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Da Samantha Cristoforetti ad AstroSamantha: storia della prima europea a comando dell’ISS

30 giugno 2021

Quando lo scorso maggio Samantha Cristoforetti è diventata la terza donna al mondo a ricoprire la carica di comandante della Stazione Spaziale Internazionale, ha aggiunto l’ennesimo tassello a una carriera di successi. Un altro record personale ai vertici di un settore che solitamente viene raccontato come un’esclusiva maschile. Era già stata la prima donna italiana nell’equipaggio dell’Agenzia Spaziale Europea, circostanza che le diede una certa notorietà e che le permise di divulgare in modo semplice ed efficace il suo lavoro accendendo l’interesse di molti sulle missioni spaziali.

Anche grazie alla sua intelligenza comunicativa, Samantha Cristoforetti ha saputo gestire al meglio un mestiere difficile, spesso ritenuto perfino mitologico, come quello dell’astronauta. Lo ha poi talvolta ridimensionato grazie a un’altra virtù che sembra esserle propria; quel po’ di leggerezza con cui ha accolto con un sorriso quel buffo soprannome, AstroSamantha, che le è rimasto attaccato addosso, ma senza permettere che venisse oscurata l’importanza di tutto ciò che faceva e gli obiettivi per cui stava lavorando. Un ruolo che ha saputo domare facendosi promotrice di un percorso di riconquista dell’attenzione pubblica per un mondo estremamente complesso da capire e apprezzare ma che è stata in grado di raccontare in modo appassionante e comprensibile. In un’intervista a Firstonline racconta così la vita sull’ISS:

“L’ISS è un campeggio di lusso delle dimensioni di un campo di calcio. Eravamo in sei, tre già a bordo e tre arrivati con la Suyuz. Si vive bene, non c’è la lavatrice però quindi dobbiamo usare i vestiti e gettarli dopo un po’. Dormiamo in una cuccetta grande come una cabina telefonica in cui teniamo anche i nostri effetti personali. Ci si arrangia un po’ ma si riesce ad avere un angolino confortevole. Facciamo molto sport, ci alleniamo ogni giorno con pesi, corsa, bicicletta. L’allenamento non è importante solo per la muscolatura ma anche per la massa ossea e soprattutto ci permette di tornare dalla stazione spaziale in buone condizioni fisiche”.

La sua storia inizia dal piccolo comune trentino di Malè. Cresciuta a Milano, Samantha si dimostra fin da giovanissima intenzionata a concretizzare il suo sogno di esplorare lo spazio. Frequenta alcune tra le più prestigiose scuole, università e accademie del mondo. Dalla Saint Paul Central High School in Minnesota ad appena 17 anni, passando per l’Università tecnica di Monaco di Baviera dove ottiene la laurea magistrale in ingegneria meccanica. Poi l’Accademia Aeronautica a Napoli e una nuova laurea, proprio in scienze aeronautiche, e la specializzazione tramite il programma statunitense Euro-NATO Joint Jet Pilot Training (ENJJPT), che la rende pilota di guerra. Il suo obiettivo è sempre lo spazio, un amore che ha raccontato nel programma di La7 Otto e mezzo:

“Lo spazio è il punto di vista alto per definizione, e da lì è più semplice sorvolare le beghe quotidiane e le conflittualità futili, emerge anche in maniera visiva la Bellezza. Da un’esperienza così, si torna con un grande ottimismo della volontà, volontà di liberare energie e talenti”.

Il suo percorso continuo e privo di soste le apre le porte dell’Agenzia Spaziale Europea e nel 2014 la rende la prima astronauta italiana donna a effettuare un volo spaziale. La missione – denominata Futura – ha come destinazione la Stazione Spaziale Internazionale e dura poco meno di sette mesi, prevalentemente spesi in attività di ricerca, studio ed esperimenti, ma anche oggetto di un suo enorme sforzo di divulgazione. Poi l’annuncio del suo ruolo da comandante della Stazione Spaziale Internazionale durante la missione Expedition 68, circostanza che la rende la prima donna europea ad assumere un ruolo simile e la seconda italiana dopo Luca Parmitano, che aveva ricoperto tale posizione per la missione Expedition 61. Una responsabilità che Astrosamantha affronta con la solita forza e determinazione, anche adesso che è una mamma di due bambini. A tal proposito, ha dichiarato all’ANSA:

“Quando sono partita per la mia prima missione, non avevo ancora figli ed era tutto più facile. Ora ho due bambini e questo è un fatto che devo considerare e di cui mi devo preoccupare. Come tutti gli astronauti, posso dire che riusciamo a fare questo lavoro incredibile perché abbiamo il pieno supporto delle nostre incredibili famiglie. Anche io posso farlo perché so che i miei bambini sono ben accuditi e sono in buone mani. Questo significa che il mio partner e i miei familiari fanno dei sacrifici per permettermi di realizzare il mio sogno e per questo sono incredibilmente grata“.

I sette astronauti italiani nello spazio prima di lei erano tutti uomini. Un particolare sul quale AstroSamantha non ha mai calcato la mano ma per cui si è posta, con audacia e costanza, come esempio per un’inversione di tendenza.

In diretta streaming sulla web tv dell’Agenzia spaziale europea (ESA), la Cristoforetti condivide le sue sensazioni con il direttore dell’Esplorazione Umana e Robotica di ESA, David Parker. “Sono onorata, sento tutta la responsabilità di questo ruolo di leadership” racconta, fornendo la sua personale visione relativamente alle posizioni di comando, specificando che essere comandante “non significa dare ordini, ma essere un facilitatore”.

Grazie al diario giornaliero che ha tenuto nel corso della preparazione per la missione Futura, al libro “Diario di un’apprendista astronauta” (del quale ha donato il 100% dei proventi d’autrice all’UNICEF in occasione della Giornata Mondiale dell’Infanzia), e alle sue attività mediatiche e social quotidiane, è palese come Samantha Cristoforetti sia stata capace di accendere una sana attenzione per il settore sottolineando lo studio e gli sforzi richiesti ma anche alzando il velo su emozioni e soddisfazioni inedite di un lavoro così unico.

Sforzi che spesso portano ricompense tanto apprezzate quanto inaspettate. Se è vero che Samantha Cristoforetti è diventata un modello per le giovani appassionate delle stelle, i suoi sforzi per la divulgazione e l’inclusione in un settore tanto affascinante come l’esplorazione spaziale non sono di certo passati inosservati alla comunità scientifica. Al punto che nel 2016 i ricercatori che hanno scoperto e analizzato una nuova variante di orchidea avvistata e isolata nel Parco “Isola di Sant’Andrea e Litorale di Punta Pizzo” a Gallipoli, hanno deciso di dedicarle il nome del fiore, la “Ophrys montalciniae nothosubsp. cristoforettiae” per l’appunto.

Cover via pagina Facebook @SamanthaCristoforetti

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