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I luoghi dove si concentrano i centenari: il mistero delle Blue Zone

24 marzo 2022

Nei primi anni 2000 il demografo belga Michel Poulain e l’epidemiologo italiano Gianni Pes individuarono in alcuni villaggi dell’area montuosa sarda dell’Ogliastra, una concentrazione di centenari molto superiore alla media. Non poteva trattarsi di un caso: in Italia la popolazione ultracentenaria tocca lo 0,02%; a Villagrande Strisaili, piccolo comune di appena tremila abitanti, la percentuale saliva al 1,5% e a Seulo, ottocento abitanti, arrivava fino al 2,6%. Per segnalare l’eccezionalità di questa zona sulla cartina i due utilizzarono un pennarello blu coniando involontariamente il termine con cui sarebbero stati definiti i luoghi dove si concentrano i centenari nel mondo: Blue Zone.

Negli anni successivi le ricerche di Poulain e di Pes continuarono e si estesero a livello internazionale individuando altre zone blu dove la natura sembrava voler concedere più tempo agli esseri umani: l’Isola di Ikaria in Grecia, la prefettura giapponese di Okinawa e la penisola di Nicoya in Costa Rica. Questi posti non solo presentavano le stesse caratteristiche anagrafiche dell’Ogliastra, ma anche condizioni di vita per la terza età decisamente più stimolanti, con un ruolo attivo nella società e una vita partecipativa che, tra le altre cose, abbassava drasticamente la presenza di patologie come la demenza senile.

Cosa c’è di straordinario nelle Blue Zone?

Prima di tutto è interessante considerare le caratteristiche geografiche che accomunano le Blue Zone. Si tratta infatti di luoghi che si trovano in tre isole e in una penisola. Territori in cui la modernità è arrivata senza sconvolgere le tradizioni, rimaste salde e intatte, e soprattutto dove la rete sociale è rimasta solida. Nonostante il grande interesse mediatico e gli studiosi che ne hanno analizzato ogni aspetto, dalla genetica all’ambiente, non è mai stato individuato un singolo fattore determinante che spieghi la longevità di queste zone.

Lo stesso Poulain ha ammesso:

"Esistono altre zone nel mondo che hanno caratteristiche ambientali, sociali e culturali simili alle zone blu, per esempio l’Ecuador o il Caucaso, ma nelle quali non c’è la stessa aspettativa di vita."

Secondo lo studioso non bisognerebbe porre i riflettori esclusivamente sulla genetica degli abitanti del posto, quando piuttosto sull’epigenetica, ovvero sull’impatto che l’ambiente ha sul genoma. Sulla relazione tra individui e geografia. In poche parole: dove si vive può determinare come si invecchia.

Le caratteristiche in comune delle zone blu

Sempre Poulain, raccontando i suoi studi sulle Blue Zone ha scritto:

Studiando l’alimentazione, la qualità dell’aria, dell’acqua e del cibo, le ragioni sociali e tutti gli altri aspetti della vita nelle Blue Zone, posso dire che esistono tratti comuni che si possono riassumere in due punti cardine: vivere una vita semplice e seminare amore intorno a sé“.

Il “segreto” della longevità sarebbe quindi da ricercare nello stile di vita più essenziale, dove il lavoro non significa stress. Dove l’ozio di per sé non è contemplato ma i ritmi sono più lenti. “Non c’è l’attitudine di scendere dal letto ogni mattina come se si dovesse affrontare una battaglia”, sintetizza perfettamente il demografo belga. Gli ultracentenari sono persone sopravvissute a guerre mondiali, a dittature, a grandi carestie e spesso hanno cominciato a lavorare da bambini vivendo in condizioni di indigenza. La loro è gratitudine alla libertà, alla vita: passano il tempo in spazi meno soffocanti, le loro giornate sono scandite dal ciclo naturale. Non esiste la vita frenetica.

Anche l’alimentazione è morigerata: leggera, spesso coltivata direttamente da loro, prettamente vegetale. Lontana dalla filosofia dei fast food; nelle Blue Zone la parola “fast” non esiste e di certo non è collegata al consumo di cibo. I giapponesi a Okinawa dicono “hara haruchi bu”, ovvero “mangia fino a riempire otto parti su dieci dello stomaco”, non oltre.

Vi è poi la questione per nulla banale della vita nella terza età: in questi territori gli anziani sono profondamente legati alla famiglia ed è compito di quest’ultima occuparsi di loro. Restano inoltre profondamente attivi nella vita comunitaria, si muovono durante la giornata, lavorano all’aperto, coltivano la terra. Hanno uno scopo nella vita e perseguono un pensiero positivo. Anche in questo caso i giapponesi hanno sintetizzato questa filosofia in una parola: ikigai, da “iki” che significa esistenza e “gai” che indica lo scopo, ovvero il motivo per il quale ci si alza al mattino, la capacità di trovare la propria strada. Anche il loro spirito è tutt’altro che sopito: la maggior parte degli anziani che vivono nelle zone blu dichiara di credere. Non necessariamente in una religione strutturata, ma di aver fede in qualcosa di più grande. Questa carica li aiuta a mantenere attivo lo spirito e d’altro canto fornisce loro un supporto sociale continuo grazie alle reti di solidarietà e al continuo supporto materiale ed emotivo.

Infine è proprio il rispetto reciproco con l’ambiente a segnare una linea di confine netta tra queste zone e il resto del mondo. Le persone che vivono nelle Blue Zone sono consapevoli della generosità della terra e dell’importanza che essa assume per quanto riguarda la loro sopravvivenza. Sono attenti a non sfruttare eccessivamente le risorse di cui dispongono e si impegnano per vivere in armonia con i ritmi naturali, contribuendo all’equilibrio del sistema.

Cosa possiamo imparare dalle Blue Zone?

Credo che finirò la mia carriera senza conoscere il perché di questo fenomeno, e tra breve smetterò anche di cercarlo”, scrive Poulain. Scongiurando in un certo senso il desiderio malsano di far nostro, di comprendere e ottenere l’elisir di lunga vita a costo zero.

Sarebbe sbagliato quindi pensare che per vivere cent’anni sia sufficiente trasferirsi in questi luoghi che di magico non hanno proprio nulla. Anche se il segreto dell’eterna giovinezza non esiste, sicuramente le Blue Zone forniscono un modello da adattare alla nostra comunità. Sfruttiamo quindi la lezione che ci impartiscono per riappropriarci dei nostri ritmi, per valorizzare le realtà locali specialmente per quanto riguarda l’alimentazione, per ridare dignità e un ruolo agli anziani e per vivere nel totale rispetto della natura. Questo è il nodo gordiano di un segreto che non è mai davvero stato tale.

Cover via UnsplashFree to use under the Unsplash License

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