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Billie Jean King, la rivoluzionaria del tennis che si batté per i diritti delle donne

04 aprile 2022

Il caso scoppiò nel 1970, a Los Angeles, alla vigilia del Pacific Southwest Championship, evento irrinunciabile per gli appassionati di tennis di tutto il mondo. Sul campo avrebbero giocato i tennisti numero uno: Pancho Gonzalez, Arthur Ashe, Rod Laver, la campionessa uscente Billie Jean KingAlthea Gibson. Chiunque amasse il tennis avrebbe fatto di tutto per comprare un biglietto e assistere, in rigoroso silenzio, a quei match. Solo che quell’anno c’era un problema.

Nell’edizione precedente Billie Jean King aveva vinto il torneo femminile e si era vista premiare con 1.500 dollari. Meno della metà dei 4.000 toccati al vincitore del torneo maschile. Era consuetudine, sì, una regola dello showbiz, ma Billie Jean King era una che alle regole non aveva mai dato troppo peso, specialmente a quelle ingiuste. Così, quando alla vigilia di quella edizione fu resa nota l’immensa disparità tra il premio del torneo maschile, 12.000 dollari, e quello del torneo femminile, 2.000 dollari, la King e altre otto giocatrici misero la racchetta nel fodero e abbandonarono il torneo. Gli organizzatori si trovarono improvvisamente senza buona parte dello spettacolo e con un cartellone di match dimezzato.

Fu anche questo gesto a dar da pensare agli organizzatori dello US Open che, pochi anni dopo, decisero di offrire lo stesso montepremi a uomini e donne: 25.000 dollari a testa.

Billie Jean King, la guerriera

Quando gli US Open cancellarono la disparità di montepremi tra gli atleti, Billie Jean King era già una campionessa. Nel 1961, a 17 anni, aveva vinto il doppio femminile a Wimbledon, la sua prima volta come professionista. L’anno successivo se la giocava ad armi pari con Margaret Court, la numero uno al mondo. Nel 1966 si era portata a casa il titolo in singolo a Wimbledon e l’anno successivo aveva doppiato con gli US Open. E nonostante questo, nonostante fosse considerata un prodigio con la racchetta in mano, le sue imprese erano relegate sui giornali alle “pagine dedicate alle donne” e i suoi compensi non erano nemmeno paragonabili a quelli dei colleghi uomini. Tanto che gran parte dei soldi che guadagnava arrivavano dalle lezioni private di tennis che impartiva.

In una serie di conferenze stampa del 1967 fece sentire la sua voce criticando aspramente la USTA (l’associazione tennistica degli USA) riferendosi al mondo sportivo femminile con il termine “shamamateurism” (legando le due parole “shame”, vergogna, e “amateurism”, dilettantismo). Sottolineò la contraddizione dell’associazione tennistica che voleva donne con una preparazione atletica da professioniste ma con l’intenzione di trattarle come atlete di rango amatoriale. Ad alcune di loro, disse, succedeva perfino di non arrivare a pagare le quote d’iscrizione ai tornei.

Nel 1970, la storia del Pacific Southwest Championship era stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso. Prima dell’inizio del torneo era stato annunciato che nel tabellone femminile non si sarebbe guadagnato nulla fino ai quarti di finale e la giustificazione di Jack Kramer, fondatore dell’associazione dei tennisti professionisti che organizzava il torneo, era stata a dir poco lapidaria: il tennis femminile secondo lui era uno sport di serie B.

Probabilmente non si aspettava il boicottaggio in massa e forse nemmeno lo spirito battagliero della King. Grazie alle sue lotte per la parità salariale, l’anno successivo Billie Jean King fu la prima atleta donna a guadagnare oltre 100.000 dollari.

La battaglia dei sessi

Nel 1973, in seguito alla rivoluzionaria decisione degli US Open, l'ex campione maschile Bobby Riggs disse che c’era un motivo ben preciso per il quale gli uomini venivano pagati più delle donne nel tennis. E il motivo era che il gioco maschile era su un altro livello: più spettacolare, più tecnico, più appagante per lo spettatore. Nessuna donna avrebbe potuto vedersela contro un uomo e per dimostrarlo sfidò la campionessa in carica, ovvero Margaret Court, e l’attivista che più di ogni altra si era battuta per l’uguaglianza dei diritti nello sport, Billie Jean King. Quest’ultima rappresentava in tutto e per tutto ciò che Bobby Riggs voleva combattere. Immaginate la sua faccia quando Billie Jean gli disse che non lo avrebbe sfidato nemmeno per sogno. Non si sarebbe piegata a quel ricatto.

Fu Margaret Court ad accettare la sfida e a perdere. A quel punto Billie Jean King, che non poteva di certo far vincere quell’uomo che andava in giro a dire di essere un tennista migliore di qualsiasi donna, cambiò idea. Chiese di organizzare un nuovo match che fu soprannominato dalla stampa “la battaglia dei sessi”. Era quella la battaglia che Billie Jean King aspettava da tutta la vita. Lei che era riuscita a convincere gli organizzatori dei tornei più famosi a eliminare le differenze salariali, che aveva fondato la Women’s Tennis Association, che aveva aperto nuove strade all’emancipazione. Adesso doveva giocare contro il campione del vecchio modo di fare tennis.

La macchina dello spettacolo si mise in moto: all’Astrodome di Houston, Texas, c’erano quasi 30.000 spettatori e altri 90 milioni di persone guardavano da casa. Bobby Riggs arrivò in campo vestito con una giacca gialla sgargiante e uno stuolo di ragazze pon pon a seguito; Billie Jean King su un baldacchino come una regina egizia. Fu uno spettacolo quasi carnevalesco e poi, improvvisamente, il tono cambiò in favore di un match teso e serrato.

Il vincitore sarebbe stato deciso al meglio dei 5 set ma ne bastarono 3 perché non c’era storia. 6-4, 6-3, 6-3, Billie Jean King polverizzò l’avversario. E così la paura che aveva avuto prima del match, quel terrore che se avesse perso tutte le sue battaglie si sarebbero dimostrate una menzogna, non si concretizzò. Bobby Riggs le strinse la mano e le chiese una rivincita. Ma non c’era più nulla da dimostrare, così gli rispose Billie Jean King. Non c’era più nulla da dimostrare.

Credits

Cover: Photo by davidkenny91, distributed under a Pixabay license via Pixabay

Immagine interna 1: Billie Jean King, Mitchell Weinstock Distributed under CC BY-ND 2.0 license via Flickr

Immagine interna 2: Billie Jean King, Lynn Gilbert. Distributed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license via Wikimedia

Immagine interna 3: Bobby Riggs at 1939 Wimbledon Championships, autore sconosciuto. Distributed under Public Domain Mark 1.0 license via Wikimedia

Immagine interna 4: Billie Jean King and Bobby Riggs 1973, autore sconosciuto. Distributed under Public Domain Mark 1.0 license via Wikimedia

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