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Sulle tracce di Tutankhamon: come Howard Carter diventò l’archeologo più famoso di sempre

11 aprile 2022

Oltre cinque anni. Era passato così tanto tempo da quando Howard Carter e il suo “sponsor” George Edward Stanhope Molyneux Herbert, per tutti Lord Carnarvon, avevano iniziato a scavare nella Valle dei Re per cercare la tomba di Tutankhamon.

Prima ancora dell’inizio degli scavi, l’opinione pubblica aveva già bollato la loro campagna come una perdita di tempo: la Valle dei Re pullulava di tombe già depredate, trovarne una intonsa dopo migliaia di anni sarebbe stato impossibile. Lord Carnarvon però ci aveva creduto e aveva finanziato l'intera operazione, fino a quando, nel 1922, sfinito e scoraggiato, se ne era tornato in Inghilterra.

Eppure la fiducia di Carter, a differenza di quella del suo sponsor, era ancora salda. Era convinto di essere a un passo dal ritrovamento più importante della storia dell’archeologia. Poteva metterci la firma e, anzi, ci avrebbe messo i soldi. Disse a Lord Carnarvon che avrebbe finanziato in prima persona quegli ultimi scavi, avrebbe prosciugato i suoi risparmi di una vita se solo Carnarvon gli avesse almeno permesso di utilizzare la concessione di scavo dell’area. Fu quella proposta sconsiderata a cambiare il corso della storia. Carnarvon non solo gli concesse di continuare, ma finanziò interamente l’ultimo scavo.

La notte del 4 novembre 1922, Carter raggiunse e ripulì sedici scalini d’ingresso a una tomba. E poi una grande parete intonacata con ancora i sigilli della necropoli reale tra la sabbia che recavano un nome inconfondibile: Tutankhamon, il “faraone bambino”. Chiamò Lord Carnarvon che tornò di fretta nella Valle dei Re. Quando Carter e il suo sponsor si trovano finalmente a cospetto della porta della tomba, e il primo mise dentro la testa illuminando con la torcia il posto rimasto chiuso per migliaia di anni, i due si scambiarono uno dei botta e risposta più famosi della storia dell’archeologia.

Can you see anything?”, riesci a vedere nulla?; “Yes, wonderful things”, sì, cose meravigliose. Ed erano davvero cose meravigliose quelle conservate nella tomba del faraone.

Il ritrovamento della tomba di Tutankhamon

I primi periodi di collaborazione tra Carter e Lord Carnarvon furono molto fruttuosi: nel 1907 portarono alla luce reperti dal valore inestimabile come la tomba reale di Amenhotep I e di sua madre, la regina Ahmose Nefertari. Le tombe erano già state saccheggiate in passato, ma presentavano ancora degli elementi del corredo funerario. L’istinto però suggeriva a Carter che quel sito, quel pezzo di terra nella Valle dei Re, avesse ancora molto da dare. E così si erano imbarcati in quella estenuante campagna di scavi che dal 1917 li aveva trascinati fino al 1922. Fino a quella notte, a quello scambio di battute. Alla porta della tomba di Tutankhamon.

Spalancata la porta della tomba, di fronte a loro i due inglesi trovarono tre enormi giacigli dorati, luccicanti al chiarore della torcia elettrica. A fare da guardia c’erano statue alte come esseri umani, una di fronte all’altra, minacciose e terrificanti come sentinelle. Avevano sandali e gonnelline d’oro ed erano armate di mazze e lance. Sulla fronte spiccavano le immagini del sacro cobra difensore. Alle loro spalle montagne di oggetti: scrigni dorati, vasi d’alabastro, tabernacoli neri, magnifiche sedie e un trono d’oro intarsiato. Moltissimi bastoni, di ogni forma, aspetto e dimensione. E poi l’ingresso alla camera funeraria che non varcarono: per il momento tutto ciò che era all’interno di quella stanza era già una scoperta da togliere il fiato.

