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Schopenhauer ci ha insegnato come liberarci dal dolore

10 settembre 2021
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L'uomo cerca la felicità, la brama oltre ogni avversità e ogni sfortuna. Questo suo tendere verso una condizione di maggiore soddisfazione, purtroppo, spesso resta un viaggio irrisolto, perché è proprio l'affannosa ricerca della felicità che allontana l'uomo da essa. La felicità, per definizione, è lo stato d'animo di chi non è turbato da dolori e dispiaceri, una condizione di beatitudine che è stata spesso al centro del dibattito di molti filosofi e pensatori. Aristotele, il più importante tra i filosofi metafisici, comprese quanto essa fosse il punto più alto nella vita di ogni uomo e che per raggiungerla era necessario essere virtuosi, coltivare un atteggiamento razionale e saggio; anche Epicuro, seguendo questa indagine, spiegò che l'uomo poteva allontanare il male e il dolore perseguendo la dottrina eudemonistica, che riponeva il bene più alto, sommo, appunto nella felicità (in greco, eudaimonía).

Ma un filosofo su tutti seppe spiegare come liberare l'uomo dal dolore: Schopenhauer. Arthur Schopenhauer nacque a Danzica nel 1788, figlio di un ricco mercante, Heinrich Floris, e di sua moglie, Johanna, scrittrice e saggista. Dopo aver frequentato una scuola privata ad Amburgo, viaggiò molto con i suoi genitori attraverso Belgio, Inghilterra, Francia, Svizzera e Austria. Il momento decisivo della sua vita fu la morte improvvisa del padre, che si suicidò nell'aprile del 1805. Schopenhauer ne rimase segnato: fin dalla sua giovinezza mostrò un'attitudine pessimistica, che diceva di aver ereditato proprio da suo padre. Nel 1809 cominciò a studiare medicina all'Università di Gottinga; poi cambiò percorso di studi dedicandosi alle discipline umanistiche a Berlino, concentrandosi in particolare sulla filosofia di Platone e Kant.

Nel 1819, Schopenhauer pubblicò il suo lavoro più notevole, e sicuramente il più celebre, intitolato Il mondo come volontà e rappresentazione. Questo libro fu molto ben accolto e fu decisivo per l'affermazione di Schopenhauer tra le personalità intellettuali del suo tempo. Diviso in quattro volumi, raccoglie il suo concetto di logica e del principio di ragione, la sua concezione di volontà, il ruolo della contemplazione estetica e infine dell’etica. Il filosofo di Danzica aveva una concezione della vita angosciante e cupa, convinto che la vita dell’essere umano fosse caratterizzata dalla sofferenza e che da essa non ci fosse scampo. Essendo un pessimista radicale, sosteneva che non ci si dovesse concentrare sul raggiungimento della felicità, ma sulle ragioni per cui non si è felici. Nonostante la sua attitudine avversa, Schopenhauer riuscì a dimostrare attraverso la sua indagine filosofica che esistono delle regole per liberarsi il dolore e poter provare sollievo durante il cammino dell'esistenza umana.

Schopenhauer tracciò un argine alla sofferenza attraverso quelle che lui definisce “le vie di liberazione dal dolore”, divise in tre momenti: l’esperienza estetica o l'arte, l’esperienza morale e l’esperienza ascetica. Il filosofo sosteneva l’importanza di percorrere queste vie per superare una condizione umana che rischia altrimenti di portare ad arrendersi alla frustrazione. L'esperienza estetica permette di elevare l'essere umano al di sopra del dolore, è una forma libera, idealista, contemplativa. Il filosofo la considerava tuttavia un conforto fugace: l'unico capace di poter prosperare grazie all'arte e liberarsi a pieno dal dolore è infatti, secondo Schopenhauer, il genio, l'artista, un individuo che è naturalmente predisposto a quest’esperienza grazie alle sue doti.

L'esperienza morale, come quella estetica, è a sua volta una liberazione parziale e provvisoria dal dolore poiché non deriva dalla ragione, ma da una condivisione della propria condizione con gli altri, dalla partecipazione empatica ai dolori altrui, che sgorga da un sentimento di pietà da cui scaturiscono due virtù, la giustizia e la carità. Infine, c'è l'esperienza ascetica, l'ultima condizione che consentirebbe all'uomo di liberarsi dal dolore della propria esistenza. L'ascesi di Schopenahuer nasce da una situazione di inadeguatezza dell'uomo nei confronti del dolore: si attua attraverso la castità, la povertà, il digiuno, tutte condizioni in grado di negare quella volontà irrazionale a cui saremmo costretti in quanto esseri umani.

L'uomo, attraverso l'ascesi, sceglie di procedere verso l'unico atto di libertà dalla sofferenza, annullando il proprio desiderio. L'esperienza ascetica è l'esperienza del nulla, che permette di raggiungere uno stato d'animo paragonabile al Nirvana buddista, in cui gran parte dei piaceri materiali vengono abbandonati per combattere questa volontà irrazionale. Schopenhauer è stato fortemente influenzato dal buddismo e non per niente considerava Buddha uno dei tre filosofi che, assieme a Platone e Kant, meritava davvero tale appellativo. Per questo credeva fermamente che la via per arginare i dolori passasse attraverso la limitazione e la rinuncia.

Il concetto di limite e di moderazione, come via per una vita felice, non è contenuto solo nella dottrina buddista. I latini, ad esempio, avevano espresso un concetto molto simile attraverso la locuzione In medio stat virtus, “la virtù sta nel mezzo”. Il concetto di medietas, cioè del “giusto mezzo”, i latini lo avevano mutuato ancor prima dai greci – dal filosofo Aristotele in particolare, che nella sua Etica Nicomatea spiegava come "...μέσον τε καὶ ἄριστον ...", cioè che “il mezzo è la cosa migliore”. Un'altra espressione molto celebre, che invita a ricercare una strada virtuosa al di fuori di ogni eccesso, è quella presente nel tempio di Apollo a Delfi: γνώθι σαυτόν μηδὲν ἄγαν, ovvero “conosci te stesso e nulla di troppo”, che esprime un'idea che coniuga la consapevolezza di sé con l'esortazione a non sconfinare, a moderarsi, a conoscere i propri limiti.

Questo concetto, che abbraccia in toto il senso della misura nella vita dell'uomo, appare difficile da raggiungere soprattutto nella nostra epoca, caratterizzata da svariate forme di eccesso. Zygmunt Bauman, filosofo e sociologo, è tra i tanti ad aver posto il consumismo e i suoi eccessi nelle società contemporanee al centro della sua indagine sociologica; l'uomo nelle società capitalistiche rette dal modello consumistico sarebbe condannato all’insoddisfazione e a provare un senso di incertezza, in quanto accumulatore e consumatore irrefrenabile, fino a diventare egli stesso oggetto e bene di consumo, privo di identità e ruolo sociale proprio perché estraneo al concetto di limite.

L’idea di eccesso e di limite, da sempre, ha riguardato teorie filosofiche e antropologiche che guardavano alla società e ne criticavano le sue degenerazioni e le sue ossessioni; Schopenhauer si inserisce in un'indagine sull'uomo in cui la soluzione gravita attorno alla moderazione e alla rinuncia: il filosofo tedesco suggerisce che la felicità si ottiene solo attraverso una lunga riflessione sulla materialità e che la felicità di ciascun essere vivente si regge sulla liberazione dal superfluo, consigli validi in qualsiasi epoca.

Pur essendo un dichiarato pessimista, Schopenhauer riuscì in un certo senso a superare il suo temperamento cupo e radicale, mostrandoci una semplice ricetta attraverso cui vivere la nostra vita al meglio. La vita era per il filosofo un cammino tortuoso: tuttavia, i suoi consigli sono ancora oggi validi strumenti per la quiete dell'essere, linee guida attraverso cui l'uomo può raggiungere un giusto mezzo e vivere una vita felice.

Cover via Wikimedia

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