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Quest’anno il Vittoriale di D’annunzio festeggia cent’anni: storia di uno dei luoghi più affascinanti d’Italia

25 gennaio 2021
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Tutte le fotografie sono di Alessandra Lanza © riproduzione riservata.

Un tuffo nel passato che lascia a bocca aperta. Un luogo unico al mondo che restituisce alla perfezione l’atmosfera dell’Italia di inizio Novecento. Una visita che stimola la fantasia e la creatività ad ogni età. Tutto questo è il Vittoriale degli Italiani, la casa di Gabriele d'Annunzio che nel 2021 festeggia 100 anni dalla sua nascita. È proprio nel febbraio 1921 che, in una lettera alla moglie Maria Hardouin, il poeta scrive: “Ho trovato sul Garda una vecchia villa appartenuta al defunto dottor Thode. È piena di bei libri, il giardino è dolce, con le sue pergole e le sue terrazze in declivio. E la luce calda mi fa sospirare verso quella di Roma. Rimarrò qui qualche mese, per licenziare finalmente il Notturno”. Le intenzioni iniziali non vengono rispettate: D’Annunzio acquista la dimora, affida all’architetto Giancarlo Maroni i lavori di ristrutturazione e vi trascorre gli ultimi anni fino alla morte nel 1938.

L’ultimo ritratto cinematografico dell’artista abruzzese, il biopic “Il Cattivo Poeta”, diretto da Gianluca Jodice e interpretato da Sergio Castellitto, mostra per la prima volta sul grande schermo la bellezza e l’unicità del complesso architettonico dannunziano: un intrico di sentieri, piazze, corridoi, giardini e corsi d’acqua che si estende per circa nove ettari sulle colline di Gardone Riviera e che gravita attorno alla Prioria, la casa-museo simbolo del “vivere inimitabile” del suo celebre inquilino.

Nelle stanze sono conservati circa 10mila oggetti e 33mila libri che si legano a frasi enigmatiche, motti e neologismi leggibili su architravi e camini in un gioco continuo di rimandi simbolici. L’aura di sacralità che si respira all’interno è amplificata dalla scarsa illuminazione: vetrate dipinte, finestre con tendaggi pesanti, corridoi bui e luci soffuse fanno della Prioria un luogo misterioso in cui D’Annunzio, fotofobico, trascorreva gran parte della giornata. Ogni ambiente è stato creato per un preciso scopo e ha un nome altisonante: dalla stanza della Musica in cui il poeta-vate amava ascoltare le note romantiche di Luisa Baccara, sua amante, alla stanza del Lebbroso realizzata come ultima dimora con il letto “delle due età” simile a una bara e al tempo stesso ad una culla, dall’Oratorio dalmata, la sala d'aspetto riservata agli amici, alla stanza del Mascheraio, dove si dice che D'Annunzio abbia fatto attendere Mussolini per ore.

E ancora la sala da pranzo della Cheli, dominata da una grande tartaruga in bronzo, ricavata dal carapace di una vera testuggine morta nei giardini del Vittoriale per indigestione di tuberose, e l’Officina, lo studio dell’operaio della parola, dove il poeta ha creato dal nulla neologismi come Rinascente, scudetto, tramezzino e vigili del fuoco. Le stanze più originali della Prioria sono senza dubbio lo Scrittoio del monco e il Bagno blu. La prima prende il nome dalla scultura di una mano sinistra tagliata e scuoiata, collocata sull'architrave della porta con il motto Recisa quiescit, “tagliata riposa”. L’appellativo della saletta, adibita al disbrigo della corrispondenza, però, ha anche un’altra motivazione. D’Annunzio, non volendo rispondere ai tanti creditori sparsi per il mondo che lo perseguitavano, negli ultimi anni di vita si inventò una scusa alquanto bizzarra per porre fine alla questione: li informò di essersi accidentalmente mozzato una mano. Il bagno, invece, era una vera innovazione per l’epoca, con sanitari e pavimenti blu (dettaglio che ha permesso che i colori rimanessero brillanti e intatti fino ad oggi) e suddiviso alla francese con wc separato. All’interno sono collocati oltre novecento oggetti da toilette tra saponette, profumi, spugne, pettini, cuscini e tappeti persiani.

La magnificenza e l’originalità degli interni contraddistingue anche il parco del Vittoriale e in particolare il Parlaggio, teatro all’aperto progettato dal Maroni prendendo spunto dal Teatro grande di Pompei e sede di rappresentazioni e concerti, il laghetto del Cigno e quello delle Danze, la Limonaia e il Roseto (con più di cinquecento varietà di rose), il Mausoleo, il punto più alto del complesso dove giace la salma di D’Annunzio e, soprattutto, la Regia Nave Puglia, dono dell’ammiraglio Thaon di Revel incastonato per volere del poeta nel parco con la prua rivolta verso l’Adriatico e la Dalmazia, a ricordo del suo capitano Tommaso Gulli, morto nelle acque di Spalato nel 1920.

I lavori per portarla a Gardone Riviera si rilevarono particolarmente impegnativi: dello scafo furono sezionati la prua e gran parte delle sovrastrutture (castello, ponte, artiglierie) che vennero poi assemblate sul colle del Vittoriale. Per il trasferimento da La Spezia furono necessari venti vagoni ferroviari e numerosi camion militari. Inoltre dal 2002 nel castello della nave è stato allestito il Museo di Bordo che raccoglie alcuni preziosi modelli d’epoca di navi da guerra della collezione di Amedeo di Savoia, duca d’Aosta. Ai lati della nave scorrono due fiumi verso un laghetto in cui confluiscono due vie d’acqua, il rivo dell’Acqua Pazza e dell’Acqua Savia, ideati in ricordo di Gasparo Salò, l’inventore del violino. Un’architettura che lascia di stucco chiunque visiti il complesso per la prima volta.

Il 2019 è stato l’anno dei record per il Vittoriale che si è confermato al vertice delle classifiche dei siti culturali più visitati in Italia: i quasi 300mila visitatori annuali ne fanno una delle case-museo più frequentate al mondo al fianco di quelle di Mozart, Frida Kahlo, Freud, Dalì, Leopardi e Anna Frank. Una costante crescita dell’interesse per la memoria dannunziana che, come ha spiegato al Corriere della Sera il presidente della Fondazione del Vittoriale, Giordano Bruno Guerri, è “tangibile anche nell’aumento degli studiosi che hanno lavorato negli archivi della struttura, 190 esperti, con una crescita del 30% rispetto al 2018”. Un anno che ha rappresentato anche la consacrazione del Festival internazionale “Tener-a-mente” che si è chiuso con un totale di 23mila spettatori da 32 Paesi e ha ospitato i nomi più prestigiosi e interessanti della musica e dello spettacolo internazionale (da Lou Reed a Ben Harper, da Paolo Conte a Patti Smith, da Franco Battiato a James Morrison e Ludovico Einaudi) e ha avuto il merito di avvicinare anche le nuove generazioni alla vita del poeta-vate e ai panorami mozzafiato del lago di Garda.

A inizio 2020 sono terminati i lavori per il progetto “Riconquista”, nato per rendere il Vittoriale completamente accessibile al pubblico nell’anno del Centenario con la riqualificazione del Bastione di ingresso, la messa in sicurezza di tutti i percorsi interni ed esterni e, soprattutto, il rivestimento in marmo rosso di Verona del Parlaggio. Un atto dovuto, per rendere immortale uno dei “monumenti” più affascinanti e misteriosi della nostra storia, “donato” da D’Annunzio agli italiani il 22 dicembre 1923 con queste parole: “Ogni oggetto da me scelto e raccolto nelle diverse età della mia vita, fu sempre per me un modo di espressione, fu sempre per me un modo di rivelazione spirituale, come un qualunque dei miei poemi, come un qualunque dei miei drammi, come un qualunque mio atto politico o militare, come una qualunque mia testimonianza di dritta e invitta fede. Perciò ardisco offrire al popolo italiano tutto quel che mi rimane e tutto quel che da oggi io sia per acquistare e per aumentare col mio rinnovato lavoro, non pingue retaggio di ricchezza inerte ma nudo retaggio di immortale spirito. Tutto qui è dunque una forma della mia mente, un aspetto della mia anima, una prova del mio fervore. Come la morte darà la mia salma all’Italia amata, così mi sia concesso preservare il meglio della mia vita in questa offerta all’Italia amata”.

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