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Eolo Perfido: il fotografo italiano di Steve McCurry, dal tratto semplicemente inconfondibile

17 giugno 2021
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Su Eolo Perfido perdura una curiosità dilagante che va oltre il suo celebrato stile fotografico, fino a interessare la sua figura e le sue origini, in parte anche per quel nome quasi fumettistico e spontaneamente etichettato come pseudonimo, ma che pseudonimo non è.

Lo ha spiegato lui stesso in una recente intervista, chiarendo le origini “semplici” del nome Eolo, dal nonno paterno, e radicate nella passione del bisnonno per la mitologia greca. Il cognome è invece tipico della Puglia, regione di cui i Perfido (conosciuti anche nella variante Lo Perfido) sono originari. Lui è però nato nel comune francese di Cognac e si è avvicinato alla fotografia solo dopo i 28 anni. Una primavera ritardata che ne ha probabilmente allargato a dismisura il campo visivo. È raro infatti incontrare un fotografo che abbracci così tanti stili e settori: street e ritrattistica, pubblicità, moda, giornalismo, viaggio.

Partito come assistente del celebre fotografo dell’agenzia Magnum Steve McCurry, ha poi lavorato come spalla anche per altri mostri sacri di settore come Elliott Erwitt, Eugene Richards e James Nachtwey, girando il mondo e costruendosi nel tempo una memoria visiva che ne ha caratterizzato tutti i lavori futuri, inconfondibili e di enorme impatto. Si pensi alla serie esposta praticamente in tutto il mondo Clownville: focus su grotteschi clown al contempo inquietanti e in grado di restituire tutti i tratti di umanità che nemmeno una palese maschera – così sembrano suggerire gli scatti – è in grado di nascondere.

C’è negli occhi, prima che negli scatti di Perfido, una generale consapevolezza che le persone non sono solamente ciò che mostrano di essere, e in tutto il suo lavoro domina uno sforzo per lasciar emergere i tratti più reconditi e misteriosi dietro ogni figura oggetto dell’attenzione della fotocamera.

Impossibile non citare in proposito anche Tokyoites, serie di scatti “rubati”, caratterizzati da un bianco e nero riflessivo e volti a trasmettere quello che lo stesso fotografo italo-francese ha definito “una Tokyo dove mi sono accorto di aver osservato una solitudine diversa, mai urlata, ma nascosta con pudore e che sembra assumere la connotazione di un delicato sentimento”.

Sentimenti prima di tutto quindi, sensazioni e intenzioni di profondità che Perfido non fa fatica a tradurre con efficacia anche nel mondo dell’advertising, dove si mostra attivissimo con campagne di successo per veri e propri colossi internazionali del tech, del food, dell’automotive, dell’industria televisiva. Lato italiano, hanno invece entusiasmato nel 2011 le sue foto per L’Espresso, che l’ha scelto insieme ad altri creativi per rendere in immagini il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Apparso negli anni sul New York Times, Vision, Vogue Russia, GQ Russia e Communication Arts, è stato Leica Ambassador tra il 2013 e il 2018, ha vinto il premio come “Miglior fotografo ritrattista internazionale” nel 2010 e il premio Luce Iblea per la sua fotografia di strada nel 2019. Ha inoltre, solo negli ultimi anni, cominciato a tramandare le sue conoscenze attraverso diversi percorsi di formazione.

Ma cos’è che rende lo stile e il “tocco” di Eolo Perfido tanto inconfondibili? Se di certo alla base risulta innegabile il suo esser stato contagiato da parte della street e urban photography di Steve McCurry, dall’altra va detto che lo sforzo di provocazione e l’invito alla lettura dei soggetti immortalati è forse ben più intenso, con un richiamo partecipativo impossibile da ignorare per chi guarda.

C’è negli intenti del fotografo nato a Cognac quello di immortalare prima di tutto una storia, dotata di un potenziale narrativo tanto inconfondibile quanto piacevolmente soggettivo e intepretabile da chi guarda, dall’osservatore, a cui viene delegato il prosieguo di uno sforzo interpretativo di fronte al quale risulta davvero molto difficile restare indifferenti. Così dai suoi lavori scaturisce sempre una riflessione, concretizzando alla perfezione quel gioco tra le parti (occhio del fotografo-occhio del fruitore dell’immagine) che è poi lo scopo principe della fotografia.

Ed ecco che questa sua tensione innata a una costruzione narrativa condivisa da cui possa scaturire il riverbero di una riflessione è certamente espressione di una sensibilità straordinaria, e non è illecito prevedere per Perfido un futuro che potrebbe consacrarlo tra le figure più rilevanti della fotografia mondiale.

Cover via pagina Facebook @eoloperfido

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