Letture
8 minuti
Cultura
Cultura

Gertrude Bell, la donna che ha tenuto testa a Lawrence D’Arabia

05 novembre 2021

Parafrasando Jane Austen: è una verità universalmente riconosciuta che una fanciulla di buona famiglia debba necessariamente cercare un marito. E questo era il fato scelto per Gertrude Bell. Nata nel 1868 da una ricca famiglia di industriali inglesi, la sua educazione prevedeva lo studio di materie come il pianoforte e il ricamo. Pratiche estremamente noiose per uno spirito libero come il suo, affascinato dall’avventura.

Quasi come se avesse potuto vedere in anticipo la sua storia, Gertrude Bell spezzò quel destino, diventando una scrittrice, un’instancabile viaggiatrice, una fotografa, una personalità politica di rilievo e perfino una spia al servizio della Regina. Lavorò a stretto contatto con Lawrence d’Arabia, svolgendo un ruolo determinante nella Prima Guerra Mondiale. Ha rappresentato a suo modo l’altra faccia della medaglia dell’agente segreto britannico, sfruttando i suoi contatti e agendo nelle retrovie come un collante fondamentale per tutte le tribù arabe che decisero di unirsi alla rivolta contro l’Impero Ottomano.

La prima visita al deserto persiano

A sedici anni aveva già le idee chiare: chiese e ottenne di smettere con lo studio della musica e pretese di essere iscritta al Lady Margaret Hall di Oxford, dove si diplomò a pieni voti. Nel suo futuro non c’era granché spazio per quei salotti dell’alta società inglese che cominciò a frequentare nel 1891, schivando proposte di matrimonio e attirandosi le antipatie dei suoi coetanei. La descrivevano come fredda, distante, annoiata. Il fatto era che lei stava già studiando un piano per evadere. E quel piano aveva un nome e un cognome: Sir Frank Lascelles, ambasciatore britannico a Teheran. Suo zio.

Nel 1892 suo padre le accordò il permesso di raggiungere lo zio in Persia. Una vacanza, aveva pensato lui, non può certo farle del male. Solo che Gertrude Bell non aveva in mente solo una vacanza e segretamente aveva già studiato il persiano, l’arabo e anche un po’ di francese. Arrivata a Teheran vide per la prima volta il deserto e ne restò folgorata. Il suo fu un vero e proprio colpo di fulmine, un amore che descriverà con passione nel libro “Persian Pictures”:

La prima alba dopo una notte nel deserto è un ricordo indimenticabile: è come aprire gli occhi in un opale e, dopo aver visto uno spettacolo simile, posso anche morire tranquilla”.

Persa nelle preziose sfumature del deserto colpito dalla luce dell’alba, Gertrude Bell capì di essere pronta a voltare pagina e a iniziare una nuova vita. Lontana dall’Inghilterra, lontana dalle convenzioni sociali, dagli obblighi, da quella “verità universalmente nota” che la voleva signorina per bene a godere dei lussi dell’alta borghesia inglese.

Gli anni successivi furono un vero e proprio susseguirsi di eventi incredibili. Gertrude Bell cominciò a viaggiare intorno al mondo: Messico, Stati Uniti, Giappone, Cina e poi ancora Grecia (dove si appassionò di mitologia e archeologia), Turchia e Italia. Tornò ovviamente al suo grande amore, il Medio Oriente, prima come ospite di alcuni amici di famiglia, i Rosen, poi in solitaria visitando la Siria e il Libano. Nei primi anni del 900 acquisì una certa padronanza della fotografia e immortalò siti come Petra, Baalbek e Palmyra, prese appunti e raccontò i suoi viaggi a tutto l’Occidente nel suo “The Desert and the Sown. Incontrò le tribù arabe, ne imparò le usanze, i nomi, conobbe i loro capi. Prese lezioni di cartografia, studiò l’ebraico e perfezionò il suo arabo. Passava le notti a conversare davanti al fuoco con i beduini del deserto.

La Signora del deserto

Pochi anni dopo era già diventata una figura mitica. I beduini si riferivano a lei come “El Khatun”, la signora del deserto. Costruire quello status fu un’operazione complessa e pericolosa. Durante una delle sue prime spedizioni, la carovana fu presa di mira da un gruppo di predoni che minacciarono di portarle via tutto. Uno dei banditi però si ricordò di lei, di quella signora che appena pochi mesi prima aveva trattato con il capo della sua tribù offrendogli doni, pellicce e gioielli. Gertrude capì in fretta che mostrarsi come una ricca signora le permetteva di essere rispettata. Per questo viaggiava con numerosi servitori, un enorme bagaglio (tra cui una vasca da bagno portatile) e una kefiah azzurra, montando cavalli e cammelli con fierezza, come fosse un uomo. Era una figura inconfondibile.

Nel 1916 fu convocata dall’Arab Bureau de Il Cairo, un’agenzia istituita dal governo inglese per coordinare le azioni britanniche durante la Grande Guerra e affrontare l’impero ottomano, che nel 1914 si era alleato con l’impero tedesco. Assieme a lei c’era anche un altro personaggio indimenticabile, T.E. Lawrence, che verrà ricordato come Lawrence d’Arabia. Alla Bell fu riconosciuto il grado di ufficiale, era la prima donna dei servizi militari inglesi ad ottenerlo. Le sue conoscenze, la sua esperienza come cartografa e la perfetta padronanza del farsi e del turco non passarono inosservate all’intelligence britannica. Come un esperto marinaio, era lei l’unica in grado di viaggiare verso Baghdad attraverso vie sicure. Nelle pagine di “From Amurath to Amurath: the Near East”,  scriverà:

“Viaggiare nel deserto è, per un certo aspetto, stranamente simile a viaggiare in mare” .

La madre inglese dell’Iraq

Dopo essere stata nominata Segretaria per l’Oriente a Baghdad, nel 1921 fu convocata da Winston Churchill a Il Cairo. Gertrude Bell era una figura chiave tra tutti i maggiori arabisti del momento, e fu chiamata a decidere il destino dei territori appartenuti all’impero Ottomano dopo la Prima Guerra Mondiale. Esiste una foto che ritrae quell’occasione e la Bell è l’unica donna nello scatto: in piedi, in seconda fila, poco dietro Churchill. Insieme a lei ovviamente c’è anche Lawrence, che ha avuto maggiore visibilità nel suo ruolo di leader della cosiddetta “rivolta araba”. Il lavoro della signora del deserto però era stato ancora più cruciale: fu lei, grazie alle sue conoscenze, ad agire stimolando l’adesione delle tribù alla rivolta.

La Bell partecipò al disegno dei confini del neonato stato dell’Iraq, ne preparò la Costituzione prevedendo un modello di stampo inglese, con Parlamento, istituzioni civili e un sistema giudiziario. Fu riconosciuta come la “madre inglese” dell’Iraq, costruito assemblando le ex province ottomane di Bassora, Mosul e Baghdad. Proprio a Baghdad Gertrude Bell fondò il Museo Archeologico, per salvaguardare e custodire nel loro luogo d’origine le testimonianze delle culture che aveva tanto amato durante i suoi viaggi, e istituì le prime scuole musulmane femminili. Visse qui dopo la Guerra fino alla sua morte nel 1926, lasciando il suo ingente patrimonio in eredità proprio al Museo.

Ai suoi funerali partecipò una folla degna di un capo di Stato. Alla sua famiglia arrivarono lettere di cordoglio dai più alti funzionari arabi e persino dal Re inglese. Il suo corpo è sepolto nel cimitero inglese di Baghdad, vicino al deserto che ha amato per tutta la vita e che le ha regalato quella libertà tanto agognata. Sebbene la sua figura abbia avuto meno spazio nell’immaginario collettivo rispetto a quella di Lawrence D’Arabia, la sua storia è stata recentemente portata al cinema da un grande regista come Werner Herzog, che ne ha tratteggiato un ritratto eccezionale nel film Queen of the desert.

Immagini via Facebook.

Vuoi informazioni sulla nostra consulenza e sui nostri servizi?

Naviga il sito e vedi tutti i contenuti di tuo interesse