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Quando Guggenheim lanciò Pollock… su suggerimento di Mondrian

05 aprile 2022

Quando le veniva chiesto quale considerasse essere il suo più grande successo, Peggy Guggenheim rispondeva sempre "aver scoperto Jackson Pollock".

Eppure, in Il retaggio di Jackson Pollock, Paolo Barozzi - direttore di galleria e giornalista italiano nonché assistente della Guggenheim negli anni '60 - racconta che era stato Piet Mondrian a suggerirle caldamente di puntare sul giovane Pollock. Perché in realtà il primo impatto della Guggenheim con un quadro dell'artista (The stenographic figure) era stato tutt'altro che positivo.

Lo sguardo al futuro dell'arte

“Questa iniziativa avrà assolto al suo compito solo se riuscirà ad essere d’aiuto al futuro e non a registrare il passato”, si legge nel comunicato d’apertura della collezione Art of This Century  (dal sito ufficiale della Peggy Guggenheim Collection), ideata nel 1942. In quegli anni, infatti, era cruciale per i mecenati delle discipline artistiche mantenere uno sguardo al futuro e alle generazioni a venire.

Per farlo, la collezionista d'arte cominciò ad abbracciare come mai aveva fatto prima le svariate forme dell'Avanguardia, dando voce a talenti ancora poco noti e portatori di nuove e stravolgenti idee.

Peggy Guggenheim, la mecenate dell’Avanguardia 

Basta una rapida occhiata all’albero genealogico di Marguerite Guggenheim (New York 1898 - Camposampiero 1979) per capire quanto l'arte le scorresse nelle vene. Prima di lei, il padre e il nonno - Benjamin e Solomon R. Guggenheim - erano stati collezionisti, con a disposizione un patrimonio economico che agevolava la loro passione per l’arte. Con un retaggio di questo calibro, la piccola Peggy non poté che crescere in un ambiente intriso di cultura e bellezza.

Dopo la morte del padre nell'affondamento del Titanic, la Guggenheim viaggiò molto e frequentò i salotti culturali di New York, nei quali conobbe quello che sarebbe diventato il suo primo marito, il pittore dadaista Laurence Vail.
La vicinanza con Vail e i più grandi scrittori e artisti dell’epoca - tra cui Marcel Duchamp - le permisero di avvicinarsi al mondo dell’Avanguardia e di appassionarsi ai suoi molteplici volti.

L’Europa l’accolse a braccia aperte dopo il divorzio con Vail nel 1928. Fu in particolare Londra il luogo in cui la sua carriera come collezionista d'arte e mecenate ebbe inizio. Nel 1938 inaugurò la Guggenheim Jeune (la prima di molte gallerie allestite nella sua vita) che inizialmente accolse opere di artisti all’epoca ancora emergenti, come Vasilij Kandinskij. La collezione divenne in seguito un museo fisso che ospitò personalità già ampiamente affermate, tra cui Pablo Picasso, Salvador Dalì, Georges Braque, Max Ernst (che Peggy sposò nel 1941) e Piet Mondrian, che la aiutò a tornare a guardare al di fuori della cerchia di artisti di successo che andava formandosi intorno a lei.

Peggy Guggenheim e Jackson Pollock: un’ammirazione nata col piede sbagliato

Nel suo libro, Paolo Barozzi racconta il primo impatto tra lei e un'opera del pittore statunitense. Guardando Figura stenografica, il giudizio della collezionista fu tranchant: “Orribile”. Per rincarare la dose, rivolgendosi a Mondrian, aggiunse: “Questo giovane ha seri problemi, dipingere è uno di questi". Ma la sua netta bocciatura non trovò conferma da parte dell'olandese. Mondrian, fissando l'opera, rispose: “Penso che questo sia il quadro più interessante che ho visto in America. Non devi perdere di vista quest’uomo”.

Nell'opera esposta alla mostra Art of This Century, Pollock si fa guidare da suggestioni derivate tanto dal cubismo quanto dalla moderna psicanalisi di stampo junghiano, che si intravedono nella rappresentazione quasi simbolica di corpi scomposti. L’uso del colore è audace, ispirato in parte a Picasso. Dinanzi a una espressione di talento tanto notevole, il lungimirante Mondrian rimase ammirato, convincendo la Guggenheim a dare una chance a Pollock.

Sia lui che Duchamp intravidero nell'artista una personalità geniale. Peggy decise di divenire la sua mecenate, organizzando diverse sue mostre personali a cavallo tra il 1943 e il 1947.

Un murale che suggella un’amicizia speciale

Il loro incontro ebbe un ruolo cruciale: fu Peggy ad aiutare economicamente l’artista a pagare la casa e il laboratorio a Long Island, là dove presero vita i suoi celebri schizzi di colore su tela.

L’amicizia che legò Pollock e Guggenheim è sintetizzata in una delle più grandi opere dell’artista, Murale, commissionato dalla collezionista stessa nel 1943. Proprio lei, che precedentemente non aveva compreso il talento espresso da Pollock nella Figura stenografica, chiese all’artista di creare un murale di grandi dimensioni, con cui decorare l’ingresso del suo nuovo appartamento di New York.

Nell'opera Pollock sembra raggiungere con maggiore consapevolezza lo stile che lo rese famoso, chiamato pouring o colatura. Sulla tela - che con i suoi 6 metri di lunghezza è la più grande da lui realizzata - gli spruzzi di colore formano segni curvilinei intrecciati tra loro, simili a volute, che riempiono tutta la scena. È interessante notare come dietro a tali segni astratti si possano intravedere le figure di alcuni animali, secondo uno stile che ricorda l’arte dei Nativi Americani, che Pollock spesso assunse come ispirazione.

Tre anni più tardi, Peggy Guggenheim si fece fotografare assieme a Pollock di fronte all’opera, fossilizzando così nel tempo un istante capace di raccontare una storia.

Dietro a molte delle opere che seguirono la crescita artistica di Pollock si cela un legame che supera il semplice mecenatismoUn sodalizio che testimonia l'amicizia, oltre il valore artistico. Il loro rapporto continuò anche quando la vita condusse la collezionista a Venezia. L'astrattismo di Pollock trovò infatti spazio nella sua celebre galleria presso Palazzo Venier dei Leoni, la Peggy Guggenheim Collection.

Credits

Cover: Peggy Guggenheim 1937, archivi familiari. Distributed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International, 3.0 Unported, 2.5 Generic, 2.0 Generic and 1.0 Generic license via Wikimedia; FormlessEx, Yellow Islands, Jackson Pollock. Distributed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license via Wikimedia

Immagine interna 1: Piet Mondrian 2, De Stijl. Distributed under Public Domain Mark 1.0 license via Wikimedia

Immagine interna 2: Peggy Guggenheim sur les marches du pavillon de la Grèce en 1948 (24è Biennale de Venise), Jean-Pierre Dalbéra. Distributed under CC BY-NC 2.0 license on Flickr

Immagine interna 3: Jackson Pollock, autore sconosciuto. Distributed under Public Domain Mark 1.0 license via Wikimedia

Immagine interna 4: Stenographic Figure, Eric Parker. Distributed under CC BY-NC 2.0 license on Flickr

Immagine interna 5: Jackson Pollock, jpellgen. Distributed under 
CC BY-NC-ND 2.0 license on Flickr

Immagine interna 6: Foto royalty free disponibile su www.guggenheim-venice.it

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