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Damien Hirst e il suo “falso relitto sepolto da millenni” alla Galleria Borghese

08 settembre 2021

Galleria Borghese a Roma ha aperto le sue porte ad Archaeology now, l’attesissima mostra di Damien Hirst, in cui la produzione dell’artista contemporaneo inglese – il cui lavoro è spesso fondato su concept arditi che risultano controversi e dibattuti – si affianca alle opere classiche, barocche e alle magnifiche sculture romane della collezione permanente del museo, creando un interessante dialogo tra passato e presente, tra materiali, tecniche e colori di ieri e di oggi. A rendere l’evento ancora più straordinario è l’esposizione di oltre ottanta opere dalla serie: Treasures from the Wreck of the Unbelievable.

Un mito sepolto per due millenni nelle profondità marine

La storia di Treasures from the Wreck of the Unbelievable è già di per sé un’opera d’arte capace di far palpitare i cuori più avventurosi. “Unbelievable” (“Incredibile”),  è il nome della nave appartenente a un liberto di Antiochia, Cif Amotan (anagramma di “I am fiction“), ricco collezionista vissuto duemila anni fa. La nave è stata rinvenuta sui fondali dell’Oceano Indiano nel 2008 da una spedizione finanziata e guidata proprio da Damien Hirst. È stato lui a recuperare e presentare al mondo una serie di antichi oggetti sepolti per due millenni nelle profondità marine, testimonianze di civiltà che spaziano dal Medio Oriente alla civiltà classica, offrendo una vera e propria raccolta di manufatti della nostra storia sul Pianeta Terra.

Sensazionale, senz’altro, peccato che non ci sia niente di vero. La storia è stata interamente creata dall’immaginazione dell’autore che ha dato vita a un vero e proprio mito presentato per la prima volta a Venezia nel 2017. In quell’occasione, ovviamente, aveva stregato il pubblico. Si parte con il (finto) documentario che ricostruisce scrupolosamente i momenti del recupero del relitto. Il tutto è narrato come fosse un racconto cinematografico ricco di riferimenti storici, culturali, artistici e pop. Un film in bilico tra realtà e finzione, un pot pourri di stili e influenze che pesca da diversi universi culturali, con riferimenti che vanno dai classici dell’animazione fino alla mitologia greca.

In questo percorso, Damien Hirst riesce al contempo a rendere omaggio e a rafforzare le nostre più importanti correnti culturali e sociali, concretizzando nel carico recuperato dalla nave Unbelievable l’intera storia artistica umana. Storia che, sembra volerci dire, ha bisogno di essere riscoperta in ogni suo tratto.

“Mi sento molto fortunato quando mi siedo sul divano di casa davanti al mio Bacon (quadro del pittore Francis Bacon, ndr); proprio per questo, ogni volta che me lo chiedono in prestito per una mostra, dico sempre di sì, quasi per liberarmi dal senso di colpa, perché continuo a essere convinto che l’arte debba essere per tutti, sempre e comunque”

Tra passato, presente e immaginario

Ciò che risulta palese negli intenti di Damien Hirst è la volontà di stupire e coinvolgere il pubblico. Inserirlo in un processo immaginario che, una volta attratto lo spettatore, lo renda partecipe di una storia. Treasures from the Wreck of the Unbelievable è un viaggio artistico che porta il visitatore a confrontarsi con realtà inaspettate. Esplorando l’esposizione ci si trova davanti a sculture delle celebri mascotte del mondo dell’animazione, come Mickey Mouse, interamente ricoperte da incrostazioni marine, risultato dei presunti millenni trascorsi sul fondale. Il tutto in una cornice che è quella rigorosa della villa del collezionista d’arte Scipione Borghese.

È strano quindi passare dalle opere di Canova, Bernini, Caravaggio, Raffaello e tutti gli altri artisti ai “relitti” della fantasiosa nave Incredibile? Sorprendentemente la risposta è negativa. Anzi, questo interessante contrasto offre una sensazione di interconnessione artistica, storica e culturale che si fa fortissima, garantendo efficacia al principio che muove il progetto del genio britannico.

All’interno del percorso – che sarà fruibile dal pubblico fino al 7 novembre di quest’anno – trovano anche spazio la colossale scultura Hydra and Kali, esposta nello spazio esterno del Giardino Segreto dell’Uccelliera, e la serie di dipinti Colour Space, per la prima volta in Italia. Quest’ultima rappresenta una sorta di evoluzione degli Spot Painting ma, in un certo senso, anche una riscoperta e una rivisitazione della serie e sottolinea l’eccezionale tecnica manuale e materiale dell’artista. D’altronde sono proprio l’attenzione per i materiali e la padronanza con la quale questi vengono trattati a dimostrare l’eccezionalità di un maestro come Damien Hirst.

Cover via ufficio Stampa Ministero della Cultura – Galleria Borghese

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