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La scienza dietro il misterioso e affascinante sistema con cui le piante comunicano tra loro

02 gennaio 2020
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Secondo il neurobiologo Stefano Mancuso, le piante sono “cittadine di seconda classe nella repubblica della Terra”. Senza arrivare al grande problema della deforestazione che sta mettendo in ginocchio interi ecosistemi, le piante vengono spesso incomprese e maltrattate. Le acquistiamo o le riceviamo in dono, ma spesso non sappiamo prendercene cura, lasciandole morire di sete sui nostri balconi. Le consideriamo alla stregua di decorazioni o di soprammobili. Spesso dimentichiamo che le piante sono importantissime: non soltanto perché sono responsabili dell’aria che respiriamo, ma perché sono, in un certo senso, le prime abitanti del pianeta Terra e saranno anche le ultime: se le piante scomparissero, all’uomo non resterebbe molto tempo, mentre se accadesse il contrario la vegetazione continuerebbe a vivere per anni. Pensiamo poi a quell’incredibile sistema che è il rizoma, che permette alle piante di crescere e prosperare anche nelle condizioni più avverse. Non è un caso se la coppia di filosofi Deleuze e Guattari usò proprio questa metafora per descrivere la capacità dell’uomo di produrre una cultura trasversale e orizzontale, resistente all’autorità.

A torto, le piante sono associate all’idea di immobilismo e improduttività. Le consideriamo statiche, inerti, se non addirittura inutili. Emanuele Coccia, autore di La vita delle piante. Metafisica della mescolanza spiega invece come le piante, oltre a essere state fondamentali per lo sviluppo della vita umana, siano anche una parte viva del nostro Pianeta: gli alberi vedono, sentono, si muovono (contrariamente a quanto si crede), ma soprattutto comunicano fra di loro. L’affascinante sistema di comunicazione vegetale è stato recentemente oggetto di studio per la comunità scientifica, anche se ancora oggi molti aspetti di questo fenomeno rimangono sconosciuti.

Suzanne Simard è una docente della British Columbia University di Vancouver specializzata nello studio delle foreste. La sua ricerca sulle piante ha dimostrato che in una foresta gli alberi più anziani (che sono anche quelli più alti, quindi che ricevono più luce), “parlano” con gli altri più giovani attraverso il complesso sistema delle micorrize. Con “micorrize” (parola che deriva dal greco μύκης, “fungo” e ῥίζα, “radice”), ci si riferisce al rapporto simbiotico che si instaura tra le piante e i funghi. I funghi attaccati alle radici hanno delle ramificazioni a filo chiamati “ife”, che formano il cosiddetto micelio. Il micelio connette alberi diversi ed è lo strumento tramite cui gli alberi più anziani trasmettono le informazioni ai più giovani.

Un albero più vecchio e più alto ha più possibilità di una pianta giovane che sta all’ombra di produrre zuccheri tramite la fotosintesi. Gli zuccheri si propagano nell’albero sotto forma di linfa, arrivando alle radici. Qui vengono condivisi con gli organismi fungini che si trovano nelle punte delle radici che, a loro volta, li raccolgono dalle sostanze nutritive presenti nel terreno. Si tratta quindi di uno scambio alla pari, non soltanto tra albero e funghi, ma anche – attraverso la rete delle micorrize – tra piante diverse. I vegetali si scambiano attraverso le micorrize non solo molecole, ma anche informazioni. Questo avviene, ad esempio, in caso di attacchi di insetti o di periodi di siccità: le piante avviserebbero le altre di un pericolo imminente, in modo che possano difendersi.

L’affascinante sistema della comunicazione tra le piante ci dà un messaggio molto importante: che tutto nella natura è collegato e retto da un equilibrio complesso ma anche delicato. Come scrive Coccia nel suo libro, la natura è composta di "flussi che ci penetrano e che noi penetriamo, di onde a intensità variabile e in perpetuo movimento". Una sola interferenza in questo flusso può avere conseguenze devastanti sul sistema. “Gli alberi sono le fondamenta delle foreste, ma una foresta è molto più di ciò che è visibile”, spiega la professoressa Simard. “Sotto terra c’è un altro mondo, un mondo di infiniti sentieri biologici che connette gli alberi e permette loro di comunicare e alla foresta di comportarsi come se fosse un singolo organismo”.

La foresta, ricorda Simard, si comporta come un’intelligenza: assorbe informazioni dall’esterno, le elabora e le condivide con gli altri. Dal momento che anche noi siamo immersi in questa intelligenza, dovremmo prendercene cura, senza interferire con i suoi processi. Nonne, zie ed esperti di botanica sostengono che le piante ci ascoltino se parliamo loro. Su questo non c’è ancora certezza scientifica, ma nel frattempo possiamo lasciare che le foreste chiacchierino al posto nostro.

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