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Quando Francesco Rosario diventò Frank Capra: il sogno americano di un italiano da 3 Oscar

10 maggio 2022

Il primo ricordo di Frank Capra è il mare. Grande, quasi infinito, di un blu profondo che si confonde con l’orizzonte del cielo. Dietro di lui, ancora un bambino di sei anni, c’era l’Italia, la sua Sicilia, Palermo da cui era partito. Davanti a lui “the land of the free”, gli Stati Uniti d’America. Lo racconta lui stesso in una delle tante interviste riportate da Vito Zagarrio nel suo libro Frank Capra, come se volesse quasi cancellare ciò che c’era stato prima dell’arrivo in un Paese che gli darà fama e notorietà.

Infatti, curiosamente, a rappresentare al meglio il concetto, nato negli Stati Uniti, del self made man che riesce nell’impresa di raggiungere il “sogno americano” è proprio un immigrato italiano. Uno che nei primi anni dell’adolescenza aveva imparato una mezza dozzina di lavori e che forse proprio per questo aveva capito cosa significasse realizzare quel sogno: un successo non solo economico ma personale. Francesco Rosario Capra, che ben presto era diventato Frank per inserirsi meglio nella società a stelle e strisce, era stato in grado di condensare i suoi valori, intrisi di libertà e umiltà, nelle sue opere, rifiutando i privilegi da star in favore di una produzione artistica autentica e vincente.

Nato insieme al cinema

Frank Capra era nato insieme al cinema. Era venuto al mondo nel 1897, due anni dopo la prima proiezione cinematografica della storia, avvenuta al Grand Café di Parigi da parte dei Fratelli Lumière.

La sua fortunata avventura americana iniziò da una lettera, quella del fratello maggiore Ben, già emigrato negli States, che invitava i suoi familiari a raggiungerlo in California. Frank aveva appena sei anni quando il padre, Salvatore Capra, prese l’intera famiglia e la mise su una nave. Un viaggio di oltre venti giorni diretto a Los Angeles. Una volta giunti a destinazione, era iniziata la carriera da “jack of all trades”, ovvero da tuttofare: ancora bambino Frank aveva iniziato come strillone a West Side, vendendo i giornali ai passanti, perlopiù italoamericani come lui. Crescendo aveva imparato a fare il bracciante, il venditore porta a porta, perfino il giocatore di poker. Nel mezzo c’erano stati gli studi: contro l’opinione dei genitori, che vista la condizione economica precaria lo volevano subito alla ricerca di un lavoro, Frank continuò a studiare fino a laurearsi in ingegneria chimica all’attuale California Institute of Technology. Poi arrivò il cinema.

Come si diceva, Frank era nato insieme al cinema e insieme al cinema era destinato a crescere. Iniziò la professione come factotum nei set e scalò i ranghi all’interno della produzione, proprio negli anni in cui il cinema passava dall’essere un semplice intrattenimento a un medium che aveva a che fare con l’arte. Frank si ritagliò uno spazio come battutista e poi come sceneggiatore e in men che non si dica teneva il timone del suo primo film, La grande sparata (1926), con il comico Harry Langdon.

Capra fu l’uomo giusto al momento giusto: nel 1927 arrivò al cinema Il cantante di jazz, il film che segnava l’avvento del sonoro. Un evento così scardinante che improvvisamente le star e i registi più in voga si trovarono a fare i conti con un mezzo espressivo nuovo, per il quale spesso non erano adatti. C’era bisogno di nuove leve, di giovani che volessero raccontare storie in modo totalmente differente. Tra questi, c’era Frank Capra.

