Articoli
8 minuti
Arte
Arte

Dimensioni dorate: Palermo, Cefalù e Monreale e i mosaici in stile normanno-bizantino

04 ottobre 2021

Chi ha la fortuna di visitare la Sicilia non può che rimanere incantato di fronte alle opere d’arte che conserva. Tassello dopo tassello, questa regione ha costruito la propria storia come uno dei suoi mosaici, raccogliendovi un amalgama di culture, usanze e influenze.

Da nessuna parte come in questa regione, apprezzare un’opera musiva normanno-bizantina a Palermo, Cefalù o Monreale significa compiere un affascinante, dinamico viaggio nel tempo.

La conquista normanna della Sicilia

In origine mercenari e conquistatori, i Normanni si abbatterono sulla Sicilia come un’ondata rivoluzionaria che investì tanto la cultura quanto l’architettura e l’arte. Ad accoglierli all’inizio del XI secolo d.C. fu una regione già ampiamente stratificata dal punto di vista culturale e artistico, grazie al susseguirsi di popolazioni nel corso dei secoli; Fenici, Greci e Romani, a cui erano seguiti secoli di egemonia bizantina, dal 535 d.Cfino all’arrivo – essenziale per lo sviluppo culturale ed economico dell’isola – degli islamici, dall’827.

L’influenza normanna si fece sentire sul piano politico, grazie a una dinastia che favorì i commerci, le conquiste, le arti e l’economia. Ruggero I d’Altavilla avviò nel 1061 la conquista del territorio inizialmente al soldo dei bizantini, mentre il successore Ruggero II istituì nel 1130 il Regno di Sicilia. La definizione politica e culturale dell’isola continuò poi con Guglielmo I, Guglielmo II e Tancredi.

Accogliendo anche gli elementi dell’arte e dell’architettura islamica, i Normanni predilessero lo stile bizantino per la realizzazione delle loro opere, che rimangono a noi come esempio di una cultura aperta alla multietnicità. Fu in particolare per la tecnica del mosaico che Ruggero II d’Altavilla si avvalse di maestranze bizantine o di scuola bizantina, secondo uno stile che si può ammirare in molti edifici storici della Penisola, come la Basilica di San Marco a Venezia e la Chiesa di San Vitale a Ravenna.

Forza narrativa e ricerca della luce nei mosaici bizantini

Considerato dai bizantini come la forma d’arte religiosa per eccellenza, il mosaico divenne anche per i Normanni un elemento visivo immancabile negli edifici sacri, attraverso il quale ricercare la comunione con il divino e dare vita a figure astratte, capaci di narrare la storia biblica anche alla fascia meno alfabetizzata della società.

Utilizzando tessere in vetro, in marmo o in ceramica dalla forma piatta, ai personaggi e alle scene rappresentate veniva tolta ogni traccia di dinamismo, per esaltare ancora di più la loro dimensione spirituale. L’appiattimento dei tratti e la mancanza di realismo non fu però d’ostacolo alla loro incredibile forza narrativa e religiosa.

La bidimensionalità delle immagini amplificò la loro monumentalità, mentre l’utilizzo di tasselli dai colori accesi permise ai cicli musivi di mantenere un tono solenne, in linea con le tematiche rappresentate.

Ma fu soprattutto la frequente applicazione di una lamina dorata o argentata tra una tessera e l’altra a portare queste meravigliose opere d’arte a un livello sempre più trascendentale, grazie alla loro capacità di attrarre la luce e di amplificarla, come simbolo della presenza divina anche sul piano terreno.

La solennità, la monumentalità e la spiritualità venivano esemplificate bene anche grazie alla figura del Cristo Pantocratore (dal greco pan kràtein, “Signore onnipotente di tutte le cose create”). Elemento ricorrente e dominante nei mosaici bizantini, il Cristo è tipicamente vestito con abiti imperiali e ritratto con la mano alzata in atto di benedizione.

L’unione tra il sovrano normanno e Dio nella Cappella Palatina a Palermo

È sufficiente recarsi a Palermo per essere testimoni di questa preziosa amalgama di ispirazioni, all’interno della Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglia (anche nota come “Martorana”) e soprattutto nella Cappella Palatina, parte del complesso monumentale di Palazzo dei Normanni ed esempio più eclatante del meraviglioso stile normanno-bizantino in Sicilia.

