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Il potere terapeutico dell’arte: come Antonio Ligabue ha trasformato la sua sofferenza in bellezza

22 aprile 2020
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L'atto di creare arte è una capacità che conosce e interessa solo l'essere umano e gli permette di osservare e ricreare il mondo che percepisce tanto all’esterno quanto dentro di sé. L'arte è un veicolo per l'espressione di emozioni intense, ricordi profondi, un modo per riflettere su paura, dolore, memoria in un luogo sicuro, un mezzo catartico di salvezza interiore e un viaggio nelle profondità dell'animo umano.

Paul Cézanne credeva fortemente nella dimensione salvifica della sua arte, tanto da aver detto “Non essere un critico d’arte, ma dipingi, lì si trova la vera salvezza”. Il pittore francese post-impressionista era convinto della correlazione tra arte e individuo e ne provò il potere in prima persona. Non fu il solo. Paul Gauguin ha descritto l'importanza e il potenziale della creazione e della visualizzazione di opere d'arte come veicolo di guarigione, mentre la pittura di Edvard Munch, impregnata dei suoi drammi esistenziali e di sofferenza, è stata l'espressione più radicale del suo tumulto interiore: le sue opere d'arte in qualche modo lo hanno aiutato a spiegare a se stesso la vita e il suo significato.

L'arte è un processo terapeutico attraverso cui un individuo esplora le proprie emozioni, si riconcilia con i propri conflitti emotivi, forma la propria consapevolezza. L'arte ha anche permesso che la malattia mentale venisse considerata parte della condizione umana e non una circostanza aliena, lontana dalla sfera quotidiana e ordinaria. Antonio Ligabue, pittore e scultore italiano, è stato uno dei più grandi artisti del Novecento e tutta la sua vita è stata caratterizzata da gravi disagi psico-fisici, a partire dal rachitismo, crisi nervose con picchi di stato maniaco-depressivo, malesseri continui e intensi che riuscì a mitigare con il suo mestiere di artista. L'espressione artistica riuscì a donargli sollievo dalle sue inquietudini, dalle ossessioni e dalla solitudine.

Ligabue è stato estraneo a qualsiasi corrente artistica, rappresentando un elemento di rottura in un secolo determinato dalle avanguardie, dalle distruzioni e dalle forme di negazione dell'arte. In Italia è stato considerato il primo grande esponente della pittura naïf, una corrente primitiva che pone al centro della sua ricerca il desiderio istintivo di dipingere quello che si vede, o che si sogna.

Nato a Zurigo il 18 dicembre del 1899 da Maria Elisabetta Costa, Ligabue trascorse parte dell'infanzia lontano dalla sua famiglia; venne affidato pochi mesi dopo la sua nascita a Johannes Valentin Göbel ed Elise Hanselmann, una coppia di svizzeri tedeschi senza figli che l'artista considerò sempre come i propri genitori. A causa delle infelici condizioni economiche, e anche culturali, della sua famiglia d'adozione, Antonio Ligabue visse per molto tempo una vita nomade, costretto a trasferirsi continuamente da una località all'altra. La sua infanzia fu difficile anche perché al disagio familiare e finanziario si unì quello fisico: Ligabue, come detto, era affetto da rachitismo e da gravi problemi tiroidei, disturbi fisici che condizionarono il suo carattere e la sua attitudine. Nel 1917, in seguito a una crisi nervosa molto intensa, venne ricoverato a Pfäfers in un ospedale psichiatrico, la prima di tante altre esperienze simili. Durante i suoi numerosi trasferimenti, durante i quali lavorò come contadino, spesso visse nei boschi vicino al Po, dove accudì animali nelle fattorie e iniziò a dipingere e a scolpire l'argilla e la terracotta. Fu lo scultore Renato Marino Mazzacurati a notare il suo talento. Nel 1928, il fondatore della Scuola Romana intuì il genio che si celava nella sua arte genuina, ma anche nel suo temperamento così solitario.