Il cinema del little man

Frank Capra riuscì a raccontare attraverso i suoi film l’intera storia americana. Le sue erano vicende semplici, che parlavano dell’uomo comune perennemente alle prese con qualcosa di più grande, apparentemente impossibile da affrontare. Nei suoi racconti trovavano spazio l’immigrazione, il proibizionismo, la crisi economica e il New Deal di Roosevelt. Tutte le piccole trasformazioni di un mondo che non smetteva mai di sconvolgere le vite degli ultimi. Le sue storie ruotavano attorno a valori come l’amore per gli altri, la difesa della libertà e dell’uguaglianza. Tematiche che cercherà di mantenere in ogni suo film, anche quando si siederà a trattare con le major cinematografiche. Nelle sue storie convivevano disperazione e speranza, commedia e tragedia: un continuo scambio di emozioni che andavano dal dolce all’amaro.

La maggior parte dei suoi lavori, tra cui i famosissimi Accadde una notte (1934) e La vita è meravigliosa (1946), rappresentano l’esaltazione del little man, a volte persino goffo, timido, ma perseverante nel voler affrontare un sistema basato su storture che non condivide, come l’opportunismo e l’egoismo. I volti che sceglierà per le sue storie sono facce pulite, perfettamente americane, come quella di James Stewart e di Gary Cooper, protagonisti di favole morali che faranno breccia nei cuori degli spettatori. E anche della critica visto che Capra è stato uno dei registi più vincenti nella storia di Hollywood. Basti pensare che Accadde una notte è stato il primo film in assoluto a vincere i 5 oscar maggiori nella stessa edizione: miglior film, regia, sceneggiatura, attore e attrice protagonista. Nella sua carriera Frank collezionò ben tre Premi Oscar alla miglior regia posizionandosi cosi come secondo regista più celebrato della storia. Prima di lui solo il mitico John Ford.

Il primo regista ad avere il nome sopra al titolo

Forse, al di là delle sue opere, ciò che meglio ci spiega perché Capra è considerato il self made man per eccellenza fu la sua continua lotta per l’indipendenza sul set. Decise da subito di lavorare con la Columbia Pictures, la più piccola delle major hollywoodiane, quella che i big chiamavano poverty row (la mensa dei poveri). Rifiutò offerte economiche ben più importanti in favore di una casa che gli lasciava il controllo delle sue opere. Anche in questo perseguì il suo sogno di libertà, lo stesso che raccontava nelle sue storie.

Perseverando in questa sua scelta, Frank Capra arrivò ad essere il primo regista ad avere sempre il nome sopra al titolo di ogni suo film. Un privilegio che fino a quel momento era stato riservato, e solo in alcune occasioni, a due giganti del cinema come Griffith e Cecil B. De Mille. La presenza costante della sua firma fu incentivata anche dal fatto che proiettare un film di Frank Capra significava garanzia di successo, al pari di avere nel cast un attore di prima grandezza. Eppure a lui, fedele a quella mentalità umile che non aveva mai tradito, non importava. In un’intervista disse: “Non ero interessato alla gloria, ma a fare film. Non volevo esibire la macchina da presa, il regista, lo sceneggiatore. Volevo il pubblico coinvolto nella storia”.

E come poteva il pubblico non essere coinvolto? I film di Frank Capra parlavano proprio alla gente che aveva bisogno della speranza, di credere in una ripartenza, di confidare nelle proprie qualità, anche in quelle che sembrano non interessare a nessuno. A tutti loro, Francesco Rosario Capra da Palermo gridava che nessun essere umano è un fallito. Abbiamo solo un mare di opportunità da attraversare, con entusiasmo, coraggio e coerenza.

Credits

Cover: Frank Capra, director, aboard the Rex. Public domain image on Picryl; Walk of fame, frank capra, Sailko. Distributed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported license via Wikimedia

Immagine interna 1: Frank Capra, director, aboard the Rex. Public domain image on Picryl; 

Immagine interna 2: The Strong Man, Breve Storia del Cinema. Distributed under Public Domain Mark 1.0 license on Flickr

Immagine interna 3: Harry Cohn and Frank Capra Oscar 1938, autore sconosciuto. Distributed under COM:CUR Brazil license via Wikimedia

Immagine interna 4: Walk of fame, frank capra, Sailko. Distributed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported license via Wikimedia

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