Costruita nel 1129, questa basilica a tre navate è l’emblema dell’incontro tra Oriente e Occidente, ben rappresentato da un presbiterio in stile bizantino, dalla presenza di iscrizioni latine e greche e da elementi decorativi di chiara matrice araba.

Ad ammaliare sono però soprattutto i tre magnifici cicli musivi che decorano gli absidi, il transetto e la maestosa cupola, e che raccontano ai fedeli la vita di Cristo e dei Santi, la storia della Genesi ed episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento. 

Qui svetta la figura del Cristo Pantocratore. La sua importanza nell’iconografia bizantina è tale da divenire protagonista di tutti e tre i cicli musivi della Cappella Palatina, come a voler sottolineare l’unione tra il sovrano normanno e Dio. 

Lo ritroviamo nella parte centrale della cupola, vestito con abiti imperiali bizantini, in atto di benedizione e con in mano il Vangelo. La sua immagine – qui attorniata da una schiera di otto Arcangeli, da dodici Profeti e dai quattro Evangelisti – si ripete nelle absidi e nella controfacciata, accanto ai Santi Pietro e Paolo, agli Apostoli e altre figure bibliche.

L’amalgama di stile nordico e orientale nel Duomo di Cefalù

Il viaggio alla scoperta della Sicilia normanno-bizantina passa in seguito per la Basilica Cattedrale della Trasfigurazione – definita anche Duomo di Cefalù.

È proprio in questo edificio sacro – costruito a partire dal 1131 per ordine di Ruggero II – che la natura poliedrica della Sicilia prende forma. Esempio eloquente della stratificazione artistica tipica del periodo normanno, la struttura presenta un marcato stile nordico, ma accoglie influenze orientali, dovute alla scelta del sovrano di circondarsi di maestranze bizantine.

Realizzati in due fasi che vanno complessivamente dal 1148 al 1166 (fatta eccezione per il frammento di mosaico paleobizantino risalente al VI secolo), i cicli musivi qui presenti si concentrano nell’abside e nelle pareti laterali del presbiterio.

Le raffigurazioni di Santi e Profeti che ricoprono le pareti e le figure ultraterrene dei Cherubini e dei Serafini, che dall’alto della crociera osservano i visitatori, vengono anche qui dominate dalla presenza del Cristo Pantocratore. L’immagine di Gesù sovrasta altre tre fasce mosaicate, i cui tasselli magistralmente posizionati ricreano le figure della Madonna, degli Arcangeli, di Santi, Evangelisti e Apostoli.

Il Cristo avvolto nei tasselli dorati nel Duomo di Monreale

Se la Cappella Palatina e il Duomo di Cefalù presentano uno stile artistico più legato alla tradizione normanno-bizantina, la Cattedrale di Santa Maria Nuova – nota come Duomo di Monreale – sembra inserire nuovi elementi, complice anche la realizzazione più tarda (1172).

L’edificio, commissionato da Guglielmo II, presenta mosaici caratterizzati da linee frammentate, che donano alle figure un aspetto movimentato. Nei vasti cicli musivi vengono affiancati agli episodi biblici comunemente più diffusi numerosi riferimenti alla vita di Santi e di figure minori.

Anche qui possiamo ritrovare il Cristo Pantocratore, meraviglioso e immenso. Situata sulla superficie del catino absidale, l’immagine di Gesù viene esaltata dalla luminosità dei tasselli dorati che la avvolgono, in una sorta di abbraccio poetico che conquista l’occhio e il cuore dei fedeli.

L’arte musiva può sembrare solo una delle tante tecniche che compongono il nostro patrimonio culturale, ma in realtà racconta la storia di una terra attraversata da secoli di cambiamenti. Il mosaico, con la sua eterogeneità ma al tempo stesso la sua capacità di dare forma a un’immagine coerente, può diventare il simbolo della Sicilia stessa: una commistione di culture giunte a noi attraverso opere straordinarie ed eterne.

Vuoi informazioni sulla nostra consulenza e sui nostri servizi?

Naviga il sito e vedi tutti i contenuti di tuo interesse