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Procida è la perla del Golfo di Napoli eletta capitale della cultura 2022

29 marzo 2021
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“Le isole del nostro arcipelago, laggiù, sul mare napoletano, sono tutte belle. Le loro terre sono per grande parte di origine vulcanica; e, specialmente in vicinanza degli antichi crateri, vi nascono migliaia di fiori spontanei, di cui non rividi mai più i simili sul continente”. È quanto scrive Elsa Morante ne L’isola di Arturo (1957), romanzo che compose passeggiando tra i luoghi più suggestivi e che qualche anno dopo vinse il Premio Strega.

Proclamata Capitale italiana della cultura 2022, la piccola isola di Procida, situata nel golfo di Napoli, insieme alle vicine Ischia, Vivara e Nisida,  conserva tutto il fascino dell’ignoto. Quiete, raffinatezza, ritrosia e al contempo sfrontatezza fanno di Procida un’isola insolita, quasi solitaria. È nei giardini dell’Albergo Eldorado di questa isola vulcanica di 4 km che la scrittrice ebbe l’ispirazione, costruito a fine Ottocento e famoso per aver ospitato molti scrittori ed esponenti illustri della cultura, tra cui Alberto Moravia, Vasco Pratolini, Toti Scialoja.

La prima immagine per chi con l’aliscafo la raggiunge e attracca a Marina Grande sono le case color pastello, addossate l’una all’altra com’è tipico dell’architettura locale. Una leggenda racconta che queste proteggono il molo dallo scirocco e i marinai all’orizzonte. Qui sorge Palazzo Montefusco o Merlato, del Dodicesimo secolo, un tempo residenza estiva del re. Si scorge, poi, la collina di Terra murata, quartiere-città che racchiude casette medievali con corti, giardini e chiese rimasto pressoché intatto per trecento anni. Palazzo d’Avalos, il castello, venne trasformato in carcere, noto per aver ospitato, durante il ventennio fascista, dissidenti politici. Gli isolani rivelano di come si sentano ancora il tintinnio delle chiavi e le voci dei detenuti, per lo più ergastolani, anche se oggi è ormai abbandonato insieme alla località Faro, dove si può godere di un suggestivo panorama. Immergendosi nel centro abitato si susseguono case, botteghe di artigiani, piccoli ristoranti e hotel. Tra i viottoli, stretti ed impervi, i colori insoliti si confondono nello sventolio del bucato in primavera ed estate.

“Su per le colline verso la campagna, la mia isola ha straducce solitarie chiuse fra muri antichi, oltre i quali si stendono frutteti e vigneti che sembrano giardini imperiali,” scrive la Morante, ne L’isola di Arturo. Ancora oggi le sue stradine trasudano silenzio e all’interno dei giardini troviamo diversi alberi da frutto, in particolare limoni, che qui – per il clima e la fertilità dei terreni – crescono più grandi e più dolci. Questi frutti vengono impiegati anche in gustose preparazioni, dall’insalata ai dolci tipici, come l’imperdibile sfoglia a forma di lingua di bue, la Lingua di Procida, alla crema pasticcera, ricoperta da granella di zucchero.

Lontana dalla mondanità delle isole vicine, come Capri ed Ischia, Procida assume i tratti di una terra schiva e fiera delle proprie tradizioni marinare, con i suoi borghi di pescatori dove sono attraccati gozzi e lampare, pronti a salpare di notte. In bici o a piedi è possibile raggiungere Marina di Corricella, con il suo porticciolo dall’architettura variopinta e piuttosto intricata, fatta di archi, cupole, finestre, gradinate, logge, scale e facciate. Più in là si scorge Marina di Chiaiolella, insenatura semicircolare chiusa dal promontorio di Santa Margherita Vecchia. Un lungo ponte la unisce con l’isolotto di Vivara, uno dei crateri emersi dal mare. Arturo – “il guerresco ragazzo dal nome di una stella” – tratteggiato dalla Morante, spesso, con la sua cagnolina si rifugiava in questo scenario quasi mitico, allora raggiungibile solo via mare: “Quando, attraversato il piccolo stretto, sbarcavamo nell’isoletta deserta di Vivara, che è a pochi metri da Procida, i conigli selvatici fuggivano al nostro arrivo […]”. Infatti, questo isolotto, reso suggestivo dalla sua folta ed incontaminata vegetazione mediterranea, è popolato da piante rare, conigli selvatici e numerosi uccelli acquatici. Un tempo riserva di caccia amata dai Borboni, oggi oasi naturale e sede di importanti ritrovamenti archeologici di origine micenea.

