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Caterina la Grande: oltre alla sua brama di potere, c’è stato molto di più e di virtuoso

12 luglio 2021
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Racconto mediatico e immaginario comune tendono a delineare la figura della storica imperatrice di Russia, Caterina la Grande, facendo prevalere su ogni altro elemento la sua brama di potere, la durezza delle decisioni e molti dei vizi – sempre in bilico tra verità e leggenda – che ne caratterizzarono il governo e la vita. Questo ha spesso contribuito a un resoconto parziale e incapace di sottolineare alcuni aspetti cruciali del suo impero, dai principi dell’illuminismo applicati nell’esistenza quotidiana alle riforme nell’ambito dell’ istruzione e della sanità, con la fondazione del primo istituto d’istruzione superiore femminile e l’introduzione di concetti del tutto innovativi per l’epoca, che videro l’impero russo vivere uno dei periodi di maggior riconoscimento a livello europeo.

Tuttavia, per comprendere meglio la storia della sua reggenza illuminata nel corso dei 34 anni del suo impero, è necessario ripercorrere le tappe dell’esistenza e l’emergere graduale di ideologie e pensieri di Caterina la Grande.

Nata come Sofia Federica Augusta di Anhalt-Zerbst, ricevette un’approfondita formazione culturale e lasciò intravedere fin dai suoi primi anni di vita l’emergere di un carattere forte, condizionato anche dal burrascoso rapporto con la madre. Restia a rispettare i precetti, mostrava vivacità, eloquenza e soprattutto una caparbietà rara, che la spinse a studiare la lingua russa di notte, al freddo e al gelo, per un lungo periodo, pratica che la fece ammalare seriamente di polmonite. Convertitasi alla chiesa ortodossa malgrado le forti influenze luterane paterne, diede avvio con questo gesto – concretizzatosi nel riconoscimento ufficiale da parte della chiesa ortodossa il 28 giugno 1744 – a una personalizzazione e una totale indipendenza decisionale, che di fatto porterà avanti per la sua intera esistenza. Esattamente come fece con il marito, Pietro III, che spodestò al fine di venire riconosciuta come unica sovrana sul trono russo e accrescere i suoi poteri.

Una mossa che ne esemplifica magistralmente carattere e pensiero, e che può aiutarci a leggerne scelte e aperture operate nel corso del suo impero. Avendo chiari i suoi scopi, Caterina fece di tutto per perseguirli, particolare che spesso finisce per oscurare la portata delle sue riforme in favore di quella che viene storicamente letta come cieca brama di potere. Ma se di brama si vuole parlare, va evidenziato come quest’ultima la condusse a introdurre: una riforma del sistema giudiziario basata sui fondamenti di Cesare Beccaria e Montesquieu; i concetti amministrativi di “provincia e distretto” contro i più vasti e ingestibili “governatorati”; e infine a rivedere l’assistenza sanitaria, facendo nascere molti nuovi ospedali e istituendo un numero minimo di medici e farmacie per le città.

In particolare, fu la riforma del sistema educativo a costituire il suo impegno più grande e in grado di portare la Russia, fino ad allora Paese dai tratti provinciali e grezzi anche secondo l’occhio internazionale, a diventare Paese moderno e vivo sul piano della formazione e della cultura; l’avvio della riforma del sistema educativo portò alla nascita di case di educazione a San Pietroburgo e scuole gratuite in molte città russe. Mentre il suo più generale interesse per la filosofia e il concetto di società illuminista la spinsero a promuovere una collettività nuova, principio che non riuscì mai a concretizzare del tutto ma che bastò a rafforzare la posizione della Russia nel contesto europeo, oltre che a espanderne notevolmente i confini.
Proprio i suoi rapporti con l’Europa contribuirono ad accrescere la grandezza della Russia: Caterina assunse la funzione di una vera e propria mediatrice durante la Guerra di successione bavarese del 1778 tra Prussia e Austria, e capì che il prestigio del Paese poteva dipendere in enorme misura dai suoi sforzi diplomatici.

Fece nascere le compagnie del Balletto imperiale e dell’Opera imperiale, mentre istituì il cosiddetto teatro permanente a San Pietroburgo, dove costruì nel 1780 anche il celebre Teatro dell’Ermitage. A favorire una simile evoluzione culturale del suo impero, gli stessi contatti diretti che la donna aveva con figure del calibro di Voltaire, Diderot, Euler, D’Alembert e molti altri. Secondo alcuni fu proprio Diderot, celebre filosofo francese, a consolidare quell’appellativo destinato a passare alla storia di Caterina la Grande (Великая; “Velìkaja”), ufficialmente assegnatole dalla Commissione Legislativa di Tutte le Russie nel 1767. Fu in grado di interfacciarsi continuamente con l’intelligenza filosofica europea, traendone spunti fondamentali nel corso del suo impero e accrescendo al contempo l’immagine della Russia come Paese sempre più all’avanguardia e culturalmente avanzato, tanto da guadagnarsi il titolo di “sovrano illuminato”.

Molti sottolineano anche il suo ruolo cruciale nel favorire la libertà di stampa – seppure indirettamente-, un’istruzione inferiore e superiore per maschi e femmine e la promozione della cultura nella nobiltà. Tutto questo accrebbe le iniziative culturali e favorì il proliferarsi di libertà espressive nel corso del suo impero.

Una visione che non azzera certo le contraddizioni susseguitesi durante i suoi anni. La questione sociale dei servi della gleba restò e si mostrò persino in proporzioni maggiori, al punto che la stessa Caterina era personalmente proprietaria di oltre 500mila servi, privi della maggior parte delle libertà fondamentali: la loro condizione era ereditaria, non gli era permesso avere alcun possedimento, potevano essere puniti dai proprietari terrieri che avevano anche il diritto di inviarli ai lavori forzati o di venderli in qualunque momento insieme alla terra. Come anche la sospetta morte del marito Pietro III dopo che lei stessa lo spodestò, o la caotica e incredibilmente piena vita sentimentale e sessuale della zarina, che non di rado usava il suo letto come strumento per perseguire i più disparati interessi socio-politici.

Ma di certo una vista più approfondita e attenta agli sforzi innovativi ci dona di Caterina la Grande – lungi dal farne un dipinto immacolato – un quadro più argomentato sul suo impero e il suo cosiddetto “dispotismo illuminato”, in grado di favorire il passaggio della Russia da comunità rurale e arretrata a società moderna e culturalmente attiva.

Cover via Google Arts & Culture

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