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La favola di Schöenberg e Kandinskij ci insegna che l’arte è più potente dell’odio

30 giugno 2019
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Il Novecento è stato il secolo delle avanguardie, creativamente prolifico, altrettanto sanguinoso e crudele. In questo contesto, in equilibrio tra brutalità e progresso, si incontrano due dei rappresentanti di punta della musica e dell’arte figurativa del tempo: Arnold Schönberg, compositore austriaco di origine ebrea, e Vassily Kandinskij, pittore russo e principale esponente dell’astrattismo. Entrambi dalle idee rivoluzionarie, sentono da subito la necessità di far convergere le loro arti. Questa ricerca sinestetica sarebbe servita a rompere schemi e canoni consolidati, emancipando la pittura dall’antico realismo e la musica dalla tonalità.

Il 2 gennaio 1911, a Monaco di Baviera, Kandinskij assiste al concerto per pianoforte e quartetto d’archi di Arnold Schönberg, considerato agitatore di animi e fischiato ovunque per la propria idea musicale. Il concerto colpisce profondamente il pittore per le note che di volta in volta si allontanano dal centro tonale, sviluppandosi in un contrasto mai udito tra timbri dolci e aspri. Il pensiero che Kandinskij ha riversato nella pittura, Schönberg lo ha realizzato nella musica in un percorso parallelo e comune, nel quale non si segue la logica ma si privilegia lo sviluppo di “armoniose dissonanze”. Estasiato da quanto ascoltato, il pittore dipinge Impressione 3, riversando su tela atmosfere, emozioni e sonorità suscitate in lui dal concerto. Riconosce in Schönberg il suo alter ego in campo musicale, nonostante i suoni generati dalle dissonanze che alcuni non hanno paura di definire rumore in aperta ostilità. Così si mette in contatto con il compositore, che non conosceva fino a quella circostanza, per comunicargli la sua ammirazione per il suo lavoro e l’analogia profonda notata tra la sua musica e la sua pittura.

L’affinità che Kandinskij percepisce nei confronti di Schönberg è corrisposta, non solamente nell’ambito artistico e musicale ma anche nel misticismo teoretico e nella visione del mondo. Nella risposta alla lettera del pittore, Schönberg si dimostra d’accordo sull’estrema importanza dell’illogico, spiegando che se si riuscisse a ritenere possibile l’inconcepibile, ci si avvicinerebbe a Dio, perché non ci sarebbe più sforzo nella comprensione. L’arte appartiene all’inconscio, pertanto la ragione, così come la scienza o la cultura, può aiutare, ma nulla è più importante ed efficace dell’istantaneità. A seguito di un fitto carteggio, a metà settembre del 1911, avviene l’incontro tra i due che si riconoscono come interlocutori allo stesso livello spirituale e artistico, trovando terreno fertile per gettare le basi di una collaborazione professionale proficua e per un’amicizia salda.

Il 1911 è un anno di grande importanza per l’arte astratta e per Kandinskij che, con il supporto di Franz Marc, dà vita al collettivo artistico Der Blaue Reiter con il quale ha modo di proporre il proprio pensiero all’interno di un movimento identificabile. La considerazione che gli artisti del Der Blaue Reiter hanno della pittura astratta è quella di un’espressione progressista, che dissolve la realtà così come la conosciamo per ricomporla in maniera non convenzionale, accomunabile alla musica del compositore austriaco, apprezzata da pochi ma al contempo capace di elevare le coscienze di chi la comprende. Kandinskij mostra attenzione anche per l’attività pittorica di Schönberg, pubblicando all’interno dell’almanacco Der Blaue Reiter del 1912, alcuni suoi dipinti e successivamente scrivendo un saggio sulla sua pittura conosciuto come Die Bilder. Schönberg e Kandinskij danno così vita a un linguaggio estremo nel quale suono e colore si fondono. Per comprendere meglio la filosofia musicale che si cela dietro a Schönberg, sempre nel 1912, Kandinskij gli chiede di aiutarlo nella traduzione di un articolo su Skrijabin, che poi sarebbe stato incluso all’interno del Der Blaue Reiter.

