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I segreti della casa di Charles Dickens

07 aprile 2022

Charles Dickens scelse il posto in cui sarebbe invecchiato durante una passeggiata con suo padre John, quando aveva appena nove anni. Era il 1821, e, durante una bella giornata di sole, i due avevano deciso di fare una camminata nel Kent, la contea inglese a sud est di Londra.

Come riportato da John Forster nella biografia "The Life of Charles Dickens" (1872), i Dickens non se la passavano granché bene economicamente: papà John era un semplice impiegato della marina britannica e i soldi non bastavano mai. Infatti qualche tempo dopo sarebbe stato arrestato per aver contratto troppi debiti. Ma quel giorno lì, passeggiando per Gravesend Road, la vita sembrava avergli concesso una pausa da tutti i problemi. Il piccolo Charles guardava le belle case con il naso all’insù e la bocca spalancata. E poi arrivò davanti a Gad’s Hill Place. Se è vero che esiste il colpo di fulmine, fu un vero lampo quello che passò negli occhi del bambino. Suo padre lo notò e intenerito gli disse: “Se lavorerai duramente, forse un giorno potresti abitare lì”. Non poteva certo immaginare che suo figlio Charles, quella casa, non se la sarebbe mai tolta dalla testa e che nel 1856 l'avrebbe acquistata davvero.

Ne fece la sua tenuta di campagna. Pagò la ragguardevole cifra di 1.700 sterline per la casa e poi decise di aggiungerne altre 90 per acquistare anche la proprietà dall’altra parte della strada. Un giardino brullo pieno di erbacce che chiamò “the wilderness”, la terra selvaggia. Lì avrebbe costruito uno dei suoi luoghi preferiti della magione e avrebbe custodito uno dei tanti segreti della casa.

Un tunnel che lo collegava alla terra selvaggia

Per quanto amasse la sua magione di Gad’s Hill, Dickens aveva spesso bisogno di isolarsi per immergersi nelle acque profonde della sua mente. Per questo motivo chiese esplicitamente di poter acquistare il pezzo di terra sul lato opposto di Rochester High Road. Alla vigilia di Natale del 1864 ricevette alla stazione di Higham un regalo da parte del suo amico Charles Fechter: cinquantotto pesanti casse di legno, al loro interno uno chalet da costruire. Dickens lo fece montare sul terreno che aveva comprato: lo chalet era ombreggiato dai cedri, sorgeva in un posto da cui lo scrittore poteva vedere i campi di grano e, in lontananza, il Tamigi con le imbarcazioni a vapore. La casetta era il coronamento di una fantasia d’infanzia: un luogo segreto tra gli alberi dove potersi perdere nelle sue fantasie. Diventò ben presto uno dei suoi luoghi di lavoro prediletti, un posto ancora più intimo e inaccessibile dello studio in casa.

Passava nello chalet gran parte dei suoi pomeriggi in estate e in primavera, solo che nessuno lo vedeva attraversare la strada per arrivarci. Sembrava che vi comparisse dentro. Qualcuno dei suoi vicini cominciò a pensare che Dickens abitasse lì dentro, nonostante la bella magione a disposizione. In realtà Dickens aveva fatto costruire un tunnel segreto che passava sotto la strada fangosa e rumorosa che separava la sua proprietà dal giardino. Così evitava lo sguardo indiscreto dei passanti e poteva accedere al suo posto speciale a qualsiasi ora del giorno e della notte, evitando spiacevoli incontri.

E poi aveva un telescopio, grazie al quale spiava il mondo esterno senza che nessuno potesse accorgersene.

La stanza nascosta e i falsi libri

E questo non era di certo l’unico segreto di Gad’s Hill Place, né l’unica fantasia d’infanzia che Dickens realizzò. Spesso lo scrittore spariva letteralmente dalla casa: non era nel suo cottage, non era nello studio. E poi, improvvisamente eccolo di nuovo. In pochi sapevano dove finisse Dickens in quelle ore di assenza; solo coloro che erano a conoscenza del segreto nascosto nel suo studio.

Nella grande sala adibita a studio, Dickens aveva fatto installare una porta camuffata da libreria che apriva su una stanzetta nascosta, la più intima della casa. Uno di quei luoghi dove Dickens poteva trovare pace dal mondo che lo circondava.

Un vezzo, quello della porta nascosta, che aveva già sperimentato nella casa di Tavistock Square, dove aveva vissuto tra il 1851 e il 1860: una grossa libreria a parete indistinguibile dalle altre se non per la piccola maniglia. L’idea gli era piaciuta al punto che fece ripetere il trucco nella sua magione prediletta, corredandola inoltre di finti libri dei quali si era divertito a immaginare lui stesso i titoli. Per renderli più autentici possibile si rivolse al suo rilegatore di fiducia, Thomas Robert Eels, dando istruzioni molto precise su come realizzarli. Inserì in libreria titoli come Le vite dei gatti (nove volumi), Breve storia di un abito di cancelleria (quarantasette volumi), Socrate sul matrimonio e Le virtù dei nostri antenati.

L’eredità di Charles Dickens

Dickens era così legato a Gad’s Hill Place che trascorse al suo interno gli ultimi giorni della sua vita. Ovviamente facendo avanti e indietro dai suoi posti segreti per lavorare alla scrittura di The Mystery of Edwin Drood. L’8 giugno 1870, il giorno prima della sua morte, lo trascorse interamente all’interno dello chalet, a lavorare al suo libro destinato a restare incompiuto.

Dopo la sua morte e qualche vicissitudine che vide coinvolto il figlio maggiore (che comprò la casa ma fu poi costretto a venderla), nel 1924 Gad’s Hill Place diventò una scuola. E così, all’immensa eredità letteraria e culturale che lo scrittore inglese ha regalato a generazioni di studenti, si aggiungono anche i segreti della sua magione. Perlomeno quelli che sono già stati scoperti.

Credits:

Cover: "Charles Dickens nel suo studio di Gad's Hill", incisione di Samuel Hollyer, circa 1875, Heritage Auction Gallery. Distributed under a CC-PD-Mark license via Wikimedia.

Immagine 1: Gad's Hill, the Home of Charles Dickens, by Internet Archive Book Images, 1897. Distributed under a CC0 license via Wikimedia.

Immagine 2: Lo chalet di Charles Dickens. Distributed under a CC BY-NC-ND 2.0 license via Flickr.

Immagine 3: La porta-libreria di accesso a una stanza segreta di Gad's Hill. Photo by Stefan Steinbauer on Unsplash

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