Giovenale, Stazio e Virgilio citano Procida nelle loro opere. Durante la dominazione romana, infatti, l’isola divenne luogo di villeggiatura per un soggiorno solitario e tranquillo. Nel Decameron, Giovanni Boccaccio narra l'amore di Gian da Procida per la giovane Restituta. Lo scrittore francese Alphonse de Lamartine, di tappa qui in occasione del Grand Tour, si innamorò perdutamente di una fanciulla di nome Graziella: le giurò amore eterno e le promise un suo ritorno, ma la giovane morì nell’attesa vana. L’amore vissuto di fronte a scenari idilliaci diede vita al romanzo Graziella, pubblicato nel 1852: “Scrivevo sulle mie ginocchia la storia di Graziella, questo triste e piacevole presentimento d’amore che avevo incontrato in passato in questo golfo, e la scrivevo di fronte all’isola di Procida, in vista delle rovine della piccola casa tra le viti e del giardino sulla costa che la sua ombra sembrava mostrarmi a dito”.  L’isola ha attratto anche molti registi, scelta come set di diverse pellicole, tra cui Il Talento di Mr Ripley e Detenuto in attesa di giudizio. Qui Massimo Troisi interpretò il suo ultimo film, Il Postino.

Procida, in lizza con altre nove città – Ancona, Bari, Cerveteri, L'Aquila, Pieve di Soligo, Procida, Taranto, Trapani, Verbania, Volterra – è stata nominata capitale della cultura per l’anno 2022. Queste le motivazioni che hanno spinto la commissione a sceglierla: “Il contesto dei sostegni locali e regionali, pubblici e privati, è ben strutturato; la dimensione patrimoniale e paesaggistica del luogo è straordinaria; la dimensione laboratoriale che comprende aspetti sociali di diffusione tecnologica è importante per tutte le isole tirreniche, ma è rilevante per tutte le realtà delle piccole isole mediterranee”. Nel dossier di presentazione leggiamo: “Le rotte ci portano in un luogo, Procida. Potenza di immaginario e concretezza di visione ce la mostrano come capitale esemplare di dinamiche relazionali, di pratiche di inclusione nonché di cura dei beni naturali. Procida è aperta. Procida è l'isola che non isola, laboratorio culturale di felicità sociale”.

L’itinerario dal titolo “La cultura non isola” prevede: 44 progetti culturali, 330 giorni di programmazione, 240 artisti, 40 opere originali, 8 spazi culturali rigenerati. Gli eventi, con al centro Procida, privilegeranno immaginazione e realtà, innovazione ed inclusione sociale. Con un confronto sempre attivo tra la comunità locale e i soggetti territoriali, sia pubblici che privati. Così, non ‘isolando’ ma condividendo itinerari ed esperienze, Procida punta alla creazione di nuove imprese della cultura, alla riqualificazione dei beni culturali, a un turismo lento e sostenibile. Il suo sguardo al futuro, però, include anche i Campi Flegrei, l’area metropolitana di Napoli e tutto il territorio campano. Ecco che quella porzione di terra circondata ed accarezzata dal mare, dominata e calpestata, ammirata e abitata dai popoli che si sono susseguiti e dai suoi visitatori, crocevia di arrivi e partenze, nel 2022 Procida si apre ancora una volta al divenire.

Articolo di Anais Di Stefano

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