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Amrita Sher-Gil, la “Frida Kahlo indiana”, è stata un’artista rivoluzionaria

21 marzo 2022

Scoprire i quadri della pittrice ungherese-indiana Amrita Sher-Gil - definita per la propria indole indipendente la "Frida Kahlo indiana" - significa fare un viaggio nell'Europa delle Avanguardie e dell'Impressionismo e, contestualmente, nell’India di inizio Novecento.

È così che emerge una personalità ribelle e sensibile alla condizione femminile nel suo Paese e attenta alle classi più umili della società; affiora una pittura concentrata sulla quotidianità degli ultimi e sulla rappresentazione cruda e d'impatto data dall'uso esasperato della luce e del colore e dall'abbandono del realismo a favore di una più significativa sintesi delle forme.

Amrita Sher-Gil, l’artista che desiderava dare voce agli oppressi

A chiunque le chiedesse quando fosse nata la sua passione per l’arte, la pittrice indiana Amrita Sher-Gil rispondeva che dipingeva “da sempre”. In effetti è proprio nella prima infanzia che ebbe inizio la sua ispirazione, in parte agevolata da una famiglia legata in vario modo al mondo intellettuale, in parte spinta da una propensione tutta personale per l’arte.

Nata a Budapest nel 1913 da padre indiano e da madre ungherese, Amrita non si fece mai frenare dalle proprie origini aristocratiche; imparò ad apprezzare la bellezza delle cose semplici quando si trasferì nella zona rurale della città e quando, nel 1921, visitò per la prima volta l’India, che divenne in seguito un luogo fondamentale per lo sviluppo di uno stile intriso di identità personale.

La forte passione di Amrita per l'arte venne assecondata dalla famiglia, che le permise di formarsi presso importanti scuole cattoliche italiane e indiane, dalle quali fu tuttavia espulsa per un atteggiamento refrattario alle regole.

La lezione parigina, tra norme accademiche e stimoli bohémienne

Il trasferimento a Parigi nel 1929 e l’iscrizione all’Ècole des Beaux-Arts furono una svolta per Amrita Sher-Gil. Nella patria dell’Impressionismo e delle Avanguardie, l'artista si sentì più libera di esprimersi e si dedicò allo studio dell'arte, facendosi guidare dai migliori maestri e assorbendo lo stile europeo dei più grandi artisti. Gauguin fu per lei un elemento cardine dal punto di vista stilistico, seguito dalla lezione di Cézanne, Van Gogh e molti altri.

In Gruppo di tre ragazze sono molto evidenti le suggestioni provenienti dal Primitivismo di Gauguin, nella raffigurazione post-impressionista di figure dai tratti stilizzati ed esotici, che sembrano emergere da uno sfondo bidimensionale caratterizzato dai colori caldi della terra.

I salotti parigini - dove si respirava un’aria intrisa di vitalità bohemienne - accolsero la sua arte e la sua personalità indomita e le offrirono gli stimoli per la creazione delle prime opere di rilievo, eppure, ben presto, l'India trasse a sé la pittrice come il canto di una sirena.

Sulle tracce delle proprie origini: il periodo indiano

Il trasferimento in India nel 1934 condusse l'artista a un graduale distacco dai predecessori occidentali. La Sher-Gil sviluppò qui un’interessante autonomia artistica, tanto nei soggetti quanto nello stile.

L'interesse per l'attualità e la difesa degli oppressi, la portarono a raffigurare donne umili impegnate in scene di vita quotidiana (per le quali si ispirò soprattutto all'artista indiano Rabindranath), oppure individui di bassa estrazione sociale.

Nel "periodo indiano" esplose un altro tratto distintivo della Sher-Gil, perfettamente riassunto nell'opera del 1938 Scena del villaggio e ispirato al pittore contemporaneo Abanindranath Tagore: l'uso coraggioso del colore nelle sue tonalità più brillanti.
Anno dopo anno, la pittura dell'artista divenne infatti sempre più essenziale e cromaticamente audace, con le figure messe in risalto da una luce intensa e da rossi e bianchi sempre più vividi.

Nello stesso quadro, è evidente la volontà di raffigurare i soggetti immersi nella semplicità della vita quotidiana - colti in uno stato di malinconia, dolore o rassegnazione - e l'abbandono del dettaglio, che fa sì che dalla tela emerga il reale significato di gesti, sguardi e situazioni. La realtà rappresentata da questa grande artista, privata di ogni orpello stilistico, è il ritratto empatico ed essenziale della società a cui Amrita amava dare voce.

Dopo un breve periodo ungherese, Amrita Sher-Gil tornò a dipingere in India. Nell'ultima fase di una vita molto breve, l’artista spezzò ancora di più i legami con la tradizione europea e con i concetti accademici di profondità, per ricercare il fascino di figure essenziali e bidimensionali, con uno stile vibrante e intenso che la accompagnò fino ai suoi ultimi giorni.

Cover: Bride's Toilet, Amrita Sher-Gil. Distributed under Public Domain Mark 1.0 license via Wikimedia

Immagine interna 1: Amrita Sher-Gil, autore sconosciuto. Distributed under Public Domain Mark 1.0 license via Wikimedia

Immagine interna 2: Group of three girls, Amrita Sher-Gil. Distributed under Public Domain Mark 1.0 license via Wikimedia

Immagine interna 3: Village Scene, Amrita Sher-Gil. Distributed under Public Domain Mark 1.0 license via Wikimedia

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