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Emma Dante, la raffinata e plurinominata regista palermitana che da sempre porta sul palco la sua Sicilia

22 luglio 2021

Per capire meglio carattere e lavoro artistico dell’apprezzatissima regista palermitana Emma Dante, è bene partire da un particolare: a fine anni ’80, appena 20enne, assiste a uno spettacolo dello sceneggiatore polacco Tadeusz KantorLa macchina dell’amore e della morte, e si dice colta da “folgorazione teatrale”, che ne modificherà in maniera cruciale il pensiero e il modo di muoversi sulla scena artistica. Aveva infatti appena visto uno degli emblemi dello spettacolo d’avanguardia, dove ogni componente sul palco assume un ruolo autonomo, distante da un concetto mimetico del teatro e dell’arte in generale. Ogni elemento viene analizzato separatamente, con l’obiettivo di dar vita a un’opera teatrale totale in cui “testo, oggetto, movimento, suono e attore” sono in perfetto equilibrio, non più vincolati a nessun copione, ma tutti impegnati nella costruzione di uno spettacolo che è corale e vivo, perdendo così ogni tratto di recita.

Nasce e si sviluppa probabilmente anche da qui lo sguardo atipico e profondo di Emma Dante, la cui espressività in scena è perennemente combinata a due elementi chiave: ritmo frenetico e tocco regionalista, che mette in evidenza quella sicilianità con un’attenzione specifica alla condizione femminile, e a quanto quest’ultima possa ritrovarsi a pagare in termini di pregiudizi e oppressioni. Tutti elementi che hanno dato vita, negli anni e a suon di successi, a una delle massime esponenti della cultura cinematografica e teatrale contemporanea, formatasi in ambienti culturali che l’hanno vista in comunicazione con figure del calibro di Elena Stancanelli, Lorenza Indovina, Valeria Moriconi e Andrea Camilleri. Da ognuno di questi è riuscita a trarre elementi importanti della sua visione artistica, ma mai a compartimenti stagni, in un ensemble di dramma, grottesco, denuncia sociale, dialetto e cronaca.

Basta dare uno sguardo alla sua versione della Medea, quando nel 2003 – a poco meno di 40 anni – si trova a dirigere due mostri sacri del palcoscenico come di Iaia Forte e Tommaso Ragno in una rilettura mozzafiato e del tutto originale della tragedia di Euripide. È uno dei suoi primi esperimenti a cavallo tra testi classici e tematiche socio-culturali dominanti nel mondo contemporaneo, con una spiccata prevalenza all’ambiente familiare, di fatto inteso come culla di tutto il bene e al contempo di tutto il male del mondo.

Cruciale nel suo teatro e nel suo cinema quella sicilianità vista come molto più di un dialetto, ritratta magistralmente già dai tratti grotteschi ma sapienti di Via Castellana Bandiera e poi tracciata in uno schema più ampio e storico nel film Le sorelle Macaluso, parabola dell’esistenza femminile della Palermo contemporanea. La pellicola ha ricevuto diverse nomination ai David di Donatello e si è aggiudicata ben 5 Nastri d’Argento (Miglior film, Miglior regia, Miglior montaggio, Miglior produzione e Miglior sonoro) confermando – qualora ce ne fosse ancora bisogno – tutto il suo talento e il suo coraggio.

Sì, proprio coraggio, perché Emma Dante non si appoggia mai sulle spalle degli spettatori, non li coccola, non li vizia, non cerca di intercettarne i capricci. Piuttosto li mette davanti a temi scottanti dell’attualità sociale contemporanea. Lo fa senza paraventi né stanze di decompressione, con rappresentazioni crude e sincere, dove il messaggio è immediato, il ritmo incalzante e senza soste, con la stessa impossibilità di prendere fiato che caratterizza vite ed esistenze raccontate in scena. Esattamente come in quella che è stata etichettata come la sua trilogia della famiglia, i tre lavori teatrali Carnezzeria, Mpalermu e Vita mia. Vicinanza temporanea, di ambiente e tematiche contribuiscono infatti a dar vita – per la maggioranza dei critici – a un lavoro ben più ampio e complesso di tre pièce distinte, bensì a un vero e proprio blocco sociale, culturale e psicologico in cui l’ambiente familiare si fa centrale e complice di fortune e sfortune, costruendo un’analisi sullo scenario siciliano che si guadagna apprezzamenti unanimi.

Tutto, nel lavoro di Emma Dante, contribuisce a costruire un palcoscenico sul quale mettere in scena i tratti più vividi e realistici di un’opera che da sempre recitiamo tutti: la vita.

Cover via Facebook

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