Le opere di Antonio Ligabue sono violente e schiette nel raffigurare scene di vita campestre, come la sua celebre Vedova Nera o Tigre assalita dal serpente, ricche di dettagli e ricordi della sua vita bucolica e della sua vicinanza al mondo animale. I quadri di Ligabue sono a tutti gli effetti la sua biografia: ritraggono un mondo inquieto, ferino, in cui lui stesso si immerge e decide di apparire come comparsa; i suoi autoritratti sono numerosi, quasi pari a tutti gli animali che ha dipinto e che preferiva agli altri soggetti, compresi quelli umani.

Gli animali Ligabue li osservava e li studiava nelle campagne, nei boschi, nelle paludi: predatori, prede, vittime e carnefici sono tutti soggetti delle sue opere. Imparò a fidarsi di loro e a rispettarli, perché da loro non veniva giudicato, offeso, rigettato o internato, come spesso accadeva con gli altri esseri umani. Il suo girovagare, le sue escursioni, lo studio nomade nutrivano l'ardore che riversava nelle sue tele: Ligabue dipingeva con frenesia, con disordine, e mai in silenzio. Con la tela e con se stesso intratteneva un rapporto impetuoso: si rimproverava, si elogiava, spesso a ogni pennellata abbaiava o miagolava se il soggetto della sua opera erano un cane o un gatto. Era talmente immerso nel suo lavoro da ricreare e imitare i versi, le pose, le posture degli animali e bestie selvatiche ritratte, immaginandone le azioni e i comportamenti. Per questo veniva giudicato, schernito, accusato di essere abitato dal demonio, posseduto, bollato come un uomo strano, “Toni al mat”, che entrava e usciva dai manicomi e ululava alla luna. Quella possessione creativa coincideva alla perfezione con il pensiero di Schopenhauer, secondo cui questa è privilegio esclusivo del genio, “colui che fa penetrare un raggio di luce nell'oscurità dell’esistenza”.

La sua pittura è stata un rifugio, un laboratorio creativo di salvezza interiore e di guarigione che lo ha salvato, aiutandolo a placare le sue crisi nervose e il peso della solitudine in un luogo di catarsi dove rifugiarsi ogni volta che poteva. L’intuizione secolare di artisti è pensatori è ormai stata assunta anche dal campo terapeutico, specialmente se finalizzato al trattamento e alla gestione del dolore. La terapia artistica, che si è sviluppata storicamente dagli anni Quaranta in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, è stata adoperata in principio per curare i reduci di guerra affetti da Post Traumatic Stress Disorder (Ptsd). Oggi è diventata a tutti gli effetti uno strumento di psicoterapia che può aiutare le persone a ridurre le ricadute delle esperienze dolorose e a gestire meglio i sintomi di stress e ansia. L'art therapy ricopre un ruolo sempre più importante nella riabilitazione di diversi disturbi psicologici; Kelsey A. Skerpan, terapista d'arte del Massachusetts General Hospital, nel 2018 ha condotto uno studio in cui ha esaminato quasi 200 persone (per più di tre quarti donne) ricoverate in ospedale per un problema medico o un intervento. Grazie ai dati raccolti si è scoperto che la partecipazione dei pazienti alla terapia artistica per una media di 50 minuti al giorno ha migliorato in modo significativo il loro umore e abbassato i livelli di ansia e dolore. Attraverso le discipline artistiche l’individuo riesce a dare voce al proprio inconscio, raffigurando per immagini le proprie emozioni e lavorando su un processo di comprensione, elaborazione e connessione tra il mondo interiore e quello esteriore, trovando maggior serenità.

Antonio Ligabue attraverso la sua arte ha trovato una risposta all'impossibilità di vivere una condizione felice. Pur avendo avuto una vita dolorosa e complessa, è riuscito a trasformare la sua sofferenza in arte, interpretando in un modo intimo, personale e unico l’espressione artistica, fino a renderla uno strumento di liberazione e una terapia alle sue inquietudini.

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