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La Ragazza col Turbante, il capolavoro di Jan Vermeer, venne comprato per due fiorini

29 marzo 2021
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Nel 2014, l’artista e writer inglese Banksy decise di omaggiare uno delle opere più famose del maestro olandese Johannes Vermeer proponendo una sua personale rilettura de La ragazza col turbante, anche conosciuta come La ragazza con l’orecchino di perla. Il graffito di Banksy si chiamava The Girl with the Pierced Eardrum (La ragazza con il timpano trafitto) ed era un’esatta copia del quadro di Vermeer, riprodotto però in scala più grande su un muro di Bristol – e con qualche dettaglio, come proprio l’orecchino, reinterpretato.

La ragazza col turbante è senza ombra di dubbio uno dei quadri più iconici al mondo, al punto di essersi guadagnato anche il soprannome di “Gioconda del Nord”. Tutto ciò è sorprendente soprattutto se si pensa che il valore sia della tela che del suo autore è stato a lungo sottovalutato. Jan Vermeer è oggi unanimemente riconosciuto come uno dei più famosi naturalisti olandesi del Seicento ma iniziò a essere noto solo intorno alla seconda metà dell’Ottocentoo. Ci vollero ben due secoli quindi, prima che il mondo si accorgesse del suo capolavoro, il quale venne messo all’asta nel 1881 a L’Aia per soli due fiorini.

Della genesi di molti dei dipinti di Vermeer si sa tutt’ora pochissimo e anche de La ragazza col turbante si hanno pochissime notizie certe prima della fine del diciannovesimo secolo, tanto che alcuni hanno avanzato addirittura l’ipotesi che questa tela possa aver fatto parte della serie di quadri che Vermeer vendette lasciando che fossero attribuiti ad altri. Ciò che è certo è che chi ebbe la felice idea di investire un paio di fiorini per acquistare La ragazza con l’orecchino di perla fu il collezionista Arnoldus Andries des Tombe, su consiglio dello storico Victor de Stuers, un uomo che passò praticamente tutta la vita a evitare che le opere di Vermeer lasciassero l’Olanda. Al costo irrisorio va detto che andarono aggiunti pure trenta centesimi di commissioni d’asta ma, anche così, il prezzo rimane quello di uno dei più grandi affari nella storia dell’arte. Quando Des Tombe morì senza alcun erede all’inizio del Novecento, La ragazza col turbante passò insieme al resto della sua collezione al museo Mauritshuis dell’Aia. Lì rimane ancora oggi, esposta in una stanza al secondo piano di fronte all'altro quadro più celebre di Vermeer: Veduta di Delft.

Questi due dipinti restano probabilmente l’apice della carriera artistica di un pittore poco prolifico, cui vengono attribuite solo 36 opere a fronte delle centinaia completate da molti suoi contemporanei. Ciò si spiega soprattutto col fatto che Vermeer non potè mai considerare la pittura come un’occupazione a tempo pieno. Aveva da mantenere una famiglia numerosissima: i quadri non gli avrebbero mai permesso di sfamare oltre dieci figli. L’artista olandese produsse pertanto i suoi capolavori mentre si dedicava alla ricerca di un lavoro stabile che di fatto mai trovò, anche se a lungo si guadagnò da vivere facendo il mercante d’arte e vendendo per ironia della sorte quasi sempre soprattutto opere altrui.

A dare definitivamente il colpo di grazia alle sue ambizioni artistiche contribuì la crisi economica causata dalla guerra franco-olandese del 1672. Anche quei pochi ricchi che avevano scommesso sui suoi lavori si videro costretti a rinunciare a nuovi acquisti, lasciando il povero Vermeer in breve sovrastato dai debiti. Dopo la morte della moglie a causa degli stenti, al pittore olandese non rimase che cercare di vendere tutto ciò che aveva per pochi soldi, nella speranza di estinguere i debiti e dare un futuro ai suoi numerosi eredi. Probabilmente anche La ragazza col turbante finì in mano a creditori che ne sottovalutarono il valore.

Forse il lavoro di Vermeer venne sottostimato anche a causa dei soggetti che sceglieva: non dipinse mai grandi tele a tema religioso o mitologico. Come altri suoi contemporanei, l’olandese fu soprattutto autore di quella che venne in seguito chiamata “pittura di genere”, ritraendo spesso donne intente a svolgere attività quotidiane o anche paesaggi e nature morte. I suoi erano piccoli quadri pensati per essere appesi nei salotti: non c’era niente di magniloquente in ciò che rappresentava. Anche prima della guerra e della successiva crisi economica, i suoi lavori vennero venduti soprattutto a commercianti della piccola borghesia: allora erano d’altra parte molti i mercanti che passavano per Delft, la città dove Vermeer passò la sua intera vita e da cui non si staccò mai veramente.

