Articoli
5 minuti
Cultura
Cultura

Le 10 domande da fare per iniziare una magnifica conversazione

23 dicembre 2021

Durante la nostra giornata, e più in generale nel corso dell’esistenza umana, l’interazione sociale è una costante pressoché inevitabile ed essenziale. La maggior parte delle conversazioni che intratteniamo con gli altri nei tipici contesti di socializzazione, però, sono perlopiù superficiali, dettati dall’educazione e dall’obbligo sociale o lavorativo. Per rendere tuttavia ogni conversazione un’occasione di arricchimento e confronto ci sono diversi modi, il principale dei quali è saper porre le giuste domande. “Cosa fai di mestiere”, “dove abiti”, “da dove vieni”, sono alcuni dei leitmotif all’inizio di un primo incontro e che spesso ne decretano anche la rapida fine, che accendono e spengono le conversazioni nel giro di qualche minuto, disperdendole nel vento senza che ne rimanga traccia.

La University of Arizona e la Washington University hanno messo a punto una ricerca per capire quanto le conversazioni che abbiamo influiscano sulla nostra felicità o infelicità. Secondo quanto emerso dai loro esperimenti, coloro che portano avanti conversazioni stimolanti in qualunque tipo di contesto, anche il meno impegnativo, sono più felici e appagati. Questo dimostra che, sebbene in linea generale sia sempre meglio avere una vita sociale attiva anziché rinchiudersi in solitudine, è importante mantenere un certo spessore e profondità nelle proprie interazioni sociali, senza arenarsi sulla superficie e sulla comodità rituale, in quelle che vengono chiamate “small talk”. Tentare dunque di creare connessioni autentiche, concentrandoci veramente su quello che l’altra persona può avere da dire e trasmettere, e tentando di estrarglielo.

Sempre in seguito a questi e altri studi e approfondimenti, sono state individuate una serie di domande possibili per impostare un dialogo efficace e profondo, essenziale per costruire nuovi rapporti.

1. Qual è la tua storia?
2. Qual è il tuo stato d’animo attuale?
3. Quale libro ti ha influenzato più di tutti?
4. Se tu potessi fare qualunque cosa ti passi per la mente, in qualunque posto e a qualunque costo, cosa faresti e perché?
5. Se avessi la possibilità di incontrare una persona che non hai mai incontrato prima, chi sarebbe, perché e di cosa le parleresti?
6. Qual è la cosa più importante che dovrei sapere su di te?
7. A cosa dai più valore, all’intelligenza o al buon senso?
8. Sei bloccato su un’isola deserta, e puoi portare con te solamente tre cose. Quali sarebbero?
9. Quando e dove sei stato più felice come mai prima, né dopo?
10. Quale credi che sia la forza motrice della tua vita?

Nessuna di queste è una domanda che prevede una risposta facile, immediata e scontata. Per ognuna è necessario attivare il cervello, concentrarsi e pensare a quello che si deve dire. Dare una propria visione del mondo, inserire nel dialogo un proprio personale parere, una preferenza, un sentimento. Mettersi in gioco, insomma. Proprio quello che serve per porre le basi di una conversazione attiva, partecipata e significativa. Sono tutte domande che vanno a scavare sotto la superficie del nostro interlocutore: in modo divertente e leggero oppure più emotivamente coinvolgente e profondo, ma in ogni caso toccano tasti che non possono lasciare passivi o indifferenti, che impediscono di inserire il pilota automatico nel dialogo.

E proprio per questo funzionano. Ecco perché c’è anche chi da questo ha creato un business: come Carolina Gawroński di Hong Kong, fondatrice delle cene “No Small Talk”. Le sue regole sono semplici: vietati i cellulari e le chiacchiere superficiali. Per facilitare gli ospiti, vengono distribuite delle domande guida che indirizzano sulla strada di una conversazione prolifica e significativa. Oppure come Sean Bisceglia, che per otto anni a casa propria ha organizzato cene mono-conversazionali, dove parla solo una persona alla volta, coinvolgendo tutta la tavolata su uno specifico argomento per sviscerarlo al meglio e in ogni sua sfaccettatura.

Per riuscire a costruire conversazioni realmente interessanti, avvincenti e formative, dunque, non è necessario avere una laurea, una riserva di aneddoti divertenti o una gran faccia tosta: basta sapere (e allenarsi a) fare le domande giuste. Quello che se ne avrà in cambio. Saranno le risposte giuste: stimolanti, originali e, finalmente, inaspettate.

Cover via Unsplash. Free to use under the Unsplash License

argomenti trattati

Vuoi informazioni sulla nostra consulenza e sui nostri servizi?

Naviga il sito e vedi tutti i contenuti di tuo interesse