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Ecco i più importanti furti d’arte della storia

24 marzo 2021
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Sono tante e famose le opere d’arte rubate nel corso degli anni. Da Caravaggio a Rembrandt fino a Van Gogh, questi furti sono passati alla storia non solo perché clamorosi ma anche perché alcuni di essi non sono mai stati risolti e sono tuttora avvolti nel mistero, mentre altri, quando si concludono con il ritrovamento dell’opera, risultano quasi surreali e fanno anche un po’ sorridere.

In certi casi poi la storia di alcune opere d’arte è stata letteralmente trasformata proprio da un furto. Come nel caso del dipinto “The Last Judgment” (1467–71), trittico del pittore di origine tedesca Hans Memling rubato nel 1473. Si tratta in assoluto del primo furto d’arte avvenuto per mano di pirati polacchi, che intercettarono il dipinto nel suo viaggio in nave alla volta di Firenze, patria dei committenti, ovvero il banchiere fiorentino Angelo Tani, direttore del Banco Medici a Bruges, e la moglie Caterina Tanagli, e i cui nomi compaiono negli stemmi di famiglia dipinti nei due pannelli. I ladri portarono la refurtiva alla Basilica dell’Assunta a Danzica e, nonostante gli sforzi italiani per riappropriarsene, si trova tuttora nel Museo Nazionale della città polacca. Il trittico, che immaginava la seconda venuta di Cristo, è composto da un grande pannello centrale rappresentante il Giudizio Universale e da due pannelli laterali raffiguranti la Porta del Paradiso, sul cui retro è rappresentato il committente Angelo Tani, e l’Inferno, sul cui retro c’è invece Caterina Tanagli.

È del 1911 invece il furto passato alla storia come il più audace perché coinvolse “La Gioconda” di Leonardo da Vinci, trafugata dal Louvre di Parigi da un impiegato italiano del museo, tale Vincenzo Peruggia, che, semplicemente, la infilò sotto la giacca portandola con sé. Peruggia, che compì questo gesto per quello che definì puro patriottismo, convinto che l’opera dovesse essere riportata nel suo Paese, nascose il dipinto sotto le assi del pavimento del suo appartamento per due anni, salvo poi essere colto in flagrante mentre tentava di venderlo alla Galleria degli Uffizi per qualche milione di lire. In carcere per pochi mesi, al suo rilascio fu salutato come un eroe dagli italiani. L’opera tornò al Louvre nel 1913.

In una notte buia e tempestosa tra il 17 e il 18 ottobre del 1969, invece, i ladri entrarono nell’Oratorio di San Lorenzo a Palermo per rubare la “Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi”, un dipinto a olio su tela realizzato da Caravaggio tra il 1600 e il 1609 che si trovava sull’altare. Molte le ipotesi avanzate sulle sorti dell’opera, tuttora ignote: dal coinvolgimento della mafia fino a un epilogo tragico – forse il dipinto sarebbe stato bruciato o mangiato da topi e maiali. La sparizione del capolavoro colpirà Leonardo Sciascia, fornendogli lo spunto per il suo ultimo racconto, Una storia semplice. Nonostante le ricerche non si siano mai fermate, la “Natività”, il cui valore di mercato si aggirerebbe oggi intorno ai 20 milioni di dollari, non è stata ancora recuperata ed è stata inserita dall’FBI nella lista mondiale dei dieci capolavori rubati più importanti.

La Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza è protagonista di un misterioso furto nel 1997. Si tratta del dipinto “Ritratto di signora” realizzato da Gustav Klimt tra il 1916 e il 1917, scomparso e ritrovato, quasi per caso, 22 anni dopo. La cornice del dipinto fu subito trovata sui tetti dell'edificio facendo pensare a una fuga dei ladri (o forse a un loro ingresso) dai lucernari della galleria. La tela invece fu rinvenuta per caso dai giardinieri durante i lavori di pulitura di una pianta d’edera su una parete esterna del museo. Su questa parete era presente una botola che, una volta aperta, ha riportato alla luce la Signora di Klimt. Nonostante le indagini anche piuttosto rocambolesche e portate avanti a più riprese, ancora oggi gli inquirenti non hanno scoperto gli autori del furto. Se inizialmente, infatti, furono sospettati i custodi della galleria, la loro posizione fu archiviata per mancanza di prove. Fu solo nel 2016 che l’inchiesta venne riaperta dopo un’indagine sulla cornice – unico reperto sul quale poter condurre approfondimenti - e che rivelò sulla sua superficie tracce del dna di uno dei ladri. In seguito a una testimonianza, poi, spuntò addirittura una misteriosa pista esoterica. Ad oggi dunque non si sa nulla di più se non che il ritrovamento sia stato del tutto casuale.