Il suo isolamento in questa piccola città ha fatto sì che Jan Vermeer rimanesse un artista dallo stile unico, senza apprendisti a raccoglierne l’eredità. Il fatto che la sua fama non superò mai i confini di Delft è la ragione per cui viene quasi dimenticato nei libri d’arte dell’epoca, in cui si parla della fiorente scena pittorica olandese del Seicento. Il primo saggio su Vermeer arrivò solo nel diciannovesimo secolo, quando due critici scoprirono il suo lavoro e decisero di dedicargli finalmente la meritata attenzione. Il merito della riscoperta tardiva di questo straordinario maestro va ascritto secondo gli storici in particolare al critico francese  Étienne-Joseph-Théophile-Thoré, anche conosciuto con lo pseudonimo di William Bürger. È grazie al lavoro di queste personalità se oggi sappiamo che La ragazza col turbante o La ragazza con l’orecchino di perla venne inizialmente battezzata addirittura con un terzo nome: il primo titolo noto risale al 1676 ed è Un ritratto in stile turco, a causa dell’abbigliamento “esotico” della ragazza rappresentata. Successivamente è stato chiamato Young Man with a Turban and Young Head prima di arrivare alle denominazioni ufficiali.

È certo che quando venne acquistato per la somma esigua di due fiorini e trenta centesimi il quadro fosse in pessime condizioni. Secondo Emilie Gordenker, ex direttrice della Galleria Mauritshuis dell’Aia, il quadro era così sporco che la gente non sapeva davvero cosa rappresentasse. Fu il suo acquirente Arnoldus Andries des Tombe a pulirlo e a capirne per primo le potenzialità, contribuendo a farlo diventare in breve uno dei quadri simbolo della storia dell’arte almeno nel Vecchio Continente.

La definitiva esplosione di popolarità de La ragazza con l'orecchino di perla si ebbe a livello globale però solo all'inizio del Ventunesimo secolo, grazie anche all’onda lunga del successo della mostra del 1995 alla National Gallery of Art di Washington, DC  e alla pubblicazione del romanzo La ragazza con l'orecchino di perla di Tracy Chevalier qualche anno dopo.

Ancora oggi questo capolavoro troppo a lungo misconosciuto non smette di affascinare e continua a riservare sorprese anche agli studiosi. Di recente si è per esempio scoperta la presenza di minuscole ciglia difficilmente visibili ad occhio nudo attorno agli occhi della ragazza ritratta. Secondo i ricercatori, queste ciglia microscopiche, osservate utilizzando i macro raggi X fluorescenti, furono fatte per conferire una maggiore personalità al soggetto del quadro. Si sarebbe inoltre evidenziata la presenza in origine di un telo verde sullo sfondo. Visto grazie a un’attenta analisi delle variazioni di colore, il sipario verde davanti al quale è rappresentata la giovane donna sarebbe piano piano sbiadito nel corso dei secoli fino a scomparire del tutto.

Grazie alle recenti ricerche oggi sappiamo anche che molti elementi della composizione vennero cambiati in corso d’opera, come il collo o la posizione dell’orecchio della ragazza, e abbiamo la certezza che l’opera è riuscita a mantenersi intatta nonostante le mille vicissitudini anche per merito dei pigmenti di qualità utilizzati da Vermeer. Il pittore utilizzava i migliori colori possibili, a partire da un blu oltremare che veniva ottenuto da una pietra che, all'epoca, era considerata molto preziosa. L’autore utilizzò inoltre due pigmenti bianchi con proprietà ottiche differenti per avere un effetto trasparente sulla pelle della modella, soprattutto nelle zone del dipinto in cui il volto passa dalla luce all’ombra.

Nonostante tutto ci sono ancora tanti aspetti de La ragazza con l’orecchino di perla che restano tuttora avvolti nel mistero. La curatrice d’arte Melissa Baron ha collaborato anche all’allestimento di una una mostra su Vermeer e, in merito ai molti segreti che ancora si porta dietro un quadro come La ragazza con turbante ha detto: "A volte le domande sono più intriganti perché non è possibile rispondere. Chi era la modella? Cosa stava pensando? Qual era il suo rapporto con Vermeer? Il mistero fa parte della sua popolarità.” Forse il fascino di quest’opera sta anche e soprattutto in ciò che non ci dice, non è un caso che il filosofo romeno Emil Cioran definisse Vermeer " il maestro dell'intimità e del silenzio" .

Oggi tutti al mondo conoscono La ragazza con l’orecchino di perla anche perché la tela è stata a lungo “in tour” in diversi angoli del mondo, mentre il museo Mauritshuis veniva sottoposto a ristrutturazione. A partire dal 2012, La ragazza col turbante ha viaggiato anche in Giappone e negli Stati Uniti, venendo esposta per un periodo persino a Bologna. Dovunque folle incredibili si sono assiepate per poter osservare questo capolavoro ma, quando il dipinto è tornato in Olanda nel 2014, si è detto chiaramente che il Mauritshuis non avrebbe più prestato il dipinto, assicurando ai visitatori che l'attrazione principale del museo sarebbe sempre lì, nella stanza al secondo piano di fronte alla Veduta di Delft. I due quadri più famosi di Vermeer resteranno per sempre a guardarsi tra loro, venendo a loro volta ammirati da folle di turisti e ammiratori. Forse è giusto così. Forse questo è l’epilogo che sognava anche l’autore di questi capolavori troppo a lungo sottovalutati.

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