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La Notte stellata di Van Gogh è diventata una vera icona dell’arte

08 marzo 2021
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Nel 1889, Vincent van Gogh dipinse il suo capolavoro Notte Stellata (De sterrennacht), una delle più celebri opere della storia dell’arte, diventata un’icona della pittura. Van Gogh ha ideato e creato il dipinto mentre soggiornava presso il manicomio di Saint-Rémy de Provence in cui si era volontariamente ricoverato dopo essersi mutilato un orecchio. Oltre a questa tela, il pittore olandese ci ha lasciato quasi duemila opere, tra paesaggi, autoritratti e nature morte, caratterizzati da colori vividi e simbolici, pennellate impulsive ed espressive. Con il suo stile ha gettato le basi dell'arte moderna.

Vincent van Gogh nasce il 30 marzo 1853 nella piccola città di Zundert, nel sud-ovest dell’Olanda. Figlio di un pastore protestante, Vincent cresce in un’atmosfera religiosa e colta, e la religione farà parte della sua vita sin dalla tenera età. Gli anni dell’infanzia sembrano sereni, ma tra il il 1860 e il 1880, quando decide di diventare un artista, van Gogh ha già vissuto due storie d'amore infelici e lavorato come impiegato in una libreria e come predicatore nel Borinage, un distretto minerario in Belgio. Dei minatori del Borinage condivide anche le condizioni di vita estremamente dure, traducendo questa parte del suo vissuto in dipinti dal tono cromatico profondamente cupo come I mangiatori di patate. Nel 1886 raggiunge suo fratello Theo a Parigi, dove scopre la scena dei giovani pittori parigini, il Louvre e le stampe giapponesi; nella capitale francese van Gogh frequenta anche lo studio del pittore Fernand Cormon, dove si trova lavorare accanto ad allievi come Louis Anquetin, Henri de Toulouse-Lautrec e, in particolare, Émile Bernard, con cui stringe un’amicizia molto forte. Influenzato dal lavoro degli impressionisti e da quello degli artisti giapponesi, lo stile di van Gogh inizia a evolversi. Sempre in quegli anni frequenta i pittori Toulouse-Lautrec, Pissarro e Gauguin. Con quest’ultimo stringe un’amicizia che diventa anche un intenso sodalizio artistico, tanto fruttuoso quanto tormentato a causa del difficile carattere di entrambi.

Nel febbraio 1888 van Gogh lascia Parigi e si stabilisce ad Arles: grazie al sole della Provenza il suo stile pittorico cambia ancora e si concentra sulla pittura di paesaggi e scene di vita quotidiana. I suoi lavori, che dall’arrivo in Francia sono determinati da una forte intensità cromatica, sono impreziositi da nuance di colori molto intensi; con il suo trasferimento nel sud della Francia i colori diventano ancora più luminosi, più colorati e sviluppa uno stile unico e riconoscibile. Se i primi lavori di van Gogh raffigurano principalmente contadini e nature morte, con l'evolversi del suo lavoro sviluppa una nuova interpretazione dei paesaggi, focalizzandosi su campi di grano, cipressi e girasoli. Van Gogh perfeziona uno stile inimitabile che raggiunge il suo apice con la creazione dei celebri dipinti quali La camera (1889) e Notte Stellata (1889). Questo periodo prolifico coincide con il suo ingresso volontario nel manicomio di Saint-Rémy de Provence, dove dipinge ferocemente un gran numero dei suoi quadri più noti.

“La mia testa a volte è insensibile e spesso brucia e i miei pensieri sono confusi”, scrive il pittore olandese tra il 1877 e il 1878. Per apprezzare la qualità e il senso di un quadro di van Gogh non si può prescindere dalle circostanze in cui l’ha creato, anche e soprattutto quando la sua precaria salute mentale, il suo costante stato di agitazione, le sue crisi e l’automutilazione, hanno determinato gli ultimi anni della sua vita. Ogni aspetto della sua vita, ogni emozione, ogni aspettativa, giocano un ruolo fondamentale nel risultato finale di un’opera, al pari della sua abilità tecnica.