Questo contesto di reciproca ispirazione e di vedute comuni, però, trova una brusca frenata a causa della grande guerra, scoppiata nel 1914, con la chiamata alle armi di Schönberg e il ritorno in Russia di Kandinskij. Quando si conclude il primo conflitto mondiale, la Repubblica di Weimar è pervasa da un antisemitismo serpeggiante, sentimento che contribuirà alla crescita del nazionalsocialismo. In quel periodo il pittore russo si è trasferito da Mosca a Weimar dove ha ottenuto una cattedra al Bauhaus, e coglie l’occasione per invitare Schönberg a raggiungerlo per insegnare nel prestigioso istituto, specificando che solitamente gli ebrei non sono graditi, ma un’eccezione sarebbe stata fatta per lui. Oltre alle ingiurie subite dal pubblico nel campo musicale, Schönberg deve fronteggiare le ben più gravi discriminazioni razziali da parte di chi ha stimato per anni, senza riuscire a spiegarsi l’allineamento di Kandinskij, artista dalla spiccata sensibilità, all’odio crescente che si sta diffondendo nella Repubblica di Weimar. La replica di Schönberg, suddivisa in due lettere, è molto dura, e rappresenta un manifesto in difesa dei diritti dell’essere umano e un’accusa diretta alla stupidità che dimora nelle discriminazioni razziali.

“Caro Signor Kandinskij, se avessi ricevuto la Sua lettera un anno fa, avrei mandato all’aria tutti i miei principi, avrei rinunziato alla possibilità di poter finalmente comporre, e mi sarei lanciato allo sbaraglio nell’impresa. Confesso che ancor oggi ho esitato per un momento: tanto grandi sono tuttora in me il desiderio d’insegnare e la facilità agli entusiasmi. Ma non può essere. Quel che sono stato costretto ad imparare in quest’ultimo anno, infatti, mi è finalmente entrato in testa, e non lo dimenticherò mai. Cioè, che non sono un tedesco, un europeo, e forse neanche un essere umano (gli europei preferiscono a me i peggiori della loro razza), ma soltanto un ebreo. [...] Con il suo naso ricurvo ogni ebreo rivela non soltanto la propria colpa, ma anche quella di tutti gli altri che come lui hanno un naso ricurvo. Se però si mettono insieme cento criminali ariani, dai loro nasi si potrà dedurre soltanto l’amore per l’alcool, ma per il resto li si considererà dei galantuomini”.

La risposta di Kandinskij, colpito dalla veemenza delle parole di Schönberg, viene male interpretata, creando ulteriori frizioni e rompendo un sodalizio in apparenza indistruttibile. Successivamente a questo incidente diplomatico, la corrispondenza tra Kandinskij e Schönberg si raffredda, il compositore nel 1933 è costretto a emigrare negli Stati Uniti per sfuggire alle leggi razziali, e anche il pittore, dopo l’accusa di Hitler nei confronti dell’arte moderna, deve lasciare il Bauhaus e la Repubblica di Weimar per trasferirsi a Parigi con la moglie. Un destino simile che, nel 1936, lo spinge a cercare un riavvicinamento con Schönberg che però non avverrà e spegnerà definitivamente ogni flebile speranza di riappacificazione.

La necessità, quasi ossessiva, manifestata dal 1911 al 1914 da Kandinskij di collaborare con Schönberg, ha offuscato le differenze tra le loro due visioni: per Schönberg l’idea di un’arte totale si trova a margine della sua ricerca, il rapporto suono-colore è del tutto casuale e non assume un ruolo principale come in Kandinskij. Non ci sono state rilevanti confluenze artistiche, bensì solamente stima, rispetto e una voglia comune di rinnovare in maniera profonda l’arte, influenzandosi e confrontandosi. Una collaborazione che non ha potuto esprimere il proprio potenziale a causa degli eventi esterni che hanno condizionato i due artisti, deteriorando la relazione artistica e umana che si era instaurata.

Articolo di Nicola Berardinelli

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