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Judith Love Cohen, ingegnere del progetto Apollo 13, madre di Jack Black, promotrice delle donne nella scienza

07 giugno 2021

Ci sono vite che è difficile raccontare nella loro interezza in quello che è lo spazio concesso da un risvolto di copertina. La vita di Judith Love Cohen appartiene di certo a questa categoria; tanto che ci si può domandare come abbia fatto a raccontare tutto in un solo libro, il suo You Can Be a Woman Engineer (ovvero “Puoi essere un ingegnere donna”, ed. Cascade Pass, 2000).

Due lauree a 29 anni, ingegnere per la NASA, tassello cruciale della missione Apollo 13 e dei lavori di realizzazione del telescopio spaziale Hubble, madre del celebre attore Jack Black e promotrice delle donne nella scienza. Più che essere la rappresentazione dell’immaginario della donna in grado di fare più cose nello stesso momento, è quasi un’esasperazione del concetto. Lo constatarono allibiti ostetrica e medico nell’agosto del 1969, quando assistettero a una Judith in pieno travaglio che continuava imperterrita a lavorare dal letto, tra scartoffie e telefonate d’urgenza con i vertici della NASA.

Tuttavia, né l’ostetrica né il medico potevano essere a conoscenza di due elementi fondamentali: la prima è che la Cohen stava per dare alla luce quello che sarebbe diventato uno dei personaggi più celebri e amati della scena della commedia cinematografica e musicale: l’attore e cantante dei Tenacious D Jack Black. La seconda – ben più legata al presente di allora, ma destinata a restare nei secoli a venire – è che quel suo incessante lavoro dal letto del parto era finalizzato a garantire il funzionamento del sistema di interruzione – in caso di guasto al complesso di guida principale – della missione spaziale Apollo 13.

L’incredibile aneddoto raccontato dalla stessa Cohen e confermato da chi era presente, riporta che nelle concitate conversazioni telefoniche, intervallate solo dalle doglie, Judith comunicò alla NASA la soluzione di un problema che aveva fino ad allora impedito il funzionamento dell’AGS (Abort-Guidance System), vale a dire un sistema di backup che forniva la capacità di interruzione –  in caso di guasto – del sistema di guida principale del Modulo.

E ricordate il ritorno a casa degli astronauti della missione Apollo 13?Un’esplosione di una bombola di ossigeno aveva danneggiato il modulo principale e aveva costretto gli astronauti a utilizzare quello di riserva – che tuttavia non era equipaggiato per l’interezza del viaggio di ritorno sulla Terra. Il sistema AGS è stato quindi utilizzato per la quasi totalità del ritorno.

Il lavoro di Judith Love Cohen, quindi, fu fondamentale per riportare gli astronauti a casa sani e salvi.

Iniziata nel 1933, la vita di Judith Love Cohen può essere descritta come un susseguirsi di rivoluzioni: fu rivoluzionario il suo diventare ingegnere negli anni ’60, in un contesto storico fortemente maschilista e in un settore – quello scientifico – ben poco accogliente e spesso ostile nei confronti delle donne. Fu rivoluzionario il suo approccio al lavoro, sua passione viscerale, sua ragione di vita; fu altrettanto rivoluzionario il suo modo di essere madre, come dichiarato in alcune occasioni dall’attore hollywoodiano: premurosa e –  sorprendentemente, ci si può permettere di dire, visto quanto lavorava – presente, come se per lei le giornate avessero 72 ore. E adesso, a poco più di 5 anni dalla sua morte, Judith continua a influenzare i giovani con le sue parole e il suo modello.

Il libro autobiografico-ispirazionale You Can Be a Woman Engineer è infatti riuscito a vendere centinaia di migliaia di copie e Judith – in pensione da 10 anni ovvero dal 1990 – ha potuto offrire seminari e corsi destinati a giovani ragazze interessate a intraprendere una carriera scientifica.

E proprio nei giorni in cui spicca, in cima all’agenda mediatica, la notizia dell’italiana Samantha Cristoforetti prima donna europea al comando della Stazione Spaziale Internazionale, risulta inevitabile pensare a quanto il passaggio nella Storia e nella scienza di una donna e professionista tenace, combattiva, brillante, abbia influito e influisca nel percorso di affermazione delle scienziate di oggi e di domani.

Cover via Wikimedia

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