Il colpo del millennio però è stato compiuto il 20 maggio 2010 con un bottino da ben 500 milioni di euro. A essere trafugati dal Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris furono “Nature morte aux chandeliers” di Fernand Léger, “L’olivier près de l’Estaque” di Georges Braque, “La donna con il ventaglio” di Modigliani, “La Pastorale” di Matisse e “Le pigeon aux petits pois” di Pablo Picasso. Ben 5 capolavori dell’arte rubati da un unico uomo, così come hanno testimoniato le telecamere del museo che hanno ripreso una sagoma incappucciata vestita di nero. Il moderno Lupin, al secolo Vjeran Tomic, poi soprannominato Spider-Man, pare che lavorasse su commissione per un commerciante di nome Jean-Michel Corvez. Una volta catturato, Tomic è stato condannato a otto anni di carcere da un giudice per aver trafugato “beni culturali appartenenti al patrimonio artistico dell’umanità”.

Non va dimenticata la vicenda de “Il ritratto di Jacob de Gheyn III”, un olio su tela del 1632 di Rembrandt. Questo dipinto è stato ribattezzato dal Guinness dei primati il “Takeaway Rembrandt” ovvero un “Rembrandt da asporto” perché è stato rubato ben sette volte. Il furto è stato chiaramente agevolato dalle piccole dimensioni dell’opera, che misura solo 30×25 centimetri. Una storia rocambolesca che parte dalla galleria Dulwich Picture di Londra dove, nel 1966, fu rubato assieme ad altre nove opere ma fortunatamente ritrovato dopo alcuni giorni e rimesso al suo posto. A seguire i ladri furono, tra gli altri, un visitatore che decise di infilarlo sotto al giaccone e portarlo via perché gli ricordava sua madre, un gruppo di rapinatori che si introdussero nel museo sfondando il lucernario e calandosi all’interno con delle corde come nel film Mission Impossibile, e addirittura ignoti che lo abbandonarono su un taxi dove la polizia lo ritrovò nel 1981. In tutti i casi il ritratto ritornò sempre al suo posto dove tuttora è conservato ovvero alla Dulwich Picture Gallery di Londra.

Anche Van Gogh non è esente da trafugamenti, anzi è stato oggetto di numerose rapine di alto profilo. Quella del 2002 però ha generato una grossissima eco perché il museo di Amsterdam dedicato al post-impressionista si stava preparando per celebrare il 150° anniversario della nascita dell’artista. I ladri rubarono due dei primi dipinti del Vincent Van Gogh Museum riuscendo a entrare nell’edificio usando semplicemente una scala e rompendo una finestra. Dei dipinti non c’è stata traccia fino al 2016 quando sono stati rinvenuti in una fattoria vicino a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli. La Polizia ritiene che il furto sia collegato alla camorra.

Un’altra storia avvincente è quella che riguarda il Palazzo Ducale di Urbino che fino al 1975 era considerato uno degli spazi d’arte più sicuri d’Italia nonostante non fosse dotato di un sistema elettronico di sorveglianza. Nel febbraio del 1975 però il museo perse questa sua caratteristica quando dei criminali rubarono tre opere rinascimentali di Raffaello e Piero della Francesca, probabilmente con l’obiettivo di venderli sul mercato internazionale. Si tratta di opere pittoriche di inestimabile valore artistico e storico ovvero “Ritratto di Gentildonna” o “La Muta” di Raffaello Sanzio, “La Flagellazione di Cristo” e “La Madonna di Senigallia” di Piero della Francesca. Le tre tavole furono recuperate nel marzo dell’anno successivo a Locarno, in Svizzera, e vennero catturati gli autori del furto definito dagli organi di stampa internazionali come “il più grande che la Storia ricordi”.

Sebbene la maggior parte delle rapine qui raccontate sia avvenuta nei musei, alcune hanno coinvolto anche collezionisti privati. Uno di questi casi si è verificato a Madrid nel 2015, quando i ladri hanno fatto irruzione nella casa di José Capelo, che possedeva diversi dipinti del suo amico, l’artista inglese Francis Bacon. Mentre Capelo era a Londra, i ladri hanno rubato cinque dipinti di Bacon per un valore di 33,3 milioni di dollari. Sette persone sono state arrestate in relazione alla rapina e la polizia ha recuperato tre dei cinque dipinti nel 2017. Anche se la polizia spagnola ha tenuto privati la maggior parte dei dettagli del furto, El País l’ha definito “il più grande colpo di arte contemporanea nella storia spagnola recente”.

Forse però il più grande furto d’arte di tutti i tempi rimane il furto Gardner, in cui i ladri sono riusciti a trafugare ben 13 opere dall’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston, nel 1990. Un bottino dal valore complessivo di oltre 500 milioni di dollari che comprendeva “Il concerto” di Vermeer, che si crede essere l’opera d’arte scomparsa più preziosa al mondo. Tra le altre tele anche un Manet, diversi schizzi di Degas e tre Rembrandt, tra i quali il suo unico paesaggio marittimo. Dopo 31 anni e una ricompensa di 5 milioni di dollari ancora in sospeso, rimane un mistero irrisolto. Al posto dei quadri, le cornici vuote ricordano il misfatto.

Articolo di Patrizia Vitrugno

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