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Gli autoritratti di Cindy Sherman acquistati dal MOMA per un milione di dollari

19 aprile 2022

Celebrata in tutto il mondo come una delle più influenti personalità dell’arte contemporanea, nella sua carriera Cindy Sherman ha richiamato l'attenzione sugli stereotipi della donna nei media. Con i suoi scatti dallo stile elegantemente provocatorio, la fotografa è riuscita a ricodificare i canoni della bellezza femminile, destrutturando il concetto stesso nel modo in cui era plasmato dalla società.

Un obiettivo perseguito, a partire dalle sue prime opere fino a quelle più note. Iconiche sono in particolare le serie Untitled Film Stills e Clowns, nelle quali possiamo riconoscere i tratti principali della critica sociale portata avanti dall'artista. La prima, iniziata nel 1977 e acquistata dal MOMA nel 1995 per un milione di dollari, rielabora gli stereotipi culturali del cinema anni ’50 e ’60, e vede la Sherman assumere le sembianze dei diversi cliché della femminilità così come venivano presentati nella cultura americana dell'epoca. Nella serie Clowns (2003-2004), invece, la maschera allegra per antonomasia viene usata per ribaltare i canoni estetici ricercati ossessivamente dalla società e dai media per indagare l'ambiguità del mondo reale.

Nuovi modi di rappresentare, nuovi mondi da esplorare

Il primo approccio di Cynthia Morris Sherman (nata nel 1954 e nota come Cindy), alle arti figurative non ebbe esiti particolarmente positivi. Le fu presto evidente che il destino aveva in serbo per lei qualcosa di diverso dalla pittura realista, alla quale si era avvicinate durante gli anni del college, al SUNY Buffalo. La sua vera strada sarebbe invece stata la fotografia, che l’aveva affascinata fin da bambina, quando sotto a ogni scatto di sé scriveva “sono io”.

Cindy ancora non sapeva che nel corso degli anni il suo percorso artistico l’avrebbe portata a fare esattamente l’opposto, rifiutando la propria identità negli autoritratti per assumere, scatto per scatto, i mille volti della femminilità. Nella New York degli anni '70, iniziò a usare molti dei metodi che sarebbero in seguito diventati tipici del suo modo di lavorare: trucchi, travestimenti e una predilezione per l’autoritratto. Cangiante ma coerente, l’artista cominciò a raffigurare se stessa nei panni di personaggi sempre diversi ed evocativi.

Modella, regista, costumista e truccatrice di ogni scatto, pirandellianamente, la Sherman si scoprì Uno, nessuno e centomila. Il trasformismo divenne per lei non solo un marchio di fabbrica, ma la porta verso nuovi mondi da esplorare, rappresentare, incarnare.

Untitled Film Stills: ricreare gli stereotipi per abbatterli

Riferendosi a Cindy Sherman, il grande Andy Warhol una volta disse: “È brava abbastanza per essere una vera attrice”. Fu tuttavia la stessa fotografa a smentire le proprie velleità recitative, preferendo di gran lunga la storia che un volto - immortalato in uno scatto - poteva raccontare. Questo non significava però che non provasse alcun interesse per il mondo del cinema e dei serial tv. Infatti i media contemporanei erano per lei un oggetto di studio, in particolar modo per l’immagine che diffondevano della donna, della femminilità e della bellezza. Da tali riflessioni nasce Untitled Film Stills69 scatti in bianco e nero, realizzati a partire dal 1977, privi di titolo per lasciare all’osservatore l'interpretazione e la definizione di significato.

Acquistati nel 1995 dal MOMA per un milione di dollari e presentati due anni dopo in una mostra, gli autoritratti di Cindy Sherman potrebbero sembrare una semplice imitazione di immagini hollywoodiane degli anni '50 e '60, simili a quelle utilizzate per promuovere i film. Infatti alla base di ognuno di questi scatti c’è un disegno preciso: tracciare una caricatura delle classiche rappresentazioni del mondo femminile. Nei film dell'epoca - soprattutto in quelli noir - la donna veniva mostrata come l’amante abbandonata, la femme fatale, la ragazza ingenua e la casalinga infelice, secondo un immaginario incentrato sulla percezione maschile.

Ribaltando questa prospettiva, la Sherman dona a ogni scatto una forte connotazione femminile: ricrea i modelli stereotipati per veicolare una nuova visione identitaria. Le sue foto raccontano storie di determinazione, professionalità, vulnerabilità, coraggio, tristezza, sensualità, paura. Ogni scatto presenta acconciature, pose, trucchi diversi, poiché l'identità, personale e sociale, dei suoi personaggi non è sempre la stessa. Inoltre, i caratteri da lei interpretati spesso occupano uno spazio lontano o marginale all'interno della scena, talvolta oltrepassando i confini imposti dall'obiettivo, proprio per evadere dalle costrizioni predefinite.

Clowns: indagare l'ambiguità del reale

"Ho scelto i pagliacci per mostrare i complessi abissi emotivi che si nascondono dietro un sorriso dipinto"

Con questa frase, la Sherman motiva la scelta di utilizzare la figura del pagliaccio per ribaltare il concetto di bellezza presentato dal cinema, dalla tv e dalle riviste come un canone fisso, da lei rifiutato. Negli scatti in digitale che compongono la serie Clowns (2003-2004), l'artista assume l'aspetto della figura allegra per definizione, facendo della propria fisicità il mezzo per riflettere su dinamiche sociali in modo grottesco.

I clown sono ritratti in pose diverse, con un fondale Technicolor brillante e audace che sembra trasportare gli autoscatti in una dimensione immaginaria. La figura del pagliaccio permette infatti all’artista di portare in scena il simbolo del divertimento infantile, ma permeato dagli aspetti malinconici dell’essere umano. I colorati personaggi della serie presentano un volto spesso disturbante, triste o enigmatico, in un gioco di contrapposizioni che svela le contraddizioni stesse della vita. Con questi autoscatti, la Sherman desidera infatti infrangere il muro della finzione, per aprire la porta all’ambiguità del mondo reale.

Ancora una volta, l'artista prende le distanze dalla smodata e frenetica ricerca della bellezza a tutti i costi, per dedicare il suo genio creativo a indagare la vera umanità di chi vive la nostra società, nella sua veste fisica offline come in quella digitale online. Infatti i cambiamenti in atto non hanno posto un freno all'ispirazione di Cindy Sherman: sui suoi profili social, la fotografa pubblica autoritratti e rivisitazioni di immagini femminili, continuando a reagire criticamente ai mass media con un trasformismo ancora capace di incuriosire, graffiare e sorprendere.

Credits

Cover: Cindy Sherman Untitled Film Still #23. Distributed under CC BY 2.0 license on Flickr

Immagine interna 1: Cindy Sherman Untitled Film Still #53, Viola Renate. Distributed under CC BY 2.0 license on Flickr

Immagine interna 2: Untitled Film Still 35, Jennifer Mei. Distributed under the Creative Commons Attribution 2.0 Generic license via Wikimedia

Immagine interna 3: Saw some amazing new Cindy Sherman pics at Comme des Garçons in Aoyama. Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0) via Flickr

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