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Shurooq Amin, la poetessa e pittrice paladina dei diritti civili in Kuwait da quasi 30 anni

09 giugno 2021

Da sempre uno degli obiettivi dell’arte è di sfidare il senso comune proponendo un punto di vista alternativo, talvolta un’intera realtà alternativa a quella corrente. È così che un’artista talentuosa e tenace come Shurooq Amin può diventare una delle voci più importanti per la libertà d’espressione in Kuwait.

Shurooq Amin è nata e cresciuta nello Stato mediorientale da padre autoctono e madre siriana. È proprio grazie al lavoro del padre che sin da giovanissima può viaggiare, conoscendo e assorbendo la cultura delle principali capitali europee tra cui Roma, Londra, Mosca, Parigi e Madrid. Sempre grazie alla mentalità aperta del padre, viene educata in maniera indipendente. Così come racconta lei stessa in un’intervista con El País, da piccola le capitava indifferentemente di giocare a calcio insieme al fratello o con le bambole insieme alle altre bambine. Un’educazione che, nonostante i rigidi costumi del Paese, le permette successivamente di raggiungere diversi successi in campo universitario. Nel 1988, a 21 anni, consegue la laurea in letteratura inglese all’Università del Kuwait. L’anno successivo si sposta alla Kent University nel Regno Unito dove ottiene un master in lettere moderne.

Proprio durante la formazione accademica sviluppa un linguaggio artistico tutto personale che fonde le sue due passioni: la pittura e la poesia. Si specializza quindi in quella che in termine tecnico viene definita Ekphrasis, traducibile letteralmente dal greco con l’espressione “descrivere con eleganza”. La sua attenzione è puntata sin da subito sull’esplorazione di tematiche religiose e sessuali. Ancora giovanissima è protagonista della sua prima mostra monografica realizzata nel 1992.

Nel 2010 avviene un cambiamento decisivo per la sua carriera di pittrice. In quest’anno, infatti, divorzia dal marito e matura una nuova coscienza critica che trasferisce irrimediabilmente nella sua produzione artistica. Come dirà in seguito, dopo la separazione Amin si rende conto di aver infranto uno dei tanti, troppi, tabù della società in cui vive e di sentirsi giudicata per questo.

Nel 2012 dà vita alla sua nuova mostra dal titolo It’s a Man’s World, con la quale mette a nudo le contraddizioni della popolazione maschile del Kuwait, presentando quella che lei stessa ha definito la “dicotomia dell’uomo arabo”, ovvero perfetto osservante dei principi e dei divieti religiosi in pubblico e, al contrario, più disinibito e libertino all’interno delle mura domestiche. La sua denuncia sociale non viene apprezzata dalle autorità che ne decretano la chiusura dopo appena tre ore dall’inizio. Il motivo: la presenza di “opere d’arte inappropriate”. A decretarne la cessazione è proprio il Ministero dell’Informazione dove lavorava il padre e contro cui nei successivi anni gli scontri si faranno sempre più accesi.

Nel 2013 Shurooq Amin espone a Dubai la collezione Popcornographic e nel 2015 le sue opere vengono ospitate alla 56esima edizione della Biennale di Venezia. Nel 2020 viene di nuovo colpita dalla censura per la mostra Bambole Russe. Il titolo si rifa ai versi della poetessa americana Diane Ackerman (“come le bambole russe, nidifichiamo in noi stessi”). Anche in questo caso le protagoniste femminili dei quadri vengono ritenute troppo scandalose e l’esibizione viene chiusa dopo una settimana.

Tuttavia queste restrizioni non hanno scalfito lo spirito dell’artista. Anzi. Shurooq Amin può vantare diverse antologie di poesia pubblicate in tutto il mondo e una serie impressionante di riconoscimenti internazionali. A livello nazionale, invece, Amin continua a dividere l’opinione pubblica kuwaitiana: i più conservatori la giudicano contraria ai principi della società; i più progressisti la ritengono un simbolo di emancipazione e una paladina dei diritti civili. D’altronde è questo che fa l’arte quand’è davvero azzeccata: provoca, crea dibattiti destinati a trasformare il mondo in un posto migliore.

Vi segnaliamo, infine, che è possibile osservare i suoi lavori sul suo sito ufficiale e sul canale Instagram.

In Cover, The Last of the True Romantics: Chakra Can – Like Russian Dolls. Via sito ufficiale Shurooq Amin

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