Gli incontri, le delusioni, le paure, gli incubi e i turbamenti si riversano nelle tele e ci offrono anche uno spaccato sulla lotta di forze contrapposte che caratterizzava la sua  mente. Sotto il profilo pittorico, l’artista olandese è vicino all’impressionismo, pur non riconoscendosi come tale, poiché come pittore piega la realtà alla propria soggettività; il cromatismo della sua pittura è di matrice espressionista, con una rappresentazione della realtà secondo un’assoluta percezione soggettiva. L’esempio più lampante, che evidenzia il superamento di ogni ispirazione impressionista è Notte stellata: Van Gogh attraverso questo dipinto racconta la sua vita emotiva, esprime le proprie emozioni soggettive adoperando un certo simbolismo cromatico, una rappresentazione tumultuosa della natura caricata di significati esistenziali e mistici. La particolarità di Notte stellata è che non è stato dipinto in loco, ma a memoria, a differenza dei suoi dipinti precedenti. Van Gogh desidera indagare a fondo la realtà, trasfigurata dalla sensibilità stessa del pittore: il suo obiettivo è andare oltre le percezioni e le suggestioni immediate con cui interagiamo con il mondo.

Il famoso dipinto raffigura il panorama fuori dalla finestra della stanza del sanatorio di van Gogh a Saint-Rémy-de-Provence. In una lettera al fratello Theo, van Gogh spiega che “Mi fa bene fare ciò che è difficile. Ciò non mi impedisce di avere un enorme bisogno di, devo dire la parola, di religione, quindi esco di notte per dipingere le stelle”. Le stelle nel dipinto sembrano ruotare su loro stesse come se fossero meteore, un turbinio febbrile dettato dalle pennellate che cambiano ripetutamente direzione; è proprio il movimento delle pennellate che guida la forza vorticosa degli astri, resi armoniosi dal contrasto presente tra colori differenti, come il blu cobalto del cielo e il giallo delle stelle. Il movimento delle stelle e la rappresentazione della luce scaturiscono dalle pennellate circolari che ricreano un cielo pieno di nubi e di stelle che scintillano nel firmamento notturno.

Lo stato d’animo dell’artista è centrale all’interno di questo dipinto: con i colori, le energiche pennellate e una concezione anti simmetrica e anti prospettica dello spazio, van Gogh esprime le sue emozioni più intime e profonde. Il dipinto racconta più i sentimenti dell’artista che la natura che lo circonda e sovrasta, particolarità che ha cambiato l’idea stessa della pittura, che dopo di lui non viene più considerata imitazione del mondo, ma gesto fondativo della realtà stessa.

Come spiega il pittore stesso all’interno di una corrispondenza a Theo, risalente al 2 giugno 1889, “Questa mattina dalla mia finestra ho guardato a lungo la campagna prima del sorgere del Sole, e non c'era che la stella del mattino, che sembrava molto grande. Daubigny e Rousseau hanno già dipinto questo, esprimendo tutta l'intimità, tutta la pace e la maestà e in più aggiungendovi un sentimento così profondo, così personale”.

Van Gogh, non potendo uscire dal manicomio dopo il tramonto per dipingere, come avrebbe preferito, osservava dalla finestra della sua camera da letto il cielo che si oscurava e le stelle che si svelavano con l’avanzare della notte. Guidato solo da sentimento e istinto, ha dipinto un cielo notturno diverso da qualsiasi altra cosa dipinta fino a quel momento: un caleidoscopio di luci, vortici di stelle, nuvole e una luna brillante come un sole; una luce e un’energia cosmica che possiamo percepire solo grazie al tra pittore che si è fatto tramite tra noi e la sua sensibilità e visione sul mondo.

Come afferma lo psichiatra tedesco Karl Jaspers nella sua analisi patografica di van Gogh, “Lo spirito creativo dell’artista, pur condizionato dall’evolversi di una malattia, é al di là dell’opposizione tra normale e anormale e può essere metaforicamente rappresentato come la perla che nasce dalla malattia della conchiglia. Come non si pensa alla malattia della conchiglia ammirandone la perla, così di fronte alla forza vitale dell’opera non pensiamo alla schizofrenia che forse era la condizione della sua nascita”.

L’arte di Van Gogh, pagata dal pittore con una vita breve e per gran parte tormentata, spesso resa ancora più penosa dall’incomprensione e diffidenza dei suoi contemporanei, è oggi uno dei simboli più universali del genio creativo dell’umanità. Una porta sempre socchiusa verso il sublime che da generazioni è in grado di riempire di meraviglia chi si trova di fronte a una delle sue opere.

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