Carnarvon ebbe un’intuizione geniale, prima di essere un egittologo, il Lord era infatti un eccezionale uomo d’affari. Fece documentare passo passo la scoperta della tomba e chiamò il fotografo Henry Burton in forza al Metropolitan Museum of Art di New York. Attraverso i suoi straordinari scatti, Burton riuscì a catturare sia la ricchezza contenuta in quell’antica alcova, sia l’atmosfera elettrizzante di eccitazione per la scoperta. Lord Carnarvon inoltre contattò il The Times nel 1923, stipulando un contratto di esclusiva per documentare la storia e strappando loro la somma di 5.000 sterline.

La maledizione di Tutankhamon

I media comunicarono la notizia con grande entusiasmo e i giornali cominciarono a raccontare la storia di Tutankhamon, faraone dell’antico Egitto che regnò tra il 1334 e il 1325 a.C., morto giovanissimo, tra i 18 e i 20 anni, tanto da essere presto ribattezzato il “faraone bambino”. Il giovane soffriva di piede equino, una malformazione che non gli permetteva di camminare senza bastoni da passeggio, e questo spiegava la presenza dei moltissimi scettri all’interno della tomba. E com’era morto? Aveva contratto la malaria in seguito a una puntura di zanzara.

Un particolare destinato ad alimentare una leggenda, quella della maledizione di Tutankhamon. Qualche mese dopo aver stipulato il contratto con il The Times, Lord Carnarvon morì improvvisamente. La causa fu proprio una puntura di zanzara sulla guancia che fece infezione e lo portò a sviluppare una polmonite letale. La coincidenza non passò inosservata alla stampa che la trasformò in una trovata pubblicitaria. Cominciarono a farsi strada fatti sempre più incredibili legati alla profanazione della tomba. Fu perfino scritto che una macchia scura era comparsa sulla guancia della mummia del faraone, nello stesso punto dove la zanzara aveva colpito Lord Carnarvon.

Coi riflettori del mondo puntati addosso, la concessione dello scavo passò ufficialmente a Carter che nel 1924 aprì la camera funeraria. Questa conteneva quattro sarcofagi, uno dentro l’altro: il primo ricavato da un unico blocco di quarzite gialla, poi due in legno ricoperti di lamina d’oro. Infine quello più famoso, destinato a diventare iconico: 110 chilogrammi d’oro massiccio, pietre preziose e pasta di vetro, con la raffigurazione del faraone che impugna scettro e flagello e indossa il copricapo reale. Dopo migliaia di anni Tutankhamon vide nuovamente la luce del sole.

Carter non fu colpito dalla maledizione. Passò tutta la vita a redigere il rapporto finale della scoperta: sei giganteschi volumi che restarono incompiuti per via della sua scomparsa nel 1939. Aveva 65 anni e morì per cause naturali nella sua casa di Londra. Gran parte degli oggetti funerari trovati nella tomba di Tutankhamon si trova oggi a Il Cairo e rappresenta il cuore del Grand Egyptian Museum.

Credits:

Cover: Valle dei Re, Heba Otefy. Distributed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license on Wikimedia.

Interna 1: Howard Carter apre la tomba di Tutankhamon. Distributed under a CC0 1.0 license on Wikimedia.

Interna 2: Howard Carter esamina la tomba di Tutankhamon. Imagine by Hurry Burton. Distributed under a CC0 1.0 license on Wikimedia.

Interna 3: Maschera di Tutankhamon. Imagine by Steve Evans. Distributed under  a CC BY 2.0 license on Wikimedia.

Interna 4: Tutankhamon Gold Sarcophagus. Imagine by Gary Todd. Distributed  under the Creative Commons CC0 1.0 license on Wikimedia.

Interna 5: Tutankhamon, exposición la tumba y sus tesoros. Imagine by manuel m. v. Distributed under a CC BY 2.0 license on Flickr.

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