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Food & Wine
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Il vino esisteva già 8.000 anni fa e la prova archeologica si trova in un piccolo paese in Georgia

21 luglio 2021

Dietro alcuni prodotti antichissimi presenti nelle nostre cucine, vi sono curiose origini storiche che spesso non conosciamo. Se si pensa alla genesi del vino, per esempio, il pensiero di tutti noi corre sicuramente all’Italia e alla Francia, i due Paesi che rappresentano l’eccellenza nella produzione della bevanda, sia in termini di quantità che di qualità. Eppure, l’origine del vino non ha nulla a che vedere con queste due nazioni. Curiosamente, il luogo che ospita il più antico ritrovamento di tracce del suo utilizzo è la Georgia, lo Stato nell’Est Europa sulle rive del Mar Nero, e più precisamente l’area denominata Gadachrili Gora, distante circa 30 chilometri dalla capitale Tbilisi.

Durante gli scavi in due villaggi risalenti al neolitico, gli archeologi hanno rinvenuto quella che potrebbe essere la prova del ritrovamento del vino più “vintage” del mondo, risalente infatti a ben 8.000 anni fa. Le analisi chimiche realizzate sulle giare in ceramica rinvenute, infatti, hanno permesso di supporre che servivano proprio come recipienti per la fermentazione dell’uva, in quanto hanno rilevato la presenza di acido tartarico – un acido organico presente naturalmente in alcune piante, fra cui proprio l’uva – e suoi derivati, come il bitartrato di potassio, ovvero il composto risultante dal processo di vinificazione.

Come rivelato sulla prestigiosa rivista scientifica PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America), questi primi processi di trasformazione dell’uva in vino hanno giocato un ruolo cruciale in quella che è stata la sua successiva diffusione in Europa e nel resto del mondo. Nel VI millennio a.C., la regione di confine tra Europa orientale e Asia è stata infatti un vero e proprio centro d’innovazione per l’intera umanità.

Grazie alla fertilità e al clima favorevole, è proprio in questa zona che sono stati osservati i primi insediamenti umani stabili, nei quali sono state affinate le tecniche di allevamento e coltura. E la coltivazione principale – insieme a cereali e a legumi di base – era proprio quella a Vitis vinifera, la stessa “vite comune” che è materia prima del vino presente sulle nostre tavole oggi.

Nello stesso periodo antichissimo, grazie al nuovo stile di vita sedentario, si è assistito anche al perfezionamento delle tecniche rientranti nella categoria arti e mestieri, come la realizzazione di contenitori in argilla cotta – ovvero la ceramica – nei quali venivano conservati cibi e bevande. Nel sito di Gadachrili Gora, di questi contenitori primordiali ne sono stati trovati in grande quantità e, sorprendentemente, molti presentano una decorazione esterna che rimanda proprio a dei grappoli d’uva.

Pur non essendo possibile recarsi presso i resti archeologici di Gadachrili Gora – ancora non accessibili ai visitatori – il Georgian National Museum di Tbilisi espone le giare utilizzate in questi primi processi di produzione vinicola, per gli appassionati di storia dell’alimentazione che vogliono indagare l’incredibile primato della regione georgiana, dove ancora oggi le viti crescono ovunque, persino fra le crepe dei muri.

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