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No, non è stato Edison a inventare la lampadina, ma l’italiano Alessandro Cruto

15 luglio 2021

Quando si studia Thomas Edison, imprenditore americano conosciuto anche come l’inventore della lampadina nel 1879, spesso si tende a citare anche altri nomi nelle postille che elencano i lavori da cui trasse maggiore ispirazione. Si tratta solo di brevi note a piè di pagina, che spesso servono a rafforzare il genio dell’inventore statunitense senza però dimenticare le influenze: Joseph Wilson Swan che brevettò per primo la lampadina nel 1878, Henry Woodward e Mattew Evans che per primi presentarono il brevetto per poi venderlo, James Bowman Lindsay che già nel 1835 aveva mostrato in pubblico a Dundee una lampadina elettrica a luce costante, e molti altri. Tra questi potrete leggere il nome dell’italiano Alessandro Cruto, imprenditore torinese nato il 18 marzo 1847 (curiosamente 35 giorni dopo Edison), che aveva avviato i suoi esperimenti ben prima dello statunitense, ma che arrivò a produrre una lampadina funzionante il 4 marzo 1880, vale a dire appena cinque mesi dopo rispetto alla data – universalmente riconosciuta – come quella dell’invenzione della lampada a incandescenza, ossia il 21 ottobre 1879.

Eppure, la lampadina di Cruto era molto più efficiente, visto che faceva luce per 500 ore contro le 40 di quella di Edison, che comunque impiegò circa 8 anni per ottenere un prodotto valido sul piano commerciale. Al punto che, quando nel 1882 Cruto partecipò all’Esposizione di Elettricità a Monaco di Baviera, ne venne pubblicamente riconosciuto il maggior rendimento della luce emessa, più bianca e intensa contro quella fioca e giallastra di Edison.

L’intuizione cruciale di Cruto stava nell’aver utilizzato filamenti di carbonio sintetici e programmabili (di sua invenzione e ignoti a Edison) con una saldatura elettrica – per incandescenza, appunto – che ne caratterizzava il più importante elemento di novità. Arrivò infatti a capire i limiti dei materiali fino a quel momento utilizzati, che comprendevano in prevalenza carboni; pensò quindi di depositare il carbonio sopra un filo di platino percorso da corrente elettrica. Quelle lampadine vennero utilizzate fin dal 1883 dal suo comune di residenza, Piossasco in provincia di Torino, che ne fece un impianto di illuminazione pubblica ben prima che l’esperimento venisse introdotto nei più importanti palcoscenici europei. I pareri diffusi? Si pensi solo che all’inventore torinese fu dedicato un lungo reportage da parte della rivista Cosmos le Monde, che ne lodava il genio parlando di una scoperta destinata a un grande futuro, e soprattutto in grado di rivisitare il lavoro dello stesso Thomas Edison:

“Il signor Cruto di Piossasco viene a modificare onorevolmente la famosa scoperta di Edison […] questa invenzione è destinata certamente a un grande avvenire”, si leggeva sulla rivista francese.

Ma simili riconoscimenti non si concretizzarono mai davvero in attestati pubblici e universali né nel reperimento di finanziatori. Inoltre una serie di circostanze sfortunate portarono la sua fabbrica ad essere assorbita dalla Philips, oscurando così in grossa parte il nome e l’importanza del lavoro svolto.

Malgrado il museo a lui dedicato, che sorge sul luogo della sua prima fabbrica ad Alpignano, la scuola media che gli è stata intitolata a Piossasco e gli appunti originali conservati al Museo della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, il suo nome risulta oggi sconosciuto alla maggior parte delle persone.

È di fatto impossibile cambiare la visione storica quando questa ha avuto secoli per consolidarsi, così come risulta difficilissimo inserire un nome parzialmente nuovo tra i protagonisti di un’invenzione in grado di rivoluzionare la vita per come la conoscevamo. Eppure è doveroso riconoscere il genio di Alessandro Cruto ed evidenziare come, nell’elaborato e lungo processo di invenzione di uno degli oggetti divenuti tra i più indispensabili e cruciali della storia, c’è l’apporto fondamentale di un inventore italiano. Che non va dimenticato.

In cover Alessandro Cruto. Via Wikimedia

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