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Da “uomo più famoso dopo Napoleone” all’oblio: vi presentiamo Alexander von Humboldt

07 luglio 2021

La sue idee rivoluzionarie hanno influenzato in maniera cruciale i lavori di Charles Darwin, Henry David Thoreau, Johann Wolfgang von Goethe ed Edgar Allan Poe, eppure il suo nome è decisamente meno noto di quello dei personaggi appena citati. Parliamo del tedesco Alexander von Humboldt, scienziato e intellettuale a tutto tondo che dedicò gran parte della sua vita a viaggiare per condurre ricerche scientifiche, dall’America del Sud all’Asia Centrale.

Geografo, esploratore e naturalista, il suo enorme bagaglio di conoscenze e l’approccio analitico onnicomprensivo contribuirono a garantirgli una visione d’insieme rara per l’epoca, vale a dire quei primi dell’800 ancora in bilico tra nuove conoscenze e vecchi dogmi. Fu proprio il suo approccio culturale globale a portarlo verso quella che la maggior parte degli storici identifica come la sua più grande e importante intuizione: i sistemi naturali sono profondamente interconnessi in ogni loro aspetto. Con lui esordisce la cosiddetta visione olistica del mondo, non più analizzato per compartimenti stagni ma come una concatenazione di ambienti e processi. È così che il naturalista ed esploratore tedesco arriva a capire che gli esseri umani hanno il potere di sconvolgere il delicato equilibrio della natura. L’evoluzione più ampia di un simile concetto porta a comprendere come tutto nel mondo sia connesso e soprattutto come niente di quello che facciamo resti senza conseguenze.

Una certezza che conduce a un’attenzione sempre maggiore alle attività dell’uomo, e a come queste ultime possono modificare gli scenari naturali: deforestazioni, industrie, incendi, costruzione di grandi edifici. Ecco quindi che la natura per von Humboldt è vista come un puzzle che può essere decifrato attraverso un’attenta osservazione. Un processo conoscitivo che portò avanti con passione e grandi capacità divulgative: loquace, estroverso e privo di timori reverenziali, era continuamente protagonista di conferenze, dibattiti ed eventi pubblici, durante i quali riusciva a coinvolgere i presenti e suscitare interesse per gli argomenti trattati. Le sue idee lo portarono a confrontarsi con figure ai vertici governativi e aziendali del tempo e a frequentare giganti della letteratura e dell’arte come Goethe.

Viene naturale domandarsi come sia possibile che questa mente così brillante, al punto che i suoi contemporanei lo descrivevano come “l’uomo più famoso al mondo dopo Napoleone”, possa essere quasi totalmente dimenticato a 250 anni dalla sua nascita. Con un po’ di fatalismo si potrebbe rispondere che quella di von Humboldt è la storia di come nonostante si lasci il segno e si influenzino personaggi cruciali della cultura, a volte l’eredità della memoria riserva l’oblio. Ma esiste anche un motivo più concreto: una serie di progetti ambiziosi destinati al fallimento che ossessionarono l’esploratore. Ambizioni limitate da scarse disponibilità di denaro e dalle imprese napoleoniche che gli misero più di una volta i bastoni tra le ruote. Dapprima una serie di campagne esplorative fallite, tra cui quella per raggiungere le Indie e l’Italia, e poi la più grande sconfitta in tal senso, ovvero la spedizione attraverso la Russia per raggiungere la Mongolia. Una volta giunto sul confine non ricevette il permesso di addentrarsi nelle terre cinesi e fu costretto a tornare indietro.

L’altro grande fallimento fu quello che riguardava l’opera più importante della sua produzione letteraria, “Il Cosmo” che lui stesso descriveva così: «Ho in mente un’idea: racchiudere in un’opera tutto il mondo materiale, tutto ciò che oggi sappiamo delle apparizioni della volta celeste e della vita sulla Terra.» Una volontà di conoscenza e comprensione globale, che attraversa ogni settore e restituisse una vera e propria “storia del mondo”. Lo sforzo lo portò al collasso economico, e Alexander von Humboldt morì in povertà a 89 anni. Una conclusione degna di un mito greco: l’ennesimo personaggio punito troppo severamente dallo hybris di chi vola troppo vicino al Sole.

Cover via Wikipedia

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