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Se vuoi essere forte mentalmente segui questi 10 consigli

27 luglio 2019
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Muhammad Ali è uno di quei pochi personaggi sportivi di cui non si può ignorare la vita fuori dal ring. L’uomo nato col nome di Cassius Clay è stato un esempio di resilienza e di forza mentale: ha incassato tanti colpi, nella sua vita come nella sua carriera di pugile, e non è mai andato al tappeto. Una volta un reporter chiese al boxeur quante flessioni facesse ogni giorno. Ali candidamente rispose di non averne la più pallida idea: “Io non conto mai di norma le mie flessioni, inizio a contarle solo quando inizio a sentire dolore: sono quelle che faccio quando sento far male le uniche che importano davvero”.

Muhammad Ali ci ricorda che bisogna avere sempre la forza di non mollare nei momenti duri: dobbiamo avere il coraggio di superare gli ostacoli perché rinunciare oggi significa probabilmente farlo anche domani in una situazione simile. Il World Economic Forum ha dispensato una decina di consigli per aiutarci a seguire l’esempio di Ali e diventare più forti mentalmente, sia sul lavoro che nella vita di tutti i giorni.

Prima di tutto bisogna ritardare le gratificazioni. Garantirsi subito una ricompensa per ogni azione fatta diminuirà il nostro grado di soddisfazione. Riuscire a posticipare la gratificazione può essere fondamentale per raggiungere obiettivi più soddisfacenti nel lungo termine. Nel 1972, lo psicologo Walter Mischel lo dimostrò con un esperimento poi più volte ripetuto. Il dottor Mischel offriva a un gruppo di 600 bambini di quattro anni un marshmallow ma gliene prometteva un altro se avessero resistito alla tentazione di mangiarlo subito. Quattordici anni dopo l’esperimento, venne somministrato agli stessi ragazzi nel frattempo cresciuti un questionario su come stava andando la loro vita: Mischel scoprì che coloro che erano stati in grado già da bambini di esercitare un controllo cognitivo sugli impulsi immediati, avevano avuto in media un maggior successo nella vita. Saper attendere il momento giusto e non accontentarsi è fondamentale per sentirsi più forti.

È necessario però anche accettare il fatto che si possano fare degli errori. Una delle poche icone dello sport in grado di rivaleggiare con Muhammad Ali è la star del basket Michael Jordan. Anche se oggi tutti lo ricordiamo come un vincente, nei suoi primi anni di carriera Jordan accumulò un discreto numero di cocenti sconfitte causate in primis da suoi errori. Il giocatore era tuttavia uno studioso ossessivo del gioco del basket e usò quegli sbagli come strumento per capire dove migliorare. Sul finire della sua epopea sportiva dirà: “Nella mia carriera ho sbagliato più di novemila tiri. Ho perso quasi trecento partite. Trentasei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.”

Tra le cose che hanno aiutato Jordan a fare il salto di qualità c’è sicuramente l’aver imparato a gestire le proprie emozioni, soprattutto quando era sotto pressione. Il campione aveva lavorato sulla propria intelligenza emotiva. L’ Emotional Intelligence è un aspetto dell'intelligenza legato alla capacità di riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie e altrui emozioni. I primi a parlare di intelligenza emotiva furono due professori, Peter Salovey e John D. Mayer. Il cantautore e dotato chitarrista John Mayer non ha nessuna parentela con il suo omonimo ma deve proprio alla capacità di gestire le emozioni peggiori la sua carriera di successo. Mayer è infatti famoso per le sue ballate in cui canta di delusioni amorose e delle sensazioni negative avute in seguito alla rottura: parlando di queste esperienze, Mayer ne esorcizza i fantasmi e ci dimostra che si può trarre del buono anche da cose negative che potrebbero minare il nostro umore.

Jep Gambardella, il protagonista del film La Grande Bellezza, a un certo punto dice: “Non posso più perdere tempo a fare le cose che non ho voglia di fare” e probabilmente si sbaglia. A volte dobbiamo fare ciò che non vogliamo fare perché ci converrà nel lungo periodo: riscrivere un articolo, rinunciare a una fetta di torta Sacher ma anche chiedere scusa quando si deve è faticoso quanto necessario. Le persone di maggior successo sanno che non possono procrastinare le incombenze e affrontano le sfide quando si presentano. Ci riescono perché hanno imparato a fidarsi del loro istinto. Se hai più alternative, devi avere fiducia in te stesso e scegliere subito quello che ti sembra più giusto dal tuo punto di vista.Il professor Marius Usher dell’Università di Tel Aviv ha scoperto che seguire le proprie intuizioni quasi sempre si rivela una buona soluzione. Nell’esperimento coordinato da Usher, ai partecipanti venivano mostrati sul monitor due gruppi di numeri che cambiavano molto rapidamente. Dovevano poi dire quale gruppo presentava in media i numeri più alti, anche se non avevano il tempo materiale per fare calcoli. In quella situazione, rilevava Usher, le persone si affidavano completamente al loro istinto e davano la risposta esatta il 90% delle volte.

È facile stabilire una direzione e credere in se stessi quando si è supportati, ma il vero test è riuscire a mantenere la tua decisione anche quando nessun altro crede in ciò che stai facendo. Le persone che hanno lavorato sulla loro forza mentale credono sempre in se stesse e spesso cambiano persino le idee dei più scettici. Misty Copeland è una delle ballerine più famose del mondo. È afroamericana e formosa, diversa dallo stereotipo dell’étoile. All’inizio anche i media l’hanno sottovalutata, definendola una “ballerina improbabile”, ma Misty non si è abbattuta e ha continuato a danzare. Oggi è la prima ballerina dell’American Ballet Theatre, la prima di colore nei 75 anni di storia del glorioso teatro.

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