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L’appassionata corrispondenza tra Henry Miller e Anais Nin

25 gennaio 2021
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Una coppia si incontra nella periferia di Parigi sul finire del 1931, dando il via a una corrispondenza durata più di vent’anni: lui è Henry Miller, l’autore dei romanzi Tropico del Cancro e Tropico del Capricorno che hanno fatto grande scalpore alla loro pubblicazione per il loro contenuto crudo e a tratti persino scabroso. Lei è Anais Nin, scrittrice di un Diario che è considerato una delle opere autobiografiche più intense della letteratura mondiale. Quando i due si conoscono Miller è già al secondo matrimonio e Nin al primo, lui ha quasi quarant’anni e insegue il sogno di diventare uno scrittore professionista, lei ne ha 28 ed è sposata con un uomo facoltoso. Da quell’incontro è nata una delle più struggenti riflessioni a quattro mani sul vero significato della libertà e della realizzazione personale. Traguardi di cui ignoriamo la più basilare realtà: tutto ciò che ci impedisce di raggiungerli si trova dentro di noi, anche se spesso preferiamo concentrarci sugli ostacoli esterni dell’esistenza.

Henry e Anais diventano amanti e amici di penna. Benché tra loro ci siano dodici anni di differenza, i due scoprono presto di condividere una profonda inquietudine. Supportandosi l’un l’altro, non si limitano a una corrispondenza romantica, ma riversano sui fogli la loro ossessione per la parola e il magnetismo che è in grado di esercitare. Grazie alle parole trasformano una realtà che in alcune occasioni descrivono come noiosa, incompleta, anche insopportabile. Attraverso le lettere raggiungono un’intimità che è in grado di raccontarceli meglio della più minuziosa delle biografie.

La prima lettera che Anais invia ad Henry è datata 3 febbraio 1932, mentre lei si trova in Svizzera e lui a Digione. Anais scrive: “Non sto tentando di trovare un sano equilibrio mentale bensì la capacità di nascondere la mia follia”. Il rapporto con la follia è un motivo ricorrente nel carteggio tra i due scrittori, che molto presto iniziano anche a scambiarsi i loro manoscritti. È così che l’uno diventa il più accanito lettore, nonché il critico più intransigente dell’altra. Henry si mostra particolarmente severo con l’Anais scrittrice, accusandone l’eccesso di autoindulgenza che, a suo dire, ne limiterebbe il potenziale. Dal canto suo, Anais non gradisce il fare paternalistico del suo amante e mostra insofferenza per i suoi rimproveri.

Non a caso l’idillio dei primi mesi (“ti adoro, tu mi fai credere che tutto sia possibile”, scrive Henry in una lettera del 3 aprile del 1932) termina con l'emergere delle loro profonde differenze caratteriali e con un periodo di incomprensioni reciproche. In particolare è Anais a sfogare il proprio risentimento contro l’amante. A lui la donna ha dedicato parte della propria esistenza, accudendolo e sostenendolo nella sua carriera di scrittore. Premure che Henry non perde occasioni per dimostrare di apprezzare molto (“Nulla mi piace più di avere qualcuno che si occupa di me”). Ma l’animo irrequieto e ambizioso di Anais non può rimanere sopito a lungo, e la donna inizia a fare i conti la frustrazione di essere messa in ombra dall’ingombrante carisma dell’amante.

Anais rinfaccia a Henry di mancare di umanità e di mostrarsi indifferente a qualsiasi cosa. Le sue ferite di donna sempre circondata da altre persone, eppure profondamente sola, si sommano al turbamento per una vita professionale che non decolla. Henry diventa il bersaglio di Anais, che lo accusa di essere distaccato e volubile, immaturo, egocentrico, discontinuo nelle passioni, tanto abile nella scrittura quanto irresponsabile nella vita quotidiana. Il sogno di un avvenire insieme a Henry si sgretola presto, di fronte a una realtà diversa da quella che Anais aveva immaginato. La donna realizza di aver proiettato i suoi bisogni su un uomo che le si rivela come uno sconosciuto, che continua a vivere per espedienti e saltando da un matrimonio fallito e il successivo. Eppure, nonostante non riescano a trovare un equilibrio, la passione tra i due non accenna a spegnersi: Henry e Anais continuano a scriversi, a supportarsi l’un l’altro durante i trionfi e i frequenti fallimenti di entrambi.

Miller non è l’unica relazione clandestina che Nin intrattiene durante gli anni Trenta. È nota la sua storia d’amore con Otto Rank, allievo di Freud e psicoanalista della stessa Anais. La loro relazione prosegue anche a New York, dove Otto si trasferisce nell’ottobre del 1934, seguito da Nin il mese successivo. Ma anche New York, che all’inizio appare alla scrittrice come un luogo ricco di stimoli , la delude al punto da farle scrivere in una lettera del 26 dicembre 1934: “New York, ha un unico difetto: quello di non permettere il sorgere dell’individuo. È una macchina troppo travolgente, troppo brutale, troppo enorme, troppo grande, uno finisce per esserne fatto a pezzi”.

Intanto Henry si trova a Parigi, diviso tra la venerazione e l’ostilità verso la donna che lo costringe a tormentarsi per la gelosia. Se Anais sublima le sue insicurezze con l’arte, non può fare a meno di sentirsi desiderata e contesa dagli uomini. Un lato del suo carattere che però convive con quello più idealista e quasi infantile che continua a credere nella possibilità di un futuro con Miller, suo amante prediletto. Anais è preda per tutta la vita di un senso profondo di mancanza che la costringe a cedere di continuo alle sue pulsioni, tanto da farle scrivere in una lettera “Sono stanca Henry, stanca da morire di aver bisogno di cose, di volere cose”.

La relazione tra Miller e Nin supera anche il momento in cui suo marito, Hugh Guiler, scopre alcune delle loro lettere. Guiler decide di non separarsi dalla scrittrice, legandola a sé con la minaccia di far venire meno il sostegno economico da cui dipendeva per proseguire la sua carriera letteraria. In una lettera del 14 settembre 1947, Miller scrive: “Spero che le cose vadano un po’ meglio anche per te. Perlomeno, ti stai liberando. In che cosa consista, poi, questa nostra libertà, è alquanto difficile capirlo”.

Un interrogativo che resta senza risposta fino all’ottobre del 1953, quando Nin – nell’ultimo scambio della loro corrispondenza – tira le somme del rapporto con Henry. La donna, ormai cinquantenne, scrive: “Finalmente ti vedo senza deformazioni, […] Probabilmente, se avessi avuto il senso dell’umorismo che ho adesso, e se tu avessi avuto allora le qualità che hai oggi, nulla si sarebbe spezzato. Sono enormemente cambiata”.

Con la consapevolezza portata dalla maturità, Anais ha raggiunto la libertà che cercava da tutta la vita. Capisce che costringere i due amanti nella prigione che sentivano opprimerli non erano né la carenza di denaro, né la mancanza di successo professionale, ma soltanto l’incapacità di capirsi davvero l’un l’altro. Come dice proprio Anais Nin, “Non vediamo le cose come sono, ma come siamo”. Solo dopo anni di tentativi, cadute e ulteriori tentativi  (“bisogna dar modo di precipitare nella disperazione, di sentirsi irrimediabilmente perduti, perché solo allora si è pronti ad accogliere la parola giusta”), Anais e Henry sono riusciti a squarciare la cappa che li opprimeva, lasciandoli liberi di ritrovare se stessi uno nello sguardo dell’altro.

Articolo di Giulia Di Bella

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