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Champagne, prosecco o spumante? Le migliori bottiglie con cui brindare

21 dicembre 2017

Per i francesi è più facile: dicono champagne e tutti capiscono. È il vino più famoso al mondo, quello che, come diceva Madame Pompadour, "lascia le donne così come le ha trovate", cioè non le fa ubriacare. E oggi è al centro di un grande dilemma: allargare o no la produzione, ovvero i terreni seminati a vite, per seguire la grande richiesta da parte dei nuovi facoltosi del pianeta?

In Italia invece, quando si parla di "bollicine", la questione si fa più complessa: potrebbe trattarsi di un Franciacorta, un Ferrari (nel senso di Trento doc), ma anche una Malvasia frizzante oppure un Prosecco. E ancora, un vino che  nessun paese del mondo possiede: l'Asti spumante, e soprattutto il Moscato d'Asti. Naturalmente tanta varietà vuol dire tanti vitigni: i classici da champagne, ovvero Pinot ChardonnayPinot Noir e Pinot Meunier, ma anche le uve moscato per i vini da dessert.

Nuovi produttori di bollicine: tra Toscana e Liguria

Un tempo tutti gli spumanti italiani (naturalmente non dolci) venivano definiti come "metodo champenoise", creati con il sistema di produzione dello champagne francese. Questo termine è stato vietato dopo una causa intentata dai francesi; da allora non si possono più definire in quel mondo e sono spuntati termini come "metodo classico" o addirittura il bizzarro "classimo". Gli spagnoli se la sono cavata ribattezzando i loro spumanti champenoise come "Cava". 

Ma chi ama bere italiano su cosa può puntare? Non è così facile districarsi in un mondo che in questi anni ha conosciuto orizzonti veramente nuovi ed è cresciuto moltissimo. Ecco qualche suggerimento.

Dalle parti di Fucecchio, provincia di Firenze, paese di Indro Montanelli e capitale della concia delle pelli, trovi un grande spumante. Si chiama Montellori ed è prodotto con uve coltivate in loco da Alessandro Neri.

In Toscana esiste anche il Segreto, ribattezzato "lo champagne di Puccini". Lo produce sulle sponde del lago di Massacciuccoli (caro al Maestro di Bohéme e Turandot) la tenuta Mariani, sfruttando la consulenza di un maître cantiniere di Reims che usa in Versilia i lieviti che porta dalla Francia. A Montecarlo di Lucca c'è poi il Brut della Fattoria del Buonamico.

Poco lontano, in Liguria, alle Cantine Cà Lunae di Ortonovo (La  Spezia), la famiglia Bosoni propone un grande rosé.

I must della tradizione

Poi ci sono i grandi d'Italia. In Franciacorta, fra Brescia e il lago d'Iseo,  c'è la riserva Anna Maria Clementi, prodotta da Ca' del Bosco, azienda creata da Maurizio Zanella oggi in mano ai Marzotto. Da visitare non solo per assaggiare i loro vini ma anche per la collezione di arte moderna: dal cancello firmato Arnaldo Pomodoro a una grande testa di Igor Mjtorai che domina le vigne.

A Trento c'è il Giulio Ferrari riserva del Fondatore, che si può definire il Dom Perignon italiano, prodotto dai fratelli Lunelli, i primi e unici a portare al Lido di Parigi delle bollicine che non fossero francesi. Ma degli ottimi spumanti li produce anche la Cavit, celebre cooperativa del Trentino. Di grande valore il Trento Altemasi Graal Brut Riserva 2009.

Poi trovi il fenomeno dei Prosecco "& friends" (ovvero le varie denominazioni che girano intorno a Conegliano e Treviso): il Cartizze, il Valdobbiadene e così via. È il business del momento, con un distretto vinicolo che punta alla cifra record di un miliardo di bottiglie (e anche al riconoscimento di patrimonio dell'Umanità da parte dell'Unesco). Un successo frutto anche di richieste fortissime che arrivano dal mondo di lingua tedesca e anglosassone, sulla scia del successo dello Spritz come aperitivo di diffusione worldwide.

Ma su quale prosecco puoi puntare? Ci sono quelli da battaglia, da pochi euro a bottiglia, ma ci sono anche le fuoriserie, da tutto pasto e non solo da aperitivo. Come il Valdobbiadene Brut Particella 68 2015 delle Sorelle Bronca  e il Valdobbiadene extra dry Giustino B. di Ruggeri.

E per un dessert, dove è d'obbligo un grande spumante dolce? Ti vengono in aiuto i Moscati d'Asti. Due grandi etichette, La Spinetta dei fratelli Rivetti e La Caudrina di Redento Dogliotti, nomi storici di questo vino unico al mondo, e infatti presente in molte carte dei vini Oltralpe, dove non hanno -  ahiloro per i francesi - un vino equivalente, di eguale freschezza e sapori.

E se vuoi, restando in Piemonte, puoi spingerti verso il Brachetto, ugualmente petillant e dolce ma stavolta rosso. Da segnalare che il successo dei due vini dell'Astigiano è legato a una nuova moda arrivata dall'Italia in Europa e in America: la scoperta del panettone milanese come dolce delle Feste natalizie.

Gran finale con una zona spumantistica che ha fatto da pioniere in Italia ma che poi è stata un po' dimenticata, parliamo dell'Oltrepò pavese. C'era la famosa cantina sociale di Santa Maria della Versa: ottimi spumanti secchi, forse un po' fané. Ma tutto cambierà: l'azienda è stata rilevata proprio da Cavit, imprenditori e grandi elaboratori di bollicine.

Naturalmente tutte quelle elencate sono terre da visitare. Perché la bollicina non solo "lascia le donne come le ha trovate", ma anche per gli uomini è un ottimo antidoto alla tristezza (naturalmente se si beve con il giusto spirito e la giusta moderazione).

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