaut Smilde Nimbus II, 2012

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