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John Nash, la “mente meravigliosa” che ha vinto un Premio Nobel e un Oscar

13 settembre 2021

Una massima hollywoodiana vuole che certe vite sembrino “scritte” per finire sul grande schermo. Perfino quella di un matematico, quindi presupposta noiosa ma rivelatosi poi quella di un genio capace di sensazionali intuizioni e altrettanto incredibili sregolatezze. Si tratta della storia di John Nash, Premio Nobel e protagonista di un bestseller e di un omonimo film, A beautiful mind, capace di portarsi a casa l’ambito Premio Oscar.

L’infanzia di un genio

John Forbes Nash Jr. nasce nel 1928 a Bluefield, in Virginia, figlio di un ingegnere elettronico che proprio nello studio aveva trovato il suo riscatto sociale. Il piccolo Nash rispetta tutti i cliché del giovane genio, ripercorrendo le tappe che tradizionalmente si attribuiscono anche a suoi illustri colleghi come Albert Einstein. A scuola non è brillante, i brutti voti si uniscono a un’avversione congenita alla disciplina. Non stabilisce relazioni con gli altri. Nash è dapprima un bambino annoiato e poi un adolescente tormentato. Gli unici due compagni di classe che gli si avvicinano lo fanno quando installa un laboratorio per fabbricare esplosivi nel seminterrato.

A casa, con papà ingegnere e mamma insegnante di lingua inglese, il ragazzo viene nutrito a forza di libri di scienza e stimoli intellettuali di tutti i tipi. La sua è un’infanzia solitaria, introversa, che trova un minimo di libertà solo con l’arrivo della sorella, Martha.

La teoria dei giochi

Alle lunghe, le sue straordinarie capacità vengono fuori. Nel 1945, mentre studia chimica alla Carnegie Mellon, dimostra abilità eccezionali che si sublimano specialmente nel campo della matematica. Finisce sotto l’occhio di due delle università più prestigiose degli States, Harvard e Princeton, attratte dal giovane talento, che corteggiano. La scelta di Nash ricade su Princeton, dove hanno studiato giganti della scienza come Einstein, Robert Oppenheimer e John Von Neumann. Proprio quest’ultimo è un pioniere della Teoria dei giochi, campo che appassionerà tanto John Nash da portarlo a dedicarvisi profondamente e a influenzarne radicalmente i concetti, rendendolo uno dei più importanti contributors alla disciplina.

Nel 1949, ad appena 21 anni, Nash sviluppa infatti le considerazioni che quasi mezzo secolo più tardi gli varranno il Premio Nobel. Durante questo periodo il ragazzo mette per iscritto i principi matematici della sua Teoria dei giochi, ovvero una teoria che cerca di trasformare in modelli matematici i comportamenti degli esseri umani nei confronti di una possibile situazione di cooperazione o conflitto. Il dualismo tra conflitto e cooperazione riguarda una serie di campi che possono variare dall’economia a una partita di carte. In pratica, attraverso la sua Teoria dei giochi e le strategie di equilibrio, Nash sta cercando di prevedere il comportamento degli altri.

Rapporti personali e la malattia

Forse proprio spinto dai suoi studi e dalle sue teorie, in questo periodo, Nash decide di aprirsi un po’ di più nei rapporti con gli altri. Sempre a modo suo, a volte in maniera perfino difficile da comprendere, tanto che una delle sue scelte più controverse gli costerà il rapporto con i genitori. Infatti, dopo essere diventato professore al MIT, Nash inizia una relazione con una donna, un’infermiera, che si chiama Eleanor Strier. Nel 1953 i due hanno un figlio, John David, che il professore si rifiuta di riconoscere negando anche un aiuto economico alla donna.

Nel 1957 incontra Alicia Lardé, che frequenta le sue lezioni. Si sposano pochi mesi più tardi, ma nemmeno il loro rapporto è destinato a durare. Due anni dopo a Nash viene diagnosticata una schizofrenia paranoide che lo allontana da tutto: famiglia, lavoro, insegnamento. Inizia un periodo estremamente duro, che lo costringe a uscire e entrare di continuo dagli ospedali psichiatrici. A questo punto Nash è protagonista di un altro dei suoi famosi colpi di testa. Dapprima dichiara in un’intervista di seguire la terapia solo quando viene messo alle strette, e poi, dal 1970 in poi, rifiuta ogni ricovero o medicinale.

Il grande successo e la scomparsa

I decenni successivi sono invece quelli delle grandi celebrazioni. Nel 1978 vince il John Von Neumann Theory Prize e, nei primi anni ’90, riceve ufficialmente il Premio Nobel per le scienze economiche in virtù della “analisi pionieristica degli equilibri nella teoria dei giochi non cooperativi“. Pochi anni più tardi conosce la fama presso il grande pubblico: nel 1998 viene pubblicato il libro “A beautiful mind“, scritto da Sylvia Nasar, e nel 2001 la trasposizione filmica di Ron Howard vince il Premio Oscar. A interpretare John Nash un indimenticabile Russel Crowe.

Dopo un divorzio durato quasi quarant’anni, John e Alicia si risposano nel 2001. La malattia di Nash negli ultimi anni sembra tormentarlo di meno e, tutto sommato, questo periodo rappresenta una piccola parentesi felice. Purtroppo nel 2015 i due coniugi restano vittime di un incidente stradale in New Jersey. Erano appena tornati dalla Norvegia dove Nash era stato insignito del prestigioso Abel Prize.

Come si diceva in apertura, certe vite sembrano scritte per finire sul grande schermo. Nelle loro grandi difficoltà, nei picchi di genialità, perfino nelle decisioni impopolari. Quella di John Nash non è solo l’ennesima storia di un genio che deve far fronte alle difficoltà che la vita, quasi come in una sorta di perversa legge del contrappasso, gli mette davanti. Per descriverla forse non esistono parole migliori di quelle che gli dedicò Felice Lieh Mak, presidentessa dell’Associazione Mondiale di Psichiatria nel 1996, secondo cui Nash era: “un simbolo di speranza, un esploratore di un universo senza limiti, quello della mente